Sarebbe troppo facile ironizzare sui pensieri positivi e l’aria diversa e le buone sensazioni e i giocatori dimagriti di una estate fa. Da una settimana i nodi sono stati portati al pettine, i sassolini tolti dalle scarpe e già sono iniziate le previsioni per il futuro. Noi, anche solo per archivio, diamo le pagelle della dannata annata. Di giocatori forse mediocri, poco adatti o interessati al sacrificio (o meglio, a concretizzare le dichiarazioni in tal senso), di impossibili accoppiamenti tecnici, di gestioni sofferte e di errori collettivi. Il campo non mente, ahinoi.

Aradori – voto 4,5 – Divisivo come non mai, tra chi fin troppo ne viviseziona gli errori e chi davanti a lui va di acritiche turibolazioni e amorosi incensi. Trova in Martino uno che ci si affida a scatola fin troppo chiusa (quasi 30′ di media, minutaggio più alto del lotto) e ne accetta il fatto di essere difensivamente del tutto inadeguato, ottenendo in cambio – dopo il restyling fisico dell’estate – buone percentuali e le solite fuorvianti cifre (15 punti e discreta precisione). Uomo da secondo e terzo tiro ma non da ultimo e nemmno da penultimo, è però volente o nolente al quinto anno di fila in una squadra che delude (tranne forse il primo in F, che chissà se avrebbe fatto i playoff) ed essere leader statistico in una retrocessa chissà quanto conti. Sarebbe stato meglio trovargli una dimensione più consona per suggerne le qualità e limitarne i difetti, ma così non è andata, portandolo ad essere fin troppo condizionante per equilibri già precari. Con le statistiche si vince al fantabasket, non in campo.

Ashley – voto 5 – Scappa via non capendo che, mitigate le bizze, sarebbe potuto essere giocatore importante, portatore di qualcosa – la verticalità – totalmente assente nei vicini di ruolo. Si passa qualche partita a pensare di aver azzeccato la scelta, anche se è difficile capire come farlo basculare anche nella posizione, per lui carente come stazza, di 5. Va e viene, perdendo fiducia e facendola perdere, e chissà in un altro contesto come sarebbe andata. Ma questo li diremo per tanti, tanti altri giocatori. 10+5, più o meno come è andato a fare agli antipodi.

Baldasso – voto 5- – Lo sbandierato cuore Fortitudo, che lascia la truppa per Milano, e che alla notizia fece pensare che sarebbe andato a sventolare asciugamani per quelli che sventolavano asciugamani. Invece là trova un suo equilibrio e una sua logica, a prova che anche lui, da queste parti, non è stato messo in una struttura tattica adeguata. Fargli fare sia da regista che da guastatore ignorante (cit.) lo ha mandato in tilt, portandolo a passaggi in campo desolanti. Occasione persa: 6 punti di media, ma +/- che spiegano le onde negative che porta quando sale in campo. Meglio in Lombardia.

Benzing – voto 5- – Si dice che quando si è così alti, a girare in area qualche rimbalzo lo si prende anche solo perchè le bocce ti arrivano in testa. Ecco, qua siamo all’eccezione dato che gli oltre due metri germanici non sono riusciti ad arrivare alle tre carambole di media (2 virgola qualcosa), caratteristica peraltro tipica della sua carriera. Nemmeno si addentra nelle battaglie, accontentandosi di un tiro da fuori fin troppo esagerato che a volte va, a volte è una sciagura (citofonare Napoli). Sarebbe potuto essere un buon cambio, ma a chiedergli di fare 30′, magari anche il leader eccetera, è stato cercare di far uscire mele da un pero. 13 punti, 38% da 3, incluso l’indegno 0/8 contro Napoli.

Borra – voto 5 – Inizio con il botto e prove positive, poi la carrozza torna prepotentemente zucca e si capisce perchè il soggetto, con pregi e difetti, prima d’oggi non avesse mai giocato in serie A pur con 31 berrette, come si suol dire. Il problema non è stato lui, ma chi ha pensato potesse essere un cambio in un ruolo dove