Nell’attesa di sapere, in un futuro prossimo venturo, se questa partita sarà davvero ricordata nella storia come quella di inizio rimonta nel professionismo, quello che esce dalla domenica di ritorno al Paladozza è una Fortitudo che, per vincere contro Legnano, ha ricordato quella di B2. Ovvero un po’ di fatica iniziale, poi una ripartenza dopo l’intervallo fatta di difesa (10 punti presi nel terzo quarto) e tanta attenzione in attacco. Perché ok non dare tanta enfasi ai 57 fatti nei secondi 20’, figli anche delle briglie sciolte delle ultime battute, ma quello che conta, forse, è notare quello che è stato il conto delle palle perse. 16 nel primo tempo, 4 dopo. Così, il dominio a rimbalzo (37 a 20) ha avuto un senso, dopo aver faticato fin troppo a matare una Legnano con buone mani da fuori ma davvero poco altro per restare in palla fino alla fine.

Tutto fin troppo tranquillo, nella gara di esordio di Daniel (18+9, quasi a voler fare pari e patta con le cifre dell’ormai portoghese Radic): i 4098 dichiarati – forse generosamente – si sono divertiti nel vedere una squadra capace di capire quali potevano essere le chiavi per girarla. Ovvero, pressione e contropiede, e ottimo giro di palla che ha portato ad un 10/18 da 3 punti di tutta sostanza. Alla fine diventa anche facile, commentare gare che diventano facili: il bello è capire come sono diventate facili, queste gare. E allora plauso anche e soprattutto a chi fa il lavoro sporco, con Italiano e Raucci in primis: Boniciolli continua a segnalare il secondo, visto anche dove fosse Davide una quindicina di mesi fa, ma anche Nazzareno, bontà sua, sta crescendo di continuo. Poi chiaro: il campionato è una tonnara dove tutti possono battere tutti, rendendo inutile la reversibilità descritta dal coach qualche giorno fa. E allora bene fare passo per volta, sapendo che, di certo, già oggi la Fortitudo è meglio di quella che, un mese fa, si fece battere da Imola.

Il resto sarà da vedere, con le prossime partite che potranno essere una discreta cartina tornasole di quello che potrà capitare in un ranking alquanto impossibile da decifrare. Ma, intanto, è da applaudire questa vittoria senza far castelli in aria, così come era legittimo prendere la sconfitta di Trieste senza andare a buttarsi sotto un ponte. Va così.

Ancora un altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore – Tutti o quasi sopra le righe, in una partita che è stata, come detto, il ricordo di quello che era il collettivo di B2: nessuno sopra i 30’ giocati, cinque in doppia cifra (e altri due a lambirla) e tanti rimbalzi. Trovare un MVP sarebbe ingeneroso.

Ne abbiamo avute di occasioni perdendole – Solo un po’ di fatica ad iniziare la gara. Ma chissenefrega, se il resto è così.

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