Arriva quindi 74 giorni dopo l’ultima palla rimbalzante, la prima ufficializzazione di una Fortitudo rimasta in questo periodo silente, forse meno con le mani in mano di quanto non si potrebbe pensare, ma nel quale ne sono successe talmente tante, nel sottobosco, da farci uno di quei classici instant-book da leggere sotto l’ombrellone. E arriva, torna, Luca Dalmonte: inutile stare a fare il censimento sull’essere terza, quarta o quinta scelta, quel che conta è che ora, almeno, un allenatore c’è. Con pratica attivata in tempi rapidi dopo il no di Caja, spaventato più per questioni logistiche che non economiche.

La verità è che Dalmonte non avrebbe mai dovuto avere il foglio di via, un anno e spiccioli fa. Dopo aver preso una Fortitudo a brandelli e averla fatta diventare magari non certo una corazzata, ma almeno una squadra, un ambiente, serio. Poi, le cose le sappiamo: l’aver fatto capire che certi giocatori nel suo progetto non erano contemplati, l’aver capito che quei giocatori avevano più peso di lui, e un saluto fatto di poche righe (“Sono arrivato in silenzio e in silenzio vengo accompagnato all’uscita. Silenzio che fa rumore dentro silenzio di rispetto fuori Così è così sono In bocca al lupo Fortitudo e a tutti coloro che hanno la Effe tatuata nel cuore. E’ stato un onore, Luca.”) accompagnato, all’esterno, dai riconoscimenti di un pubblico che mai aveva avuto modo di vederlo dal vivo. Oggi la Fortitudo torna sui suoi passi, nella speranza che questo ritorno sia più felice di quelli, per vari motivi negativi, di Repesa prima e Martino poi: anche Dalmonte quando fu chiamato nell’inverno 2020 era un cavallo di rientro, anche se le date del precedente risalivano a quasi un quarto di secolo prima (ed era stato un derby vinto).

Buon lavoro, quindi, perchè ce ne sarà bisogno. Ora si pensi ai giocatori, sapendo che ce ne sono tre in ballo, reduci delle ultime stagioni, compresa quella di Dalmonte con annessi e connessi: Fantinelli dovrebbe restare, Mancinelli no, mentre su Aradori, come si suol dire, seguirà dibattito. Viene dato per possibile rientrante Nazzareno Italiano (anche se sarà curioso vederlo in ballo lontano da quel Boniciolli che negli anni è parso il più capace di far rendere un soggetto con tanti alti e bassi). Ma almeno, rispetto a ieri, una casellina nell’organigramma – oltre a quella del possibile rientrante Andrea Tedeschi alla comunicazione: bene – c’è. Ieri, non c’era.

( FOTO DI VALENTINO ORSINI/ FORTITUDO PALLACANESTRO 103)

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