Almeno ci sarà Natale tranquillo, in una Fortitudo che non sembra ancora aver messo tutte le pagine del proprio quaderno nell’ordine giusto e che ogni tanto pare aprire l’armadio senza sapere bene se abbia voglia di frutta o verdura. Però arriva la vittoria, figlia di un primo tempo ottimo e poi di tanta inerzia e paura di sbagliare: 29 segnati nei primi 10’, 21 nei secondi 20’, e le cifre come si suol dire raccontano tante cose. In mezzo, una squadra che continua a non avere grandi certezze difensive quando gli avversari riescono a superare la prima linea (56 subiti, ma lasciando il 62% da 2), e rotazioni difficili da valutare, in una giornata in cui i cosiddetti titolari sono partiti dopo, dove Cinciarini si è fatto male – non grave, ma non rientrando: oggi ecografia più per scrupolo che non per timori – e dove la preannunciata “rotazione a 8” è poi stata a 9, con Pini unico ad essere davvero panchinato più del previsto. E una impressione: il secondo quintetto, avendo ruoli e responsabilità ben definite, ha migliori possibilità di fare bene in attacco. Tra i titolari, c’è troppa idea di tiro io o tiri tu?

Ce n’è ancora da lavorare, chiaro, e non è che Roseto sia stato il peggiore degli avversari, benchè Comuzzo nel prepartita avesse parlato del classico siamo noi i nostri primi avversari. Ci sono americani che ancora non sanno bene come parlare la lingua della collettività, e che faticano a trovare spunti quando non viene chiesto loro essere protagonisti: non cercano esagerazioni, ma nemmeno si fanno notare. Poi i momenti di stop, perché anche ieri si è finiti avanti di 20 e poi si sono concessi liberi per il possibile -7: forse una squadra più tonica di Roseto avrebbe fatto venire ulteriori brividi al Paladozza, e forse i fantasmi di Ravenna ogni tanto saltano fuori. Però non sono saltati, e tutto il resto venga rinviato alle prossime disquisizioni.

Just can’t get enough - L’anomalo quintetto iniziale ha dato ottima risposta, anche se poi le rondini hanno portato a primaverina ma non primaverona. Cinciarini che prima di farsi bua è sembrato facile approdo. La voglia di non buttarsi davvero a terra.

It’s no good - Servirà trovare qualcosa per ridare linfa ai due americani, a cui con il tempo verrà chiesto qualcosa di più dell’ordinaria amministrazione al netto del fatto che in questa squadra non serva gente da ventello di media. E, in regia, la cosa rischia di essere pagata.

(Foto di Fabio Pozzati / Fortitudo Pallacanestro Bologna)

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