Con la chiusura dell’anno solare e con la moda di far bilanci, l’ottimista potrebbe pensare che, essere ancora qui a parlare di Fortitudo (e nemmeno tanto sgangherata, sul campo) dopo l’ennesima estate fatta di telenovele – questa volta addirittura made in USA – e l’attualità di possibili acquirenti più o meno nobili e dai curricula alquanto disparati, tanto male non è. Il pessimista, invece, potrebbe limitarsi a vedere la classifica, a notare come nemmeno quest’anno sia stata messa in piedi una squadra da ammazzare il campionato (come, forse, il bacino d’utenza, la storia eccetera meriterebbe: citofonare Siena) e che quindi la promozione, sul campo, non è che sia poi una roba così scontata. Fate a metà delle due cose, notando come l’affetto del pubblico rimanga intatto malgrado tutto, e che forse qualcosa di più, alla fine, lo si potrebbe chiedere.

Perché la classifica attuale della Effe non è che sia una sciagura, ma è palese che dopo il KO di Montichiari qualche ala d’entusiamo sia stata tarpata, visto poi che la posizione andrà rivista dopo il turno di sosta, alla prossima giornata. Equilibrio, ci vuole: prima non si parlava di una squadra pronta per l’Eurolega, ora non ci stiamo interessando ad una masnada di incapaci. Purtroppo, sul campionato Fortitudo ci sarà sempre la soma di quell’handicap fatto delle sconfitte a Lugo e Costa Volpino, evitabili a leggere il ranking attuale ma figlie, soprattutto, della precarietà degli inizi. Perché poi la marcia è stata positiva, con gli scontri diretti che hanno visto due exploit esterni (Cento e Orzinuovi), un sanguinoso ko interno (Udine) e la sconfitta di domenica che, sulla carta, non avrebbe fatto saltare il Totocalcio, a prevederla. Ergo, prima di buttare via tutto quanto fatto fin qua sarebbe il caso di aspettare un attimo, e valutare quelle che sono, forse, le chiavi per l’ulteriore crescita di cui la Fortitudo ha bisogno.

Che sono poi semplici, a guardar bene: riavere uno Iannilli al meglio e non part time, perché centri come lui in B2 (specie se appaiati ad un Samoggia con cui Andrea è meravigliosamente complementare) ce ne sono pochi. Poi, sperare che la panchina sia un po’ più continua, dati gli alti e bassi di Raucci e i più bassi che alti di Grilli. Infine, capire cosa non funzioni in Sorrentino, forse il vero e proprio anello mancante attuale: nessuno gli chiede di fare il protagonista ventellante, è lecito dargli tempo dopo l’infortunio autunnale. Ma è evidente che il salto di qualità dovrà partire da lui, amen.

Urania Milano, quindi. Società storica dell’hinterland milanese, nata con Kentucky come ispirazione, attualmente ha una vittoria (e una partita giocata) in meno rispetto alla Fortitudo. E, come tante nel girone, viaggia meglio fuori casa (5-1) che non in casa (3-3). Tutto gira attorno al duo guardia-pivot Stijepovic-Paleari, 40 di valutazione, 30 punti e 16 rimbalzi di media complessivi, dati in dote a coach Marcello Ghizzinardi, uno dei grandi conoscitori della categoria.

Si gioca sabato, Paladozza, alle 20.30.

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