Il Presidente Fortitudo Christian Pavani e l’AD Virtus Luca Baraldi sono stati ieri ospiti di Basket City, il programma di TRC. Ecco le loro dichiarazioni.

Baraldi“La cessione di Aradori? E’ stato un uomo importante per la Virtus, poi ha trovato uno sviluppo professionistico dall’altra parte e noi possiamo solo essere felici per lui. Ci siamo separati in modo consensuale e bonario. Che passasse alla Fortitudo? Inizialmente non me lo aspettavo, come quando ero nella dirigenza Lazio non pensavo che qualcuno potesse andare alla Roma. Il derby c’è, la gente lo sente, che il capitano Virtus potesse – legittimamente – valutare di andare in Fortitudo non ci credevo, ma è successo. Sulla gestione tecnica della cosa, è stata una decisione presa dall’allenatore e condivisa, come tutte le cose.
Delia si è appena aggregato alla squadra, in Coppa potrà già giocare. Gerarchie? Sono aperte, Djordjevic mette in campo chi ritiene giusto fare, quindi anche Delia si gioca le proprie chance.
L’esordio di Teodosic? Siamo rimasti tutti ipnotizzati, non pensavo potesse calarsi nella squadra già in questo modo, con il rendimento ma anche con l’atteggiamento nei timeout. Ma voglio evidenziare che abbiamo vinto di squadra: i compagni all’inizio si sono messi pure loro a guardarlo e a credere che potesse fare tutto da solo, io stesso al Dottor Zanetti ho fatto presente che serviva il collettivo. E quando la squadra è diventata squadra per Venezia si è fatta notte. Io mi sentivo la responsabilità dell’investimento, ma vista la partita Zanetti mi ha detto che è stato giustificato.
L’ultima Assemblea di Lega ha legittimato il ritorno di Bologna e la fine del Milanocentrismo. Ci sono anche altre piazze, per prima Venezia, e avere club come Virtus e Fortitudo è importante. La gestione delle tifoserie è a carico di forze dell’ordine e società, ed è deprimente, quasi offensivo, che ci siano gabbie. Noi siamo critici verso che porta del disagio, ma stare in gabbia si diventa cattivi: non è umano.
Il derby in Fiera? Sappiamo quali sono state le motivazioni del no Fortitudo, noi eravamo orientati quasi obbligatoriamente in questa direzione per capire se la Virtus può avere un palcoscenico di tifosi superiori a quello del Paladozza. Sarà un test importante per capire le nostre potenzialità, specie ora che abbiamo un roster che ha alzato i nostri obiettivi.
Le scelte su Fontecchio e Gentile? Quella su Fontecchio è stata mia e di Zanetti, riflettendo da un punto di vista di dignità: non per quel che riguarda il giocatore, ma perché se un giocatore viene lasciato libero da Milano non è adeguato alla Virtus. E’ un ragionamento generale, non siamo il collettore di chi non può far parte dell’Olimpia. Chi non serve a Milano non serve nemmeno a noi, e la tifoseria non c’entra. Su Gentile, pensiamo che la Virtus non possa essere una palestra per chi si deve riadattare al campionato italiano, e se dobbiamo fare sperimentazioni lo facciamo su prospettive tecniche decise dall’allenatore. Lui è importante per il campionato italiano, Trento è una piazza giusta ma a noi viene chiesto di vincere il maggior numero di gare possibili. E non potevamo permetterci scommesse.
Stiamo aspettando un giocatore italiano, abbiamo un progetto tecnico, tanti contratti biennali, il prossimo anno avremo questo stesso telaio.
Il basket femminile? Qualcuno aveva cercato di valutare se Virtus e Fortitudo potessero dare una mano, poi noi abbiamo fatto una scelta istintiva: eravamo al Giro d’Italia, abbiamo letto con il Dottor Zanetti che la Matteiplast per il secondo anno non sarebbe riuscita ad iscriversi alla A1, e dato che siamo la Virtus riteniamo di dover dare obiettivi a tutti, anche alle bambine che sognano di giocare. Grazie alla Federazione abbiamo ottenuto questo titolo per giocare nella massima serie, ora rappresentiamo tutta la regione e le ragazze di Bologna sanno che se saranno brave potranno giocare in serie A. E con Petrucci abbiamo fatto la pace, è un percorso di crescita collettivo. La polemica con Schio? De Angelis sa chi sono io, io non so chi sia lui. Ho parlato con il suo azionista, il Cavalier Cestaro, che si è scusato. Quando c’è una netta superiorità tra una squadra e l’altra, il rispetto porta a non dover infierire. In quella partita noi eravamo in difficoltà, ci mancavano giocatrici, è stata una umiliazione sportiva gratuita.
