Puzzle con 12 pezzi presi ognuno da un puzzle diverso, la Fortitudo avrà sì chiuso la stagione con relativa tranquillità e anche una vaga illusione di playoff, ma parlare di sufficienza, visti i proclami di inizio anno e le tante sofferenze intermedie sarebbe ipocrita. Ok, sarebbe bastato poco per fare meglio, in un siffatto bislacco campionato, ma alla fine il giudizio va dato per quello che si è visto e fatto, e non per quanto sia mancato a qualcosa di diverso (o siete di quelli che ok Zancanella, ma nel 1998 si sono fatte grandi cose?). Squadra assemblata male e aggiustata con il fiatone: nessuno è stato realmente disastroso, ma un cuoco che mette insieme fagioli, panna, prosciutto e arachidi, combina poco. Ogni giocatore sarebbe andato meglio in altri contesti, e questo spiega tante cose. Andiamo a giudicarli uno per uno, ricordando che i giudizi sono soggettivi e fallibili.

Aradori – voto 5 – Sempre a metà tra interessate adulazioni e fin troppo eccessive colpevolizzazioni, al netto ne esce fuori un giocatore che non è quello comunque positivo dello scorso anno, e che pare di quei tubi che sì, portano acqua, ma forse nel tragitto ne lasciano di più. Bravo offensivamente a raccogliere raddoppi e trasformarli in assist, ma anche problematico quando perde il primo passo addormentando la manovra. Buono nel non cercare sempre il tiro, meno buono nell’aspettare la palla, immobile, senza altro fare. Diventando quindi un fattore offensivo meno pungente e, quindi, facendo vedere con meno indulgenza le carenze dietro. Con il pollice verso da parte di tutta la platea social, ammesso e non concesso che questa abbia un senso, difficile capire che futuro possa avere in Fortitudo e, nel caso, con quali ruoli. Di certo, stagione difficile: 13 di media, spesso prodotti a inizio gara (dopo i minutaggi erano fin eccessivi), percentuali tra le peggiori in carriera, specie da 2 (44, con il 38 da 3).

Baldasso – voto 5,5 – E’ chiaro che andrà rivisto, dopo essere entrato con entusiasmo contagioso e poi essere deragliato, specie dopo il partitone nel derby. E’ tutta questione di equilibrio tra chi non sa se assaltare o ragionare, e certi passaggi a vuoto (vedi alcuni +/-) dimostrano come ci sia ancora tanta strada da fare, come giusto che sia. Specie nel tenere unita una squadra in momento dove lui pare correre più dei compagni, lasciandoli dietro senza vederli. Basculando tra il ruolo di 1 e quello di 2 (modalità Basile, anche per certo gradiente di ignoranza nelle triple), sarà necessario crescere in entrambi i campi: il tempo c’è, e il voto si spera di poterlo alzare già nella prossima stagione. Per adesso è rivedibile, ma ci sta. 8 punti e 3 rimbalzi.

Banks – voto 6 – Forse da lui ci si aspettavano prodigi e meraviglie, e alla fine è difficile capire cosa sia andato bene e, cosa, invece, storto. Di certo non ha cifre di tanto peggiori rispetto agli anni precedenti, e gli si deve accreditare la capacità di adattarsi ad una situazione che lo vuole prima regista aggiunto quando manca Fantinelli, poi prima bocca da fuoco che non è sempre money in the bank ma nemmeno scalcinata. Paga in difesa, non sempre si accoppia con le caratteristiche dei compagni, e come tutto andrebbe rivisto in contesti più consoni. E’ il leader di una squadra che si salva alla penultima, con annessi e connessi. Quasi 17 di media, oltre 4 assist, migliorando nel girone di ritorno.

