Questione di secondi. Ci fosse stato modo di interrompere le partite ad una manciata di secondi dalla fine, ora la Fortitudo sarebbe bellamente a punteggio pieno, felice e contenta nel suo ruolo di – più o meno – sorpresa di inizio stagione. Invece si gioca 40’, almeno, e sia con Imola che con Mantova le ultime curve hanno portato un doppio due di picche con conseguente zero in classifica eccetera. E magari qualche interrogarsi su cosa non sia andato bene, benchè le condizioni siano tali da rendere complicato un tirare le somme. L’inserimento di Radic, l’infortunio di Montano, il neutro: tutte cose che sarebbero passate in cavalleria con due liberi in più, uno per gara. Ma in Fortitudo si sa benissimo come basti un briciolo, un’unghia, uno Zancanella, per cambiare la Storia. E allora, anche un piccolo sdeng è normale che possa cambiare la storia con la minuscola.

Ci sono cose da aggiustare, come l’adattamento alla categoria da parte di alcuni giocatori, non automaticamente quelli meno esperti: da rivedere la continuità di Carraretto, utile solo nell’ottavo quarto giocato fin qua, l’utilità di un Sorrentino troppo occupato a cercar di rendere tondo quello che forse è quadro, l’adeguarsi del quartetto attorno a Radic in un mondo che è diverso da quello abituale. Poi chiaro, tante anche le note non negative, diciamo: Candi subito attivo, lo stesso Radic che almeno di cifre ne porta a casa, la difesa ricostruita dopo gli alti e bassi imolesi, la forza di volontà eccetera. Basterà? Chissà. Intanto si dovrebbe capire bene cosa ci si aspetta da questa stagione: se è solo assestamento, allora si lavori pure per crescere senza patemi (l’idea di lottare per non retrocedere, obiettivamente, pare fin troppo apocalittica). Se si vuole guardare più in alto, allora forse sarà il caso di valutare, nelle prossime settimane, se il menu è corretto o vada corretto. Intanto, si gioca contro una di quelle che vuole tornare nella massima serie.

Verona, quindi, e l’emozione di poter tornare a scrivere di una squadra con cui ci sono precedenti eccome, dopo anni di novità e luoghi che fino a poco tempo fa il tifoso fortitudino medio nemmeno sapeva esistessero. Sul sito della squadra veneta hanno recentemente ricordato un discreto listone di partite storiche, oltre ai protagonisti dei tempi che furono. Quando le due squadre si affrontavano spesso e volentieri, e Verona spesso e volentieri (citofonare gli esordi dei campionati 1994-95 e 1995-96) non si poneva problemi a far partire zoppe le stagioni scarioliche. La Scaligera, sparita dalla circolazione nel 2002, dopo qualche anno di stop ha poi rilevato diritti (San Zeno), cambiato denominazione (riprendendo quella storica nel 2010) e salendo in A2 proprio nel 2010 prendendo il posto di Pavia. Al sesto anno di seconda serie, quindi, in un continuo crescendo che ha trovato il suo inutile culmine lo scorso anno, con primo posto in regular season ma successivo due di picche nei playoff. Ambizioni di promozione eccome, Verona ha iniziato piallando (+29 e +20) prima Trieste e poi Roseto; la squadra di Crespi ha cambiato un bel po’ rispetto al 2014-15, si affida al duo straniero Rice-Chikoko (guardia e lungo) oltre a italiani visti anche al piano superiore, partendo dall’ex Trento Marco Spanghero, lo scuola Fortitudo Riccardo Cortese, gli eterni Michelori e Boscagin, e l’altro ex Virtus Matteo Da Ros.

Si gioca sempre a Rimini, ore 19.15, con diretta Sky Sport 3.

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