Vecchi. Poco produttivi. Non atletici. Magari anche incazzosi l’uno contro l’altro. Poi capita che sia contro Forlì che contro Roseto la chiave della riscossa sia un quintetto di vecchi e piccoli, con Rosselli da 4, che rispedisce al mittente la critica estiva portando a casa vittorie e, di riflesso, far dire a quelli là dello Stato Sociale che Primati, titolo del loro album, sia in realtà stato pre-ispirato da cotanto dominio in campionato. Mentre sui social si rimandano indietro quei dubbi che venivano mossi ad agosto (magari dagli stessi che oggi festeggiano, ma così va il mondo), e si gongola perchè il girone d’andata sia stato, davvero, qualcosa oltre ogni rosea aspettativa. Dobbiamo evitare i playoff per non incappare nei rischi della stanchezza, si è spesso detto. Ok, ma qui si rischia – felicemente – di essere con un piede e mezzo in A1 già a fine gennaio.

Ma, cosa deve succedere per evitare che questo non succeda? Intanto, restare sul pezzo: tra Verona e Treviso se ne saprà molto di più, e il pregresso non dà vantaggi. Poi, cercare di tenere la continuità di rendimento, perchè non sempre si riuscirà a recuperare dopo eventuali blackout. Poi, dimenticare questa faccenda dei record e tutto il resto: come detto, a Mauro Di Vincenzo sarà venuta l’acufene per quanto sia stata richiamata la sua Fortitudo del 1987-88, che fece 14-1 nel girone d’andata. Però, si omette una piccola questione: quella squadra perse poi la prima e la terza di ritorno, che all’epoca erano trasferte contro ultime in classifica (Rimini e Rieti). 31 anni dopo, ricalcare esattamente quelle orme, potrebbe non essere consigliato visto quello che dice il calendario, o no? E allora si viaggi giorno per giorno, certi che la mentalità vincente è stata ben confezionata, che alcuni rallentamenti di rendimento (Cinciarini, peggiore in campo a Roseto prima del risveglio, comunque ancora nelle tempistiche della gara) sono stati drenati, e che non si può vedere il rientro di Mancinelli come unico rischio di ingolfamento del motore.

Verona, quindi. Lo si diceva, a inizio autunno, che Giulietta aveva dei ritardi: 2-4 le prime uscite, poi sono arrivate 9 vittorie consecutive, figlie anche del fatto, forse, che le principali corazzate (Fortitudo, Forlì e Treviso) erano già state passate dal calendario, quindi vai a capire se la partenza ad handicap non sia stata causata anche dalla durezza delle prove. Comunque, Luca Dalmonte non perde dal 4 novembre, e così eccola, a fine girone d’andata, nel trio delle damigelle che guardano – non da vicino – Bologna. La crescita passa dal fatto che Ferguson (17+4 assist) ci stia capendo qualcosa, dall’ormai sempre più continuo Candussi (15+8), e da un roster che permette di non chiedere a nessuno più di 30 minuti di media (ce ne sono poi vari che sono a quota 29, ma ci siamo capiti). Dirige Andrea Amato, 4,3 assist per chi, in estate, era uno dei papabili al ruolo poi avuto da Fantinelli, mentre l’altro straniero è l’esterno Henderson (46% da 3). In area, infine, i balzi di Ikangi (Udom, per ernia inguinale, dovrebbe essere out), mentre Severini è il principale stopper della truppa.

( Foto Fabio Pozzati/ebasket.it )

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