GENNAIO
Pur partendo con disastro casalingo all’esordio 2007 (-21 in casa con la Dynamo Mosca, pregiudicando l’Eurolega) le prime gare dell’anno non vanno nemmeno malaccio: si vince a Treviso e Colonia e si strapazza il Tau. Miguelon sbotta: “Gli scienziati sono sistemati, e sfido chi vuol rilevare la società a far meglio di me”. Mentre il divorzio con Frates chiama in causa l’Altissimo e gli avvocati, gli scienziati però tutti i torti non li avevano: in pochi giorni, due crolli casalinghi (Efes e Siena) fanno saltare Coppa Italia e – quasi – Top16. “Sbagliate come me – aggiunge il Galactico – perché a inizio anno mica c’era tutto ‘sto pessimismo”.

FEBBRAIO
Un ultimo scatto d’orgoglio quasi permette alla F di passare il turno di Coppa, ma rimaneggiatissimi in casa del Prokom non si va oltre il +6 (sarebbe servito vincere di 15): per la prima volta, lo stop europeo arriva già alla prima fase. Martinelli vola alle Maldive non prima di dichiarare “la società non si vende” e aver rimpianto svariati giocatori da lui silurati, Hamann in primis. Ma le cose vanno male, -1 in casa con Biella, e scaramucce tra Thomas e un tifoso. Tyus affossa il proprio pubblico: “ci mette troppa pressione, soffriamo la negatività dell’ambiente”, e agli antichi eroi di ben altre Fortitudo, in ben diversa simbiosi con la gente, si rizzano i capelli in segno di sdegno. Belinelli vince il Premio Reverberi, mentre Evtimov viene mandato a Valladolid tra gli improperi di Ataman, che ad un certo punto avrebbe mandato in campo anche se stesso, piuttosto che il francobulgaro. D’altra parte, “in Turchia mi ridono dietro tutti, sapendo che ho un pivot di 46 anni”.

MARZO
La lunghissima questua di un play porta a Moochie Norris, tanta esperienza e troppa pancetta: nel derby si viene maltrattati dalla Virtus, e Martinelli in una delle sue ultime uscite dichiara “li prenderei tutti a calci, ci hanno rubato l’anima”, frase con copyright di Lucianone Moggi. Ataman mette fuori rosa Gay e Bluthenthal e la Fossa dichiara di aver”esaurito il cuore”: un’ultima inguardabile recita di Ergin (sconfitta in casa con Milano) prima che la sgangherata combriccola giunga al capolinea. Anche perché, dopo aver esautorato anche Edney, fra un po’ in campo ci sarebbe andato il sottoscritto. Subentra ufficialmente Gilberto Sacrati, la cui prima dichiarazione ufficiale – 27 marzo – invoca l’agguanto dei playoff e, quindi, dell’Europa. Rimandato sul Bosforo Ataman – dove peraltro tornava ad ogni minuto libero, spesso lasciando gli allenamenti in altre mani – , in panchina ci va la coppia Oldoini-Gay: Palumbi non apprezza e lascia la nave, e anche il sindacato allenatori non le manda a dire. Per Danilo, doppio carpiato: da fuori rosa ad allenatore.

APRILE
Il nuovo corso parte con due harakiri esterni (-1 a Montegranaro, -2 a Scafati, con capacità di perdere nelle ultime azioni che nemmeno Stephen King) e con l’arrivo di Jurak. Si domina in casa contro Cantù, per quella che è la prima di “8 finali”, come dice Gil, necessarie per salvare la stagione. Intanto però Gil non ha l’anello al naso e lavora sotto coperta, con la Uleb, nel caso in cui il campo non dia buoni risultati. Anche perché questi non arrivano: la squadra è allo sbando, Norris faticherebbe nella UISP, e contro Reggio in casa l’ennesima sconfitta fa parlare di possibile retrocessione: serve vincere contro una rimaneggiata Teramo per avere la matematica salvezza, ringraziando il ginocchio di Anthony Grundy che lo tiene fuori dalla sfida. Belinelli si dichiara per il draft NBA, Edney si palleggia sui piedi anche giocando da solo.

MAGGIO
Il campionato termina tra pernacchie casalinghe (sconfitta con Udine, guarda caso con persa finale di Edney, con striscione “Grazie ragazzi ci avete regalato la salvezza, passate pure a ritirare lo stipendio”) e ultimo tracollo a Siena. La Fossa verga un “Buon lavoro Presidente”, mentre Oldoini e Gay ammettono: “abbiamo temuto di retrocedere”. Per la prima volta dal 1992, per la F non c’è post season, e anche uno degli ultimi leoni, Santi Puglisi, alza bandiera bianca.

GIUGNO
I tifosi aspettano grandi colpi di mercato, Sacrati temporeggia mentre riesce, se non altro, a salvare il futuro europeo della Fortitudo: sarà Uleb Cup, mentre la Virtus sembra voler razziare James Thomas e irride i tentativi di riportar in Fortitudo il già griffato V Pillastrini. Si cerca Jasmin Repesa, ma per ora festeggia solo Belinelli, chiamato al numero 18 da Golden State.