Quanti tifosi ospiti in Fiera? Ci siamo già parlati, alla Fortitudo daremo gli stessi biglietti che ci daranno loro al Paladozza, circa 200. Poi, finita la parte dei nostri tifosi, i 4-5000 disponibili saranno per tutti. Noi cercheremo iniziative per aumentare il numero di virtussini, chiaro, ma saranno messe in atto agevolazioni e prelazioni per i nostri abbonati.
Un palasport nuovo? Come detto dal Dottor Zanetti, noi vogliamo la nostra casa e ci stiamo lavorando. Quando ci sarà modo di fare annunci li faremo.
I post sui social su un giocatore che non aveva ancora casa? Sono cambiate le regole di gestione della società. In Virtus, ma credo ovunque, il giocatore già lautamente pagato aveva il benefit della casa. E’ andata così, ma ora se la devono pagare i giocatori: non siamo immobiliaristi e paghiamo i giocatori per giocare. Possiamo dare un contributo, poi è il giocatore che sceglie dove andare e ci mette la differenza. Forse Markovic viene da altre gestioni e ha ritenuto fosse una chiusura verso di lui, ora ha capito: se vuoi essere vincente devi avere regole. Non abbiamo lesinato quando c’era da fare i contratti, ma Segafredo non paga la casa nemmeno a me.
Alberto Bucci? Ci manca, a noi come ai tifosi. Mi manca la telefonata quotidiana in cui mi spiegava il basket. Come quando guardavo il calcio accanto ad Arrigo Sacchi, stare con lui mi faceva avere uno che prevedeva con 5’ di anticipo le cose.
Danilovic dirigente in Virtus? Non credo, è già ottimo dirigente per la Federazione serba, Djordjevic è già abbastanza per la parte tecnica.
Battere Milano? Intanto speriamo di giocarcela fino in fondo, poi per ora hanno roster e disponibilità immense, hanno fatto un mercato da fantabasket. Ma se stiamo bene ci divertiremo.
Il basket? In questa regione ha una penetrazione superiore al calcio, tra noi e la Fortitudo abbiamo un milione di tifosi mentre il Bologna ne ha 350mila. E Zanetti ha scelto la Virtus perché i figli hanno studiato qua e hanno tifato Virtus. Quindi quando si è presentata la possibilità di dare una mano l’ha fatta.”

Pavani“Una società che vuole essere ambiziosa deve fare progetti. Avevamo pensato al 6+6, poi quando è arrivata l’ipotesi Aradori i soci si sono trovati d’accordo, cambiando al 5+5 e puntando al premio italiani. Vogliamo rimanere così, credendo negli italiani anche per aumentare l’identità con i tifosi. E quando tornerà Sims ringrazieremo chi è stato preso a gettone, e che sa di essere a tempo.
Teodosic? Se arrivano questi giocatori fa solo bene, fa bene anche a noi perché tutti ci guadagnano anche solo a livello di diritti televisivi. Il campionato è un gruppo di società che deve fare blocco quando serve, spero anche io di poter portare un campione da noi, e penso che da tre mesi già ci stanno chiamando, anche dall’estero, per il derby. Dobbiamo fare bene, e questi giocatori alzano l’asticella, basti pensare a come lunedì, in rassegna stampa, ci fosse molto più spazio per il basket. Noi quest’anno abbiamo dovuto spendere 300 mila euro per l’ingresso in A1, l’anno prossimo non li avremo e li useremo sul mercato.