Cusin – voto 6—- – Preso per fare il tampone (che detto di ‘sti tempi…), fa esattamente quello che può fare oggi in A1: qualche blocco – a volte, spesso, in movimento – qualche tagliafuori e qualche sponda. Non è colpa sua se si trova a volte ad avere responsabilità superiori a quanto sia nel suo attuale carnet, ma se si entra in un ristorante dove sul menu c’è scritto facciamo solo maccheroni in bianco, non ci si può lamentare se dalla cucina non escono delle lasagne. Per cui la striminzita sufficienza ci deve essere per forza di cose, anche se a 36 anni la gestione falli l’avrebbe dovuta già imparare. Cifre marginalissime, 2 di media.

Dellosto – voto 5 – Ah. Oggetto del contendere lo scorso anno, quando a Martino veniva addebitato l’averlo messo ai margini. Come l’anno scorso é un bello d’estate che svanisce con Sacchetti e parte con Dalmonte. Per una Ferrara in A2 dove combina poco. Forse non era colpa della passata gestione, e peccato perchè stavolta l’occasione c’era. Fine del discorso, minuti giocati irrisori, chissà cosa sarà.

Fantinelli – voto 5,5 – Il gioco poteva valere la candela, andando a rinforzare il potenziale realizzativo accanto a chi non fa dei bottini il proprio fiore all’occhiello. Diventa però un limite sul lungo periodo, che permette alle difese di andare su altri raddoppi. Inizia bene – con Sacchetti – poi dopo uno stop rientra senza progressi nel tiro da 3 e con il continuo nè carne nè pesce di far da buona guida senza però quel giusto quid di carattere e capacità di reggere davvero le fila del discorso. Sarebbe ingiusto un declassamento perchè il ragazzo in A ci sta eccome, ma un supporto (paradossalmente, potrebbe aver pagato il non avere più accanto un regista occulto come Leunen?) gli servirebbe, per compensare dove lui fatica. Cifre uguali a quelle dell’anno scorso, quindi è chiaro che la percezione meno positiva nasca dal non aver avuto accanto i giusti aiuti. 6 scarsi di media, quasi 5 assist, restando nel solco della passata stagione.

Fletcher – voto 5 – Preso per fare il cambio, ci si accorge che al piano superiore c’era tanta confusione per cui sarebbe stato necessario qualcosa di più pronto e completo rispetto a lui. Che ha buon tiro ma poca personalità, all’esordio sotto il Circolo Polare. Buon tiro e poco altro, prima di far alti e bassi in A2 a Pistoia, dove fa 15 di media. Qui erano 7 con il 46% da 3.

Happ – voto 5 – Acquisto che allupa la folla quasi più di Banks, e forse primo dei tanti equivoci che hanno mandato a picco la stagione. Troppa voglia di tenere la palla in mano per chi aveva già troppi solisti, troppa mollezza dietro (di bocce ne prende, ma di uomini non ne segue mai) per chi aveva già una prima linea a tratti inesistente. I commentatori esterni che ne leggevano solo le buone cifre si saranno chiesti il perchè delle discussioni su di lui, ma è chiaro che in ‘sta squadra sarebbe servito altro fin da subito. 13+9, 20 di valutazione ma, come detto, impatto inversamente proporzionale alle stats.

Hunt – voto 6– – Deve arrivare a tamponare la figura di Happ, che è happunto più fumo che arrosto. Va e viene, si connette e si sconnette, ci mette un po’ a prendere le misure ma alla fine, senza far niente di clamoroso, porta a casa la pagnotta. Magari senza fare la differenza e dando l’idea di essere uno che passa lì per caso, ma, appunto, questo fa capire quanto fosse squinternata l’idea iniziale di Fortitudo con troppe mani desiderose di pallone. La Effe rimane sofferente a rimbalzo, ma forse più per problemi di atletismo nel tagliafuori che non per sue reali mancanze. Si può trovare di meglio, comunque. 10 punti, il 60 da 2, non tanti rimbalzi (non arriva a 6, il peggio in carriera).

