Torna al Paladozza, la Fortitudo, dopo aver scoperto che non sempre l’aria di casa riesce ad aggiustare serate bislacche, e dopo aver scoperto che, per la prima volta dall’inizio del campionato, la classifica dice posto numero nove e, di riflesso, playoff non playoffabili. Cosa che in teoria non era negli obiettivi primari della società, ma che sarebbe interessante, adesso, provare a conquistare, senza però la pressione e l’obbligo di doverci arrivare. Da un lato. Dall’altro, ci sta valutare se questa squadra sia in frenata, o cosa si possa fare per riprendere un barlume di lucidità.

Manca un po’ di difesa, e si sapeva che le caratteristiche specie degli esterni non avrebbero portato a rudezze e tagliafuori. Manca forse un po’ di continuità in attacco, visto il momento opaco di Robertson, gli alti e bassi di Leunen e un Aradori che, al netto dei punti realizzati (in linea con le sue migliori stagioni), viaggia sia da 2 che da 3 con percentuali tra le peggiori in carriera, sebbene di poco. Ma non è nei singoli che va cercata la soluzione: questa Fortitudo è sempre stata discretamente monolitica, quindi vincente o perdente di gruppo, e mai legata agli exploit – o nel caso opposto ai disastri – di qualche individualità. E via, allora, di semispareggio tra ottava e nona.

Varese, quindi. Antico crocevia di manovre di mercato spesso disastrose (citofonare Meneghin e Vescovi, ma non solo) e di sfide che negli anni ’90 furono dure soprattutto dal punto di vista dell’ordine pubblico, e che non si propone, al Paladozza, dal febbraio 2008. Quando vinse Bologna, con un Mancinelli vicino al suo top in carriera (26). Anni zero immuni da sconfitte, mentre nel decennio precedente ce ne furono eccome: la tumultuosa gara 3 di quarti di finale nel 1997, per dire, o quella che è l’ultima vittoria lombarda in trasferta, dicembre 1998, 77-85, con Varese piena di ex o futurex: Pozzecco, Vescovi, Galanda, Depol, Meneghin, e Recalcati in panca.

La Varese attuale ha un andamento uguale a quello della Fortitudo: 7-2 in casa e 2-7 fuori, e centro classifica perfetto. 16 di media per Mayo, ma ci sono 6 uomini in doppia cifra, e il ricordo dell’andata, prima avvisaglia che in trasferta non ci si sarebbe divertiti poi tanto, a fare da monito su come l’avversaria possa esplodere a proprio piacimento. Là finì 83-60, con l’annichilimento del reparto lunghi (Stephens-Daniel a 2+6 totale) e, quindi, con una certa tassa da pagare anche in campo di scontro diretto, come detto. Curiosità: tra turni rinviati, riposi in campionato e Coppa Italia, Varese dopo il Paladozza tornerà in campo, più o meno, nel 2023.

(foto Fortitudo – Valentino Orsini)

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