LUGLIO
Il due luglio Sacrati rompe il silenzio: arriverà Mazzon in panchina (che intanto rischia grosso con una motosega, bandendo per sempre il bricolage domestico dalla sua vita), e iniziano ad essere firmati i primi nuovi acquisti. Gente da battaglia, per una squadra che – Mazzon dixit – punta a semifinali e Coppa Italia: nell’ordine, arrivano Cittadini, Nelson, Lamma, Calabria e Kesicki, oltre alle conferme di Mancinelli e Thomas e al rientro di Janicenoks. Belinelli ne fa 37 all’esordio in Summer League, e viene presentata la campagna abbonamenti: “Liberateci vogliamo giocare”.

AGOSTO
Forse non sono i nomi per far sognare la platea, ma la F completa il suo roster con i due esterni: arrivano Jenkins e Torres, mentre dal ritiro di Cavalese arriva la notizia di un piccolo infortunio a Spencer Nelson. Piccolo, pare. Ma la gente è felice, anche perché dopo i disastri dell’anno passato basta poco a pensare che peggio non potrà andare.

SETTEMBRE
Si domina in precampionato, vincendo tra l’altro 2-0 la Carisbo Cup contro la Virtus, non prima di un altro annuncio che fa felice la piazza. Torna, infatti, Dalibor Bagaric, e finalmente arriva il nome del main sponsor. Upim sarà il nome sulle maglie, e l’esordio in campionato vede una vittoria casalinga con Teramo: tap in finale di Thomas, così come l’anno prima si era cominciato con cesto allo scadere di Edney contro Varese. “Solo una coincidenza, questa stagione sarà ben diversa” dicono tutti, ottimisticamente.

OTTOBRE
Lo slancio dura poco: si vince in trasferta a Montegranaro, ma tirando con percentuali da parrocchia arrivano 5 KO consecutivi, roba che non si vedeva dal 1984. Non fa canestro nessuno, nemmeno per sbaglio, e non sempre la difesa può tenere le avversarie sotto i 60. “La squadra deve mettersi al passo con la società”, tuona Sacrati, e quando Avellino trita la F al Paladozza si comincia a mettere in discussione più di una posizione. Almeno, il “piccolo” infortunio di Nelson sembra essere messo alle spalle. Dall’altra parte del mondo, Belinelli ne fa 6 all’esordio NBA, perdendo.

NOVEMBRE
La società non sa bene se usare il bastone o la carota: si sceglie la seconda, oltre al ritiro, e pare portar bene: si torna vincere un derby (80-63), e arriva anche lo sponsor di Coppa: Beghelli, oltre alle dirette su E-TV. Ma si parte male, -25 a Mosca, e la squadra continua a vivere di alti e bassi. Si vince a Pesaro, si crolla in casa con Ostenda e a Belgrado. Nelson è sempre più un problema, e il mercato ristagna: “lunedì valutiamo”, dicono, senza però dire di quale settimana, mese, anno. Lamma chiede scusa ai tifosi, ma è l’ultimo che dovrebbe farlo.

DICEMBRE
Mazzon scuote la squadra, dicendo che “qui non tutti stanno lottando”, e si continua a farne di cotte (due ventelli favorevoli in casa contro Panellinios e Mosca) e di crude (-3 al Paladozza con Cantù, grave sconfitta a Nymburk). Arriva Iturbe, ma l’effetto dura un mattino: KO a Napoli, e anche la prossima Coppa Italia verrà vista in tv. Con Milano, alla vigilia della vigilia, si tocca il fondo, con un -25 già a inizio terzo quarto. Ma non lo si era già toccato? Forse no: intanto, a poche ore dalla mezzanotte del 31, prima del tappo di champagne, salta Mazzon.

Pallino 1 – In un Paladozza che nei recenti anni era sembrato davvero tabù per le avversarie (31 vittorie Fortitudo su 34 nel 2004, 30 su 32 nel 2005, 28 su 34 nel già claudicante 2006, per un totale di 100 partite e solo 11 sconfitte nei precedenti tre anni solari), ora per le avversarie mettere la propria bandiera sul parquet non pare una impresa, anzi. 18 partite di campionato giocate dalla F nel 2007 con 12 sconfitte, a cui vanno aggiunti 3 “2” in schedina nelle coppe europee. Ovvero, su 25 incontri complessivi, 15 volte la Fortitudo è uscita con le pive nel sacco. Tradotto: il fattore campo, ormai, non abita più in Piazza Azzarita: il misero 40% di vittorie lo dimostra.

Pallino 2 – 23 giocatori mandati in campo (esclusi gli spizzichi degli juniores), 3 allenatori – considerando una sola unità la coppia Oldoini-Gay, e non considerando il futuro sostituto di Mazzon – e 2 proprietari: con questi numeri, è difficile chiedere di avere continuità, e soprattutto è chiaro che tante scelte sono state sbagliate. Da qui si può capire come mai la Fortitudo nel 2007 abbia fallito la post season per la prima volta dal 1992, non sia andata oltre il primo turno di Eurolega (a differenza di tutte le sue precedenti partecipazioni) e non si sia qualificata per le Final Eight nella passata stagione. Se poi si considera che anche dopo l’estate i risultati continuano a latitare, con gli obiettivi prefissati che stanno sfuggendo, la fine del tunnel sembra ben lungi dal prospettarsi all’orizzonte.

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