Gennaro Sorrentino – decisivo nell’ultimo quarto sabato a Verona – è stato intervistato dal Resto del Carlino.

Ecco le sue parole: In tanti mi hanno chiesto cosa sia cambiato durante la partita, e la mia risposta è che la differenza sta tutta nel fatto che la palla prima non entrava e dopo infilava il canestro. Mi sentivo bene e sapevo che continuando a fare quello che avevamo preparato, prima o poi mi sarei sbloccato.

Cos’ha Verona di particolare, visto che anche all’andata giocai bene? Nulla. Il nostro gioco prevede che sia il campo a dire quali saranno i punti di riferimento durante la gara. Io cerco sempre di dare il mio contributo e di trovare le situazioni migliori per far emergere le mie qualità. Il fatto che sia accaduto due volte con lo stesso avversario la ritengo una conseguenza.

Che lingua parlo con Valerio Amoroso? Rigorosamente il napoletano, così come con Davide Raucci. Gli altri non sempre ci capiscono, tanto che Boniciolli ha già chiesto un traduttore simultaneo.

Cosa può darci Amoroso? Io e lui abbiamo già giocato insieme. Lui è un giocatore molto più esperto di quello che vuole far sembrare e lo si è visto anche a Verona. Non ha segnato, ma nel finale ci ha aiutato a vincere la partita con la difesa e rendendoci la vita un po’ più facile in attacco.

L’impressione esterna è che tra Boniciolli e la squadra ci sia un problema di sopportazione? No. Capisco che chi vede le cose dal di fuori possa pensare questo, ma non è così. Il coach è una persona molto esigente prima con se stesso poi con i giocatori che allena, inoltre è molto trasparente per cui mette in mostra quello che pensa anche il linguaggio del corpo e soprattutto in trasferta spesso è capitato che noi non giocassimo come è nelle nostre possibilità con i suoi conseguenti gesti di stizza.

Temo la prossima gara interna con Trieste? La partita dopo una vittoria in trasferta è sempre più difficile perchè non hai alternative, devi vincere. In un campionato molto equilibrato come questo in casa non puoi permetterti passi falsi, dato che è difficilissimo andare a riprendere i punti che hai perso davanti al tuo pubblico su altri campi. Tra l’altro Trieste all’andata ci strapazzò.

Con l’innesto di Amoroso cambiano gli obiettivi? No, anche se la qualità del nostro gruppo si è alzata in modo notevole. Noi dobbiamo preoccuparci di raggiungere l’aritmetica partecipazione ai playoff il prima possibile, poi lì vedremo se e come può essere migliorata la nostra posizione nella griglia. I playoff sono un campionato a parte, lì ce la giocheremo con tutti. Prima di pensare ad allora, dobbiamo mantenere la continuità dei risultati in casa e in trasferta giocare con la stessa convinzione con cui siamo scesi in campo a Verona.

Come reagisce l’anima del sud della Fortitudo (Sorrentino, Italiano, Raucci e Amoroso) al freddo bolognese? Malissimo. Questa è stata una delle prime espressioni bolognesi che ho imparato quando da cinno sono venuto qui. “Al frëd”, come dite voi, dà proprio l’idea del gelo. A me piace che nelle nostra squadra ci sia un’anima terrona perchè questo significa avere un gruppo di giocatori combattivi che non subisce le situazioni negative, ma reagisce. Noi terroni facciamo fatica ad adattarci al freddo, ecco perchè sono convinto che in primavera la squadra avrà prestazioni migliori.

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