Valerio Massimo Manfredi già lo sapeva, che prima o poi si sarebbe andati a parlare di Ultima legione. Chiaro, nel romanzo parlava di come da Romolo Augustolo si fosse passati ad Excalibur e a Re Artù, qui invece siamo solo al disquisire sul fatto che Alex Legion dovrà essere l’arma che mancava alla Fortitudo. Quella che per i detrattori c’era già (Roberts), e che dopo spirali esistenziali è stata riportata a casa. Sarà, ma è chiaro che oggi, per forza di cose, la scelta non potrà rivelarsi sbagliata, e non solo per la sfida tra Boniciolli e i Porcellini Rosa: molta della stagione fortitudina, infatti, passa dalla corretta installazione di codesto nuovo software all’interno di un macchinario che potrebbe, potrebbe, non accettarlo al primo tentativo.

Legion. Giocatore che nelle tre precedenti vite italiane non è mai andato sotto i 20 punti di media, ma anche 16-17 tiri a botta: per intenderci, Flowers l’anno scorso viaggiava a 11, pura statistica. La storia è piena di tentativi di portare un giocatore fuori sistema all’interno di un sistema, suggendone le cose buone (far punti) evitando quelle meno buone (le esagerazioni) e il fatto che, come detto dallo stesso giocatore, non è che in difesa siamo a livello da Master. Insomma: l’addizione sarà curiosa, anche perché la Fortitudo non è e non può essere quella squadra che, come diceva Boniciolli lo scorso anno, ha italiani che non cresceranno mai, limitandosi a dare palla all’americano e aspettare che faccia tutto lui. In soldoni: uno come lui serviva, ora starà da vedere quanto sarà lui a mettersi al servizio della truppa senza snaturarsi e non viceversa. E l’esordio, contro Treviso e la sua difesa, non è di quelli che si possano definire, come si suol dire, teneri.

Treviso, quindi. Non serve stare a raccontare cosa significhi questa partita nel basket italiano degli scorsi decenni, ma intanto la rivalità è tornata subito viva, con i playoff della scorsa stagione e le varie polemiche sui soffitti del Palaverde e varia umanità. Di certo, i veneti sono nuovamente in pole position per fare il salto, sono in testa alla classifica – anche se con una partita in più rispetto alla Virtus – grazie soprattutto al fatto che, contro i Pillastrini’s, fare canestro non è molto facile. 66 punti di media concessi, il 29% da 3: insomma, per batterli servirà o far saltare il piatto da fuori, o difendere ancora meglio. Lapalissiano, ma efficace. La cosa si ripercuote sull’attacco, dato che Treviso segna pochino (71 scarsi, tra le peggiori): insomma, non aspettiamoci punteggi stile Grinnell. Pillastrini si affida al golden boy Moretti (quasi 13), ai quasi 10 rimbalzi di media di Perry e alla regia di Fantinelli (6 assist abbondanti), in una truppa dove i minuti sono ben distribuiti, con l’allungo della panchina dovuto all’arrivo dell’altro prospetto Latorre, ala 19enne di proprietà milanese.

Si gioca domenica alle 14.30.

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