Alla fine la coppa la vince Tortona, a completare un filotto per cui tutta l’argenteria è stata mandata in Piemonte, e a dimostrare che forse, chissà, non è poi del tutto vero che il girone occidentale è lì solo per burocrazia. Vero che la Coppa Italia è poi una specie di elezione a medio termine, un exit poll – termini ovvi, oggi – che dovrà poi scontrarsi con la realtà tardo primaverile, e che forse un po’ di presunte corazzate uscite battute, da oggi, cercheranno immediate risposte. Ma intanto è quello che è uscito dall’urna di Jesi, e un pochino, un pochino solo, deve essere preso in considerazione.

La Fortitudo esce in semifinale, dopo una specie di ordinaria amministrazione contro Trapani e dopo non essere di fatto mai entrata in partita contro Ravenna, ancora Ravenna. E ora si potrà tranquillamente dare spazio agli anti-coach, che notano come prima tutto andasse bene e ora tutto va male, che i giocatori hanno paura delle cazziate, dei cambi, forse anche delle sberle (da uno appena uscito da un intervento chirurgico?), e che quindi si stava meglio quando c’era il supplente. Sia chiaro: prima o poi avrebbe perso anche Comuzzo, e che il cerino sia rimasto in mano del titolare è solo pura casualità. Forse. Quello che Jesi ha detto è che la Fortitudo ha, sempre e comunque, qualche piccolo problema strutturale: se un regista avversario attacca verticalmente (e si trattava di Giachetti, che pareva antico 5-6 anni fa), non si sa da che parte sbattere la testa. E ne escono assist per tiratori, punti, disastri collettivi. Quindi, se la difesa non funziona, anche l’attacco forse sente il peso di dover forzare produzione non sempre naturale: difficile, se manca Mancinelli e tutto gira attorno a Cinciarini, che di recente ventella ma che non può fare tutto, sempre e comunque. Tradotto, solo una cosa si può dire: se Fultz gira, gira la squadra, davanti e dietro, altrimenti (lapalissiano) ci si pianta.

Ma è Coppa Italia, e se domenica prossima a Ravenna ci fosse il 2 in schedina Jesi sarà già dimenticata, non dimenticando l’infrasettimanale con Bergamo. Ovvero, quella cosa che se hai obiettivi diversi non conta. Che però può farti capire tante cose, nel mezzo. E, infine, Boniciolli, che dice di essere stufo di sentire parlare di pressione? Qui, solo una osservazione: ormai la Fortitudo non pare più composta da tifosi dei colori biancoblu, ma da tanti, troppi, divisi tra sostenitori del coach e gente che lo porterebbe, anche di peso (dopo l’operazione è dimagrito, probabilmente), al confine. Dimenticando che, tutto sommato, c’è un primo posto in classifica arrivato malgrado alcune scelte, obiettivamente, rivedibili. Ecco: non ci sarà l’infallibilità da parte di Boniciolli, ma da qui a farlo passare come un incapace che spaventa i bambini (anzi, i giocatori anziani), ce ne passa. E sperare nelle sconfitte per battergli la stecca, insomma, pare troppo.

(foto Fabio Pozzati – Fortitudo 103)

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