Il ritorno di pubblico e cori (mancano solo striscioni e tamburi, ma il clima è quello buono), le lamentazioni su antiche lacrimazioni messiniane, le polemiche arbitrali figlie di queste idee: è parso di tornare indietro nel tempo, nella serata in cui la strana coppia sulla panchina milanese si è divisa fischi e applausi come normale che fosse. Guardando dalla nostra parte della barricata, era previsto che tra Brindisi e Milano non sarebbero uscite vittorie: sono arrivate due sconfitte con pacche sulle spalle, quelle che vai a capire se sono cosa buona o assolutamente inutile, dato che con i bravo non si fa classifica e, insomma, ci siamo capiti. Però una cosa è certa: questa squadra non c’entra nulla con quella che si faceva prendere in giro in precampionato, Durham ha dato equilibri che prima non c’erano, alcune facce sono cambiate, idem alcuni muscoli. E allora che sia una settimana di buon lavoro prima della gara di Brescia. Dove, lì sì, si esca pure male, ma provando a vincerla nel più classico dei pecunia non olet.

Nessuno pensa che Martino abbia la bacchetta magica, forse nemmeno lui, e di fatto il suo record è di 1-3. Però, viste le difficoltà del calendario e la necessità di capire in che mondo – diverso da quello pre Covid – sia tornato, male non si sta andando, e la squadra alibi non ne ha. In attesa di capire cosa fare con gli infortunati e con un roster che, a pieno regime, sarebbe perfino troppo lungo (12 effettivi), si dovrà decidere sugli stranieri. E davvero si pensa di poter fare a meno di Groselle, o comunque di un boscaiolo che, sotto canestro, dia due sberloni e metta spalle che Ashley e Totè, oltre a Benzing, per indole e struttura non hanno? Ai posteri l’ardua sentenza, sperando che non siamo poi così posteri.

Più su – Bene Durham, che una volta smussate certe ricerche della giocata ad effetto e trovata la via del canestro potrebbe davvero essere la chiave per cambiare l’attacco. Bene Procida, nessun timore reverenziale. E comunque la voglia di restare aggrappati alla zattera, cosa mai scontata in certe situazioni.

Spalle al muro – Saremo antichi, ma un lungo che tira 8 volte da 3 (e ne cicca 7) senza mai provarci da due punti, insomma, è un po’ esagerato. Benzing da rivedere, per il resto tutti hanno dato quel qualcosina in più che però, sommato, non ha raggiunto l’infinita quota messa sul campo da Milano. Poi certe chiamate arbitrali, ma tutto nella norma.

Foto di Valentino Orsini/ Fortitudo Pallacanestro Bologna

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