Mancinelli – voto NG – Si arriva al punto in cui qualsiasi commento sarebbe ingeneroso, perchè l’anagrafe è un avversario dal cui tagliafuori non si sfugge, e se a questo si aggiungono acciacchi e Covid, ecco che la stagione in cui ha fatto 20 anni dai primi minuti giocati in A è qualcosa di frammentario e davvero marginale. E alla fine il buco nel ruolo è stato pagato, al netto di volontà eccetera. Triste parlare di Sunset Boulevard per chi tanto fece, ma sarebbe disonesto non evidenziare che è tutto molto, troppo faticoso. Minutaggi e medie insignificanti, per forza di cose: 11 minuti e 2 punti.

Palumbo – voto 5,5 – Gli sarebbe servito il GPS per intuire che fare nell’iniziale suk dove si ritrova. Fin troppo bocciato (ed era all’esordio in A, non dimentichiamo), finisce nel reparto cessioni, benchè in prestito, quando stava iniziando a capirci qualcosa e quando forse le sue caratteristiche sarebbero state utili. Avrebbe potuto seguire la parabola di Totè? La vita é tutta un quiz. Cifre inesistenti prima, 7 punti di media nelle 3 giocate prima di andare a Scafati.

Saunders – voto 6 – Ci mette un po’ a trovare i propri equilibri in una squadra che di equilibri proprio non ne ha, poi diventa quello che serviva. Ovvero un giocatore dinamico, che taglia in area alla ricerca di rifornimenti senza mettere la tenda dall’arco (dove peraltro fa 1/17) ad aspettare, e che dietro prova a metterla un po’ sul fisico. 13 di media, 58% da 2 e 4 rimbalzi, offrendo caratteristiche che altri esterni geneticamente non hanno. Pecca di continuità, facendo rimangiare nei giorni dispari i brutti commenti dei giorni pari, e facendo rimpiangere nei giorni pari i bei commenti nei giorni dispari. Alla fine si fa male, e la cosa viene sofferta.

Sabatini – voto 5,5 – Ok, forse il compito era troppo arduo, ma se poi il foglio della verifica gli viene proposto sbavato e illeggibile diventa dura uscirne fuori. Limiti fisici e tecnici, buona difesa sulla palla (un po’ meno sull’uomo), buon atteggiamento sia che debba partire in quintetto che a far filati NE. Il suo livello è la A2 dove torna – facendo il suo come sempre – ma si rammaricherà per una chance persa non solo per colpa sua. In una situazione ordinata, chissà…

Stojanovic voto NG – Telenovela con finale misterioso, e tesseramento arrivato tardi, forse del tutto inutile perchè se si voleva dare un contentino ad un uomo da allenamenti, allora tanto valeva dare un minuto a Gennaro Sorrentino, no? Troppo tardi per lo spareggio con Cantù, troppo presto per considerarlo un tryout per il prossimo anno, il tutto è sintetizzabile come un vattelappesca. Quanto visto a Trieste è credibile come una moneta da tre euro, nel bene e nel male.

Totè – voto 6 – La strana parabola di uno che ad un certo punto non sembrava nemmeno un giocatore di basket, e che poi diventa uomo da doppia cifra di media. Potere della fiducia, per Totè che alla fine salva la propria pagnotta pur rischiando il deragliare tra alti a volte altissimi e bassi a volte bassissimi, e difficoltà nel capire dove andarsi a collocare, tra il ruolo di 4 e quello di 5. Diciamo che sfrutta l’occasione, non dimenticando che è stata presa in una squadra di bassa classifica di serie A. Tiro da 3 totalmente da rivedere e concentrazione da migliorare per farne un giocatore importante, e viste le premesse poteva davvero, davvero andare peggio. Più o meno 9+4 di media, cambiando rotta con il cambio di panca. 63% da 2, 22% da 3.

