L’ultima A1 al Paladozza sponda Fortitudo è stato dieci anni e una Teramo in più fa. Si affrontava Caserta, si affrontava l’obbligo di vincere contro una squadra che era sì messa meglio della squattrinata truppa di Pancotto, ma che – anche per motivi di gemellaggio eccetera – non parve poi cosi agguerrita. Bologna vinse, peace, love, useless. Sapendo tutti quello che c’è stato di mezzo, dalle triple di Gueye agli ibridi, dalle avversarie che andavano sotto la curva a farsi selfie a Costa Volpino (cit.), dai playoff eroici ma impossibili alla cavalcata dello scorso anno. Ok, basta così con le memorie. Allora si riapra, il Tempio, al di là delle (non sempre disinteressate) critiche sulla poca capienza e sulla necessità (non sempre disinteressata) di trasferirsi altrove. Lo si riapre con l’entusiasmo di chi ha vinto la prima, al netto del dover capire, in corso d’opera, se i gialli (aaagh!) pesaresi saranno competitivi o terra di conquista. Ma anche sapendo che il Paladozza non sarà più, come è stato per anni, luogo dove gli avversari prima di andare in campo facevano giro turistico e foto celebrative. E molto spesso chi verrà da queste parti sarà favorita, senza grossi patemi a proposito del fattore campo, del sesto uomo, e via discorrendo.

Martedì è andata benissimo. Forse perchè il vestito giallo di Pesaro ha fatto pensare ad una squadra che non era l’antica rivale, forse perchè la voglia di fare bene dopo tanti anni (sarebbe da dire “liberateci vogliamo giocare”, ma.. insomma, avete capito) era tale da poter asfaltare chiunque, altro che. Quindi evitiamo di dare giudizi tecnici eccetera, perchè sarebbe come voler valutare uno studente dopo il primo compito in classe: l’unica cosa da rivalutare è la tenuta sui 40′, perchè il calo finale è stato un classico del precampionato, e qualche indizio sul fatto che possa diventare un problema, oggi, c’è. Anche se domenica la squadra, con il gettonaro, sarà più lunga.

Venezia, quindi. Da quanto manca, a queste latitudini? Da quasi 26 anni, dal novembre 1993, quando la Fortitudo faticò a fare 94-82, Esposito aveva la luna di traverso, e al supplementare arrivò la vittoria ringraziando Dan Gay a quota 23, i 15 rimbalzi di Comegys e il 20+10 di Dallamora, alla sua migliore in campionato. Poi le cose sappiamo come sono andate, con il crollo lagunare prima e bolognese poi. Ora arriva la squadra campione d’Italia, basta e avanza per pensare ad un partitone di quelli che non si ricordavano da quando, duemila anni fa, in casa Fortitudo arrivavano le squadrone, e ci si doveva leonificare per stare al passo. E spesso ci si riusciva.

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