Parliamoci chiaro: la Supercoppa di A2, in un modo o nell’altro, è un po’ come la Mitropa nel calcio, ovvero qualcosa che se non lo vinci fa storcere il naso, se lo vinci serve, da zero a dieci, zero. Andatelo a dire alla Fortitudo di due anni fa, che sollevò il trofeo rimasto poi nell’immaginario collettivo come quello per cui si sacrificò il tesseramento, altrimenti forse non depositato, di Chris Roberts. Insomma: qualcosa di carino per dare un senso maggiore ad un torneo di precampionato, ma che di fatto verrà dimenticato, a prescindere, già ad autunno inoltrato.

Potrebbe essere una buona occasione per osservare la Fortitudo (e per noi locali ci sta) così come altre tre buone squadre della A2, due delle quali provenienti da quell’Occidente che, rumors soliti, offre pochi team di livello, ma buoni. D’altra parte, fu proprio Casale, scorso anno, a banchettare sui turbamenti di una F schizofrenica, pozzecchiana e vetusta. Ma è anche vero che, a fine settembre e con l’ormai abituale ribaltamento dei roster a campionato in corso, ritenere di poter trarre conclusioni sullo stato di Tortona, Treviso e Casale da quanto si vedrà al Paladozza sarà come, da una ecografia morfologica al sesto mese di gravidanza, si pretenda di capire se il nascente sarà uno scrittore, un matematico o uno squatter.

La Fortitudo arriva comunque a questo weekend in cui il basket torna al Paladozza dopo le orge pallavolistiche (ah, il marketing, quanto c’è da imparare…) con un ruolino di precampionato praticamente intonso, per le gare contro dirimpettaie, lasciando da parte l’ossimoro del derby amichevole e la sua difficile interpretazione tecnica. Tutto bene, quindi, anche se – come detto in precedenza – i risultati valgono quel che valgono, ed è chiaro che nessun +30 settembrino avrà valore, per intenderci, di un eventuale +1 a Verona alla prima di campionato.

Ad ogni modo, l’avversaria del venerdì è Tortona. Indipendentemente da come sia costruita la squadra eccetera, il DS piemontese è Miro De Giuli, di fatto creatura nata a Bolognabasket: se è bravo è anche un merito nostro, se non lo è, è colpa sua. E, comunque, perché non possono esistere dei NAS, dei premi di formazione anche per dirigenti? Nel caso, è possibile girarci un po’ del suo stipendio? Oltretutto, visto che di recente è stato selezionato tra i relatori nel modulo relativo alla direzione sportiva all’interno del Corso Universitario per Dirigenti Sportivi organizzato da IUL, Italian University Online, Università telematica partecipata da Indire e Università degli Studi di Firenze, molto attiva nel mondo dello sport, ci lamentiamo poi che i cervelli italici fuggono all’estero?

(Foto di Fabio Pozzati / ebasket.it)

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