Non abituata a questa sonnolenza di mercato, la Fortitudo del 23 luglio aspetta l’arrivo del lungo straniero sentendo le parole di Marco Carraretto orientate al non c’è fretta, roba appunto anomala per chi, negli anni scorsi, non aveva bisogno di far ricerche già da un mese. Quando cioè, in era boniciolliana, la squadra era fatta e finita quando ancora la precedente doveva chiudere i tappi dei saponi post-ultima doccia. Troppa fretta prima (e, alla resa dei conti, fare le corse per arrivare a McCamey non è che sia stato così necessario), e ora le solite fazioni, a prova di quanto la precedente gestione sia stata divisiva, tra i nemici dell’ex coach a puntualizzare meglio così che non prima e chi, per forza di cose, deve comunque far notare che il lavoro della stampa è anche quello di capire dove si stia andando a cercare. Quisquilie, comunque.

Comunque sia, il resto è fatto, con una squadra che non è poi così ringiovanita e nemmeno così accorciata rispetto a quella che chiuse a Casale ma che, almeno, una gerarchia ce l’ha: si sa che Fantinelli è il titolare e Venuto il cambio, si sa che Hasbrouck sarà il titolare e Cinciarini l’uomo che dovrà salire dalla panchina e cambiare i ritmi, e via discorrendo. E non ci dovrebbero essere, almeno per ora, posizioni con due, addirittura tre, candidati al maggior minutaggio in uno spot. Ovvero, ciò che lo scorso anno, volenti o nolenti, mandò in tilt giocatori forse anche propensi, mentalmente parlando, a rinunciare a qualcosa per il bene collettivo. Ma che poi si trovavano a non capire bene da che parte sbattere la testa. Ora, se non altro, le cose dovrebbero essere più chiare, con una panca forse meno infinita e talentuosa, ma senza il rischio di perdere per strada qualcuno.

Resta il trio di veterani, bacchettato da Repesa nei giorni scorsi per il modo in cui sono arrivati, spompi, ai playoff. Ci sarebbe di che discutere, dato che non è stata colpa della band Cinciarini-Rosselli-Mancinelli se, ad un certo punto, il minutaggio di 25 medi è salito fino a 35 costringendo la truppa ad eccessivi eccessi (e, di riflesso, sconnettendo metà della squadra, rimasta ad ammuffire in panca). Avranno un anno in più, e quindi diventerà ancora più basilare la loro gestione. Arriva un play come Fantinelli che, più che in rampa di lancio, ormai dovrà dimostrare di poter ambire a quote più alte. La curiosità per Lassie Hasbrouck, e lo scopo di renderlo giocatore esplosivo ma di sistema: 5 tiri saranno pochi, 20 troppi, per intenderci. Poi i gregari, Venuto e Benevelli, il nuovo Sgorbati, il confermato Pini. E, soprattutto, Antimo Martino, che dovrà normalizzare un ambiente dove i suoi due predecessori, per un motivo o per l’altro, avevano fatto andare sopra le righe tutto, dalle proprie conferenze stampa ai giudizi sull’operato. Curiosità, quindi.

Alla fine, in attesa dell’apertura della campagna abbonamenti, resta solo lo spot di lungo da coprire. Quello che tre anni fa portò all’ottima pesca (al netto delle faccende bresciane) di Daniel, due anni fa al discontinuo Knox, e lo scorso anno alla criticata – ma comunque funzionale – cooperativa italica. Molto passerà da qua, della F che sarà, ben sapendo che poi, alla prima sconfitta, ci sarà subito chi dirà che in A2 la vincono gli esterni, e alla prima vittoria, invece, si userà la fanfara per festeggiare il finalmente abbiamo uno che fa la differenza sotto canestro. Se lo ricordi, Antimo Martino: è vero che tanti tifano Fortitudo per essere, e non per avere. Ma la pressione, ahilui, ci sarà lo stesso.

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