La più classica delle banalità, nel novero delle “la palla è rotonda” eccetera, riguarda il fatto della squadra che non è di fenomeni quando vince e di broccacci quando perde. Detto che il motto “in medio stat…” termina con un termine poco gradito sulle latitudini fortitudine – anche se tra Baraldi e Pavani, visti in tv, c’è molta più cordialità di quanta non ce ne sia tra tifosi – è però giusto mantenere un pochino di equilibrio nei giudizi, specie ora che non abbiamo tutta ‘sta carne al fuoco per capire cosa sia, ‘sta Fortitudo. Troppo bella per pensare di battere sempre Venezia, troppo sgonfia per pensare di prenderne sempre 25 o quasi a Varese. Però è anche giusto riflettere: nei primi 80′ abbiamo visto i petali della rose, nei successivi 40’ anche qualche spina.

Di che tipo? Mah, forse qualche difficoltà fisica nel reggere esterni arrembanti, o lunghi non sempre pronti a rimbalzo (ma tra la febbre di Daniel e la gettonalità di Stephens, ci poteva stare). O, semplicemente, il doversi ricordare che questa Fortitudo non è costruita con marziani (cit.) e con obiettivi diversi dal dominio, e quindi si potrebbe non escludere l’idea di una squadra solida in casa e più ballerina in trasferta. Però, dare giudizi oggi come oggi, è come stilare una pagella dopo un solo compito in classe, quindi bypassiamo. In attesa del rientro di Sims, e di valutare per intero una truppa che vedremo, sul campo, come avrà metabolizzato la sconfitta più larga dall’inizio dell’Era Martino.

Treviso, quindi. Ci sono tanti di quei precedenti, al netto di araldiche e genealogie (e di cambiamenti cromatici), da rendere la sfida uno di quei classici per cui accendere telecamere e palesare interesse anche da parte dei viandanti distratti. D’altra parte le due realtà si rincorrono da decenni: in Veneto diventano ricchi grazie ai magliai? La Fortitudo segue e diventa seragnolesca. La Fortitudo collassa e finisce nelle minors? Treviso lentamente fa la stessa cosa, pur di ritrovarla in A2. Bologna viene promossa? Treviso non è da meno. Insomma: se una delle due domani decidesse di lasciar stare il basket e dedicarsi al curling, l’altra aprirebbe una sezione distaccata di quello strano sport appositamente per continuare la pugna. Ad ogni modo, ottenuto il biglietto per la massima serie tramite playoff, ora i Menetti’s tornano al Paladozza dopo aver portato a casa la prima vittoria in campionato, seguente un ko casalingo con Milano e un altro, allo sprint, a Cremona. Con l’eterno Logan a fare punti (e a far dire ai veterani fortitudini che c’è qualcuno perfino più vecchio di loro) e l’esterno Nikolic a fare fin qua il 60% abbondante da 3. Con la curiosità del neozelandese Fotu a prendere rimbalzi assieme a Parks, già avversario F quando era a Trieste. Con Amedeo Tessitori a cercare finalmente gloria al piano superiore e con l’enfant du pays Chillo a fare legna. Ok, non sarà Myers-Williams o Fucka-Nicola, ma chissenefrega. Mancinelli ha detto “Come rivalità recente va quasi oltre il derby: quantitativamente, dagli torto.

Si gioca domenica alle 20.45, con diretta Rai Sport, Eurosport Player e Radio Bologna Uno.

(foto Giulio Ciamillo)

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