Gregor Fucka è intervenuto a “Effe trasmetto per te”, condotta da Matteo Airoldi.
Le sue principali di chiarazioni.

Settori giovanili ed emergenza Covid19 – “Sicuramente per tutti noi è stato qualcosa di difficile da metabolizzare e lo stato ancora di più per i ragazzi che sono abituati a stare fuori, fare scuola e allenarsi nei loro ritmi di vita. In Fortitudo però siamo riusciti a coordinare un buonissimo lavoro atletico in casa. Ogni due giorni ci sentivamo tutti assieme per fare una routine con il nostro preparatore atletico. Siamo sempre rimasti in contatto e adesso speriamo tanto di poter tornare in palestra e ricominciare presto”.

La stagione della Fortitudo e l’arrivo di Sacchetti. – “La stagione della Fortitudo è stata molto positiva. Sono partiti con l’idea di salvarsi e poi sono arrivati in Coppa Italia e sono sempre stati in zona playoff. Sicuramente è stato un grande risultato. Mi dispiace un po’ per Antimo che è andato altrove ma la scelta della società è stata quella di andare su un allenatore d’esperienza come Sacchetti. Sappiamo tutti chi è, parliamo del CT della Nazionale e ha tutte le carte in regola per fare bene poi bisognerà vedere anche come sarà la squadra”.

Dellosto può essere il futuro della Effe? – “Nicolò ha una buonissima prospettiva. Tanjevic lo ha convocato anche in passato nella Nazionale sperimentale e stato tra quelli che hanno maggiormente impressionato e mi è piaciuto molto. Sono molto contento che faccia parte della Fortitudo.

Avresti mai pensato che Bologna sarebbe diventata la tua città?  – “Non ci avrei mai pensato ma a Bologna, alla fine, sono stato tanti anni e ho messo le radici perché è una città stupenda che vive di basket. Quando scelsi di andare in Fortitudo avevo sul tavolo una proposta molto simile anche della Virtus ma non ho mai avuto dubbi perché la Effe mi è sempre piaciuta per il suo essere una squadra emergente e vogliosa di vincere e fare bene. Questa passione, voglia di fare bene e di lavorare non è mai mancata così come il tifo stupendo che non ha mai abbandonato la squadra”.

Il primo scudetto del 2000.  – “In quegli anni era tanta l’attesa di questo primo scudetto dopo diverse finali perse e alla fine arrivato. C’era tanta pressione anche su di noi, è vero, ma è normale quando si investe tanto e si fa una squadra forte come quella che avevamo. Chi gioca o allena ad alti livelli deve saperci convivere. Quello è stato un traguardo raggiunto con fatica e grandi investimenti. Tutta quella programmazione, alla fine, ha trovato il giusto coronamento”.

La sconfitta in Gara 1 con Treviso. – “Quando in finale scudetto perdi la prima in casa è chiaro che non è bello. In quel momento è stato molto bravo Charlie Recalcati che ci ha tenuti uniti. Parlando tra di noi siamo riusciti a reagire e a riportare sui giusti binari la serie e a riprenderci il fattore campo”.

Gara 2 e la mossa delle “Tre Torri” Fucka-Galanda-Vrankovic – “L’abbiamo preparata molto bene. Mancava Karnisovas che si era infortunato e io dovevo giocare fondamentalmente da ala piccola, un terzo esterno e dovevo marcare Pittis anche concedendogli magari qualcosa di più al tiro perché in quel momento aveva qualche problema. Questa mossa, alla fine, è stata vincente e poi a me onestamente è sempre piaciuta l’idea di giocare anche da ala piccola “jolly”. Il merito di questa scelta geniale è tutto di Recalcati”.

I 27 punti e il ruolo da MVP di gara 4 – “Ho sempre detto che è bello sentirsi protagonista ma la sensazione più bella è quella di vincere e di festeggiare. Non si vince mai da soli. Un qualcosa di impagabile”.

Come viveva la squadra la competizione interna tra Myers, Basile e Jaric? – “Credo che tutti i problemi che ci sono stati siano spariti quando ci siamo resi conto dopo gara 1 che dovevamo reagire perché altrimenti avremmo perso lo scudetto. Ci siamo ricompattati e abbiamo portato a casa il risultato”.

La festa scudetto a Bologna – “Per la società, i tifosi e tutta la squadra il primo scudetto è qualcosa di fantastico e la festa lo è stata altrettanto. Ci aspettava un mare di gente che ci ha tirato giù dal pullman portandoci praticamente in spalla”.

La famosa rissa di Eurolega. – “Quando in partita succedono tante cose e tra queste c’è anche la rissa. Purtroppo è successa in quel momento in cui avevamo la possibilità di vincere e andare avanti perché avevamo una squadra molto forte e per colpa anche di quell’episodio non siamo riusciti ad andare avanti. Ai miei ragazzi dico sempre che un giocatore non dovrebbe reagire ma sappiamo tutti che non è sempre facile. Queste cose succedono anche nel calcio. Quella volta fu una reazione d’istinto e tirai il pallone a Savic e da lì partì tutto. Onestamente cerco anche di dimenticare. Con Savic siamo amici e parliamo e di quella cosa non è rimasto più nulla tra di noi. Ognuno cerca di vincere e succedono anche cose come quella. Fuori dal campo bisogna essere amici come prima e non portare scorie”.

Capitolo Nazionale. La vittoria dell’oro Europeo nel 1999  – “Tanjevic è una persona che crede con tutto il cuore a ciò che dice e ci disse subito, scherzando ma non troppo, che avremmo vinto l’Europeo. Per un giocatore è un aspetto importante aver un coach che crede in ciò che dice e fa. La sua guida e la sua esperienza sono state fondamentali. Noi giocatori abbiamo fatto il nostro e siamo andati a vincere. La partita chiave secondo me è stata la sconfitta contro la Croazia che fece una grande rimonta. Lì abbiamo capito che dovevamo giocare di più di squadra per non vanificare gli sforzi”.

Perché in Italia non si producono più lunghi forti come il Fucka di allora? – “I ragazzi alti ci sono ma spesso sono un po’ in ritardo sul piano dello sviluppo tecnico. Adesso poi si gioca con l’ala forte più bassa, che è quasi un numero tre, non come una volta. Tutto dipende dallo sviluppo dei vivai, e dalla pazienza che hanno le società nell’investire sui giovani. Non possiamo dire che non ci siano lunghi. Forse siamo noi che non sappiamo fare abbastanza per farli emergere. Bisogna crederci di più e dare la possibilità ai giocatori giovani alti anche in Serie A”.

In giro per l’Europa, tra i giovani, c’è un nuovo Fucka? – “Non saprei, è una domanda difficile perché oggi ci sono sempre meno giocatori alti che giocano da quattro o da esterni aggiunti. Il talento in Italia e in Europa c’è. Ci sono nazionali come quelle di Francia e Spagna che hanno prospetti molto interessanti. La mia Under 16 è arrivata terza all’Europeo e questo vuol dire che può tirare fuori giocatori di livello”.

Il “triplete” a Barcellona – “Il 2003 è stato un anno fantastico perché siamo riusciti a vincere Liga, Copa del Rey e la prima Eurolega della storia del Barça. Vincerla poi nella Final Four di Barcellona è stato ancor più bello. Sono ricordi bellissimi. Quando arrivai là non trovai grande differenza tra il loro e il nostro modo di fare pallacanestro. Forse eravamo noi addirittura un passo avanti e non avevamo nulla da invidiare alle squadre spagnole. Tanto è vero che quella Eurolega la vincemmo battendo la Benetton”.

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