Partiamo da un presupposto: la Supercoppa è un precampionato organizzato, i cui risultati invece di finire nel dimenticatoio come dovrebbe essere finiscono registrati e immortalati, e quindi ogni tipo di discussione andrebbe sospesa e rimandata a tempi più maturi. Perchè trarre conclusioni a questo punto della stagione, ecco, non è la cosa più sana: ci sono bei pulcini che diventano orribili galline, orrendi bruchi che diventano meravigliose farfalle e chiunque sia stato in sala parto sa che i neonati, appena sfornati, sono tutti brutti e grinzosi. Sia che poi diventino Monica Bellucci che, invece, Mariangela Fantozzi.

Perchè ci sono squadre più avanti e altre più indietro, chi ha fatto determinati carichi di lavoro e chi altri, chi si conosce e chi no. Quindi, da queste partite si può capire non tanto quello che sarà ma solo, se vogliamo, quello che è adesso. La Fortitudo di questa settimana si è mostrata discreta sul piano della grinta e sulla voglia di non farsi abbattere dall’inconcludenza, già valida nel farsi caricare dal boato della folla (vedi rimonta nell’unica casalinga), ma con ancora tanto da lavorare sul piano della concretezza.

Alti e bassi sia davanti che dietro (in 3 giorni si è passati dall’80-82 reatino al 56-65 pistoiese), con attacco ancora tutto da oliare: la palla gira anche benino, ma le percentuali sono irrisorie. 45% da 2 e 30% da 3 in queste tre sfide, con solo tre giocatori in doppia cifra ma arrivandoci in modi diversi: validi i 13.3 di Cucci, troppo alterni i 15 di Thornton (a Pistoia inguardabile) e spuntatissimi gli altrettanti 15 di Aradori, arrivati con il 27% al tiro. Non pervenuto Davis, ancora tutto da definire cosa potranno dare i tre lunghi Paci-Barbante-Biordi, con il primo, soprattutto, in ampia difficoltà. E con Fantinelli che pare ancora titubante dopo la lunga sosta.

Vero che il tifoso scettico potrebbe chiedersi come mai il discorso della prematurità delle pretese di rendimento valga solo per i propri colori e non per gli altri, ma qui si può concludere che Dalmonte sia salito su una macchina di cui deve ancora conoscere le caratteristiche, con tasti e potenzialità ancora tutte da scoprire. E saltare a conclusioni – pur ricordando che anche l’anno prima si predicava pazienza dopo gli squarti di tarda estate, ma poi la squadra collassò come ben sappiamo – è fin troppo acerbo. Vediamo cosa ne salterà fuori: per ora, la Fortitudo sembra una realtà ancora confusa, più adatta a metterla sull’ormonalità che non sulla tecnica, con il pubblico che dovrà aiutare nel cercare di sopperire alle mancanze ancora da colmare. E tanti gli equilibri da sistemare. Ma trarre giudizi definitivi, al 18 di settembre, sarebbe come promuovere o bocciare un alunno in base ai compiti per le vacanze.

(Foto Valentino Orsini – Fortitudo Pallacanestro 103)

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