Noi abbiamo fatto una superpartita con Venezia e anche con Pesaro. A Varese c’è stata troppa superficialità, e sono cose che in serie A si pagano: non drammatizziamo, le partite devono essere preparate sempre alla grandissima. Non che non sia successo, ma a volte ci possono essere giornate così. E con Treviso vogliamo tornare a fare bene. E dico sia inconcepibile, nel 2020, avere una gabbia per i tifosi nei palasport. Sono contrario ai divieti di trasferta, non riuscire a gestire 3-400 tifosi è una sconfitta per tutti. E’ qualcosa che va risolto, siamo andati in 1500 a Pesaro e non è successo nulla (anzi, abbiamo portato soldi nelle loro casse), e non capisco perché a Varese non è stato possibile. Dicendo poi che io impazzirei, a pagare un biglietto ed essere messo in una gabbia.
Perché non ho accettato di andare in Fiera? Molto semplice: si doveva decidere in fretta per far uscire i calendari, e non eravamo ancora pronti con l’investimento sulla fiera del basket. Lì siamo stati, diciamo, obbligati a prendere un’altra strada. I conti non erano chiari, e non c’era tempo per decidere. Non è una questione di essersi messi con le orecchie basse per far felici i tifosi, io spero di poter tornare a lavorare per la fiera del basket: non è un progetto buttato via, i tempi saranno maturi il prossimo anno e ne riparleremo con i tifosi. Sono 4 anni di fila che faccio sold out, non posso non confrontarmi con loro, ma devo anche amministrare e far tornare i conti: sono con la passione non si va tanto lontano.
Se la Virtus scarta un giocatore? Noi lo prendiamo: Rosselli è stato vincente in A2, ora abbiamo Aradori. E’ tutta una questione di obiettivi, noi dobbiamo cercare di stare in questa serie, poi tra un paio di anni vedremo quali prospettive ci sono. Vogliamo salvarci, poi aumenteremo le ambizioni se ci sarà il caso, e questa è una stagione per capire dove siamo.
Un palasport nuovo? Un club che vuole stare in piedi ci deve pensare, è troppo importante dal punto di vista economico. Dobbiamo fare bene i conti, ma sia Virtus che Fortitudo hanno un bacino importante, ci potrebbe essere del turismo sportivo, un museo non solo del basket ma anche per le singole squadre. Noi vogliamo farlo, due palasport ci possono stare, se ci sono tanti centri commerciali.
L’obolo dei tifosi per il derby? Rimango convinto, non nascondo che giocare al Paladozza ci fa perdere soldi, e questa volta siamo noi a chiedere aiuto ai tifosi e non viceversa. Decideremo prezzi e strategie anche se non possiamo costringere nessuno dato che nell’abbonamento il derby è già compreso.
Noi dobbiamo essere in regola con i conti, perché noi siamo dei manager e i soldi li mettono i nostri soci. Ci sono tante regole a svantaggio, servono dei paletti, ed è giusto che i benefit siano altrove: noi dobbiamo fare sport, dobbiamo essere attivi nel sociale e non siamo costruttori. Abbiamo tutti gli stessi problemi, poi al massimo c’è chi ha più soldi e più no. Ma le società devono essere compatte nel dare le regole.
Il nostro percorso nel sociale? Noi siamo persone fortunate, siamo sempre a contatto con giocatori che vivono una vita particolare, è giusto pensare anche a chi non ha questa fortuna. Con Giorgio Archetti abbiamo creato questa realtà, con Federica Palumbi abbiamo sposato il progetto e già domenica ci saranno 5 ospiti con il biglietto pagato.
Se Zanetti avesse preso noi al posto della Virtus? Ha scelto la squadra sbagliata, pagherà le conseguenze… Ha una esperienza nello sport per cui stare accanto a lui sarebbe stato un master, io ho poca esperienza ma tanto cuore e cerco di imparare da tutti. Sono contento, con la Virtus c’è grande rivalità, sarà giusto cercare di sgambettarci e portare avanti la rivalità, ma per il movimento dobbiamo essere alleati. E’ giusto essere rivali, ma nel 2020 si deve anche fare fronte comune per il bene di questo bellissimo sport. Io ringrazio Filodoro, la famiglia Rondella e i suoi figli che tifano Fortitudo. Sono tutti imprenditori che non vanno fatti scappare.”

Il video integrale della trasmissione.

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