Withers – voto 6- – Il problema è capire cosa sia, perchè va bene il basket dei finti lunghi, ma un minimo di gioco in area andrebbe chiesto, di prassi. Qui si parla di un giocatore fin troppo perimetrale, che in attacco vive di scarichi e poco altro fa (o cerca di fare), mentre dietro pur dicendo di voler diventare uno dei migliori difensori d’Europa non è un rimbalzista da cifre e non sempre è poi riuscito ad arginare le altrui fisicità. Vive un lungo passaggio a vuoto nella parte centrale della stagione, per poi riprendersi nel finale. Nulla fa pensare che non possa diventare giocatore anche da alta classifica, perchè le basi ci sono. Però è un altro dei pezzi, in ‘sta Fortitudo, che avrebbe avuto bisogno di altri pezzi accanto. 10 punti, 4 rimbalzi e il 41% da 3, a prova di perifericità più che di amore per gli interni.

Dalmonte – voto 7+ – Ha una squadra diversa da quella del suo predecessore, e forse è bravo a far capire a chi c’è che, toccato il fondo, c’era una alternativa allo scavare. Non fa miracoli, ma riesce a trasmettere quel poco che serviva per attivare gente precedentemente abulica, e a far nozze con fichi secchi che lo portano a giocare partite importanti con roster all’osso. Ha un rendimento non clamoroso ma che sarebbe stato da playoff, ma soprattutto resta calmo e indifferente quando tutti attorno fanno rumore (cit,). E alla fine il vincitore è davvero lui, che non lascia alibi alla truppa ma nemmeno la mortifica, capendo che serviva forse più carota che non bastone, almeno nelle trasmissioni all’esterno. Oscar della stagione pur con record di 9-11.

Sacchetti – voto 4,5 – Difficile capire cosa sia capitato, al CT della Nazionale arrivato qui non certo con gente che si strappava i capelli per la scelta, e apparso come un umarell che nulla capiva di quanto capitasse in campo. Fa capire fin dalle prime dichiarazioni, già in Supercoppa, che manca entusiasmo e furore agonistico, e vai a capire perchè una squadra costruita per l’attacco non funzioni con lui che “il mio basket è di chi lo gioca”. E difficile dedurre se sia stato lui a non capire la squadra (con tanta gente che già conosceva), o se ci sia stato un qualcosa di paragonabile ad un ammutinamento. Dopo, le cose, almeno come atteggiamento, vanno meglio ma non poi più di tanto, ma con qualche risultato migliore del suo 1-7 (1-8, perchè sul campo si era perso pure a Roma). Chissà se in una ristampa del suo libro racconterà la sua verità.

Scrivanie e affini – voto 5Andrebbe fatta una media tra certe necessarie indulgenze figlie della situazione e il furore dei social che chiedevano dimissioni di massa anche quando magari usciva fuori la notizia di un trauma distorsivo per un giocatore, come se Pavani e soci fossero colpevoli anche delle scavigliate. Certo, a tratti non se ne è azzeccata una, ma se da un lato tante cose sono state proprio sbilenche, altre vanno apprezzate: l’aver cercato almeno nella parte peggiore dell’anno di mettere delle toppe (e almeno con Hunt e Saunders ci si ha relativamente preso), soprattutto. Ma il resto non è andato bene, per quella che è stata la prima vera stagione difficile e fortemente sotto le aspettative dal 2014. Ora è il caso di archiviare e correggere, a partire dal dover dare garanzie che parole come Comtec sono riapparse solo per caso, visto che qui si è già dato. E magari ristrutturare un po’ il ramo dirigenziale, perchè è chiaro che la buona volontà e la passione possono far arrivare fino ad un certo punto, ma per il vero salto di qualità verso la serenità urgono meno slanci emozionali e, forse, più razionalità. Qui si è provato a fare il passo più lungo della gamba (vedi Europa), slogandosela.

(FOTO DI VALENTINO ORSINI/ FORTITUDO PALLACANESTRO 103)

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