Ventellata quasi inerzialmente nel derby, la Fortitudo si appresta alla sosta – che le toglierà il capo allenatore, tanto per dire – con gli atroci dubbi riguardanti cosa sia funzionato e cosa, tanto, non sia funzionato in queste otto giornate di campionato che hanno, peraltro, ingigantito alcuni piccoli dubbi che erano già venuti in Supercoppa, occultati dall’exploit nella stracittadina del Paladozza. E a chiedersi cosa potare, tra gli inevitabili dubbi sulla guida tecnica e su un roster che oggi, Palumbo e il (di nuovo) desaparecido Dellosto compresi, fa 13.

Un po’ tutti possono essere messi sulla graticola, i giocatori, tranne forse quel Fantinelli che prima del crac era il migliore dei suoi. Con cifre, individuali e collettive, che dicono tutto e il contrario di tutto. Ad esempio, che la conclamata pessima difesa è poi prima come recuperi e stoppate: come possibile, ‘sta stranezza statistica? Forse perchè alla truppa piace l’anticipo sulla palla, e se questo non avviene ecco le invasioni dell’area, dove Happ ha sì materiale per furti e orbe (primo e terzo), ma con troppa, troppa roba da fermare. O che il vituperato Banks sta viaggiando ad oltre 5 assist di media a sopperire le minori percentuali. Ma è anche vero vedere nell’ex Brindisi e nei suoi minori bottini il principale dei guai sarebbe sbagliato, dato che non pare l’attacco, il problema della Effe.

Di certo, c’è un dramma a rimbalzo, dove la Fortitudo paga un po’ contro tutti e dove è curioso come Withers, di fatto il 4 titolare, non arrivi a 4 carambole di media, facendo peggio sia di Fantinelli che perfino (calcolato sui rimbalzi al minuto) di Sabatini, il più piccolo della truppa. E, di certo, forse il piccolo guaio è proprio questo: qualsiasi giocatore, qualsiasi reparto, in questa squadra, potrebbe essere additato e colpevolizzato: limitata la panchina, limitati i centimetri, limitati i giochi offensivi dove alla fine ognuno fa come gli pare, limitata la garra. E, oggi, limitata pure la classifica.

Senza un vero e proprio feedback del pubblico – a parte l’inutile gogna social – la società per ora aspetta, a parte un curioso intervento del presidente Pavani su Instagram, andando a condividere un post critico di un tifoso (“E anche oggi i coglioni li tiriamo fuori domani”). Però qui qualcosa va sfoltito, nel dover scegliere chi tenere tra Totè – paradossalmente chiamato in Nazionale, per altrui assenze, proprio da Sacchetti – e Cusin. Deludente il primo, insufficiente il secondo, tanto per dire. O in un settore esterni dove ce ne sono troppi, oggi. Un po’ come capitava – gesti apotropaici, please – nella Gmac retrocedenda del 2009, anche se lì c’erano altri guai, ben conosciuti.

Tutto mentre è anche difficile capire cosa sarà la formula di questo campionato, perchè se alla fine si dovesse optare per il blocco delle retrocessioni allora via libera ad una lunga serie di amichevoli senza bisogno di fasciarsi la testa (e Pesaro dimostra che si può risalire anche da una stagione in modalità quasi Irge Desio). Per ora nessuno è d’accordo, ma siamo a novembre, per intenderci. E allora, con il caos dentro e fuori, tutto è davvero, davvero, complesso.

Anche mettere in dubbio la figura di Sacchetti: facile, oggi, dire che Martino era meglio, che Repesa era meglio, che Comuzzo sarebbe meglio. A giugno nessuno la pensava così, e se è vero che è poi il campo a dare i responsi, è anche vero che nessuno, in estate, pareva scettico sulla stagione. Poi, però, tutto ha iniziato ad andare storto, e non sembra volersi aggiustare. In bocca al lupo, Fortitudo.

(Foto Valentino Orsini – Fortitudo Pallacanestro 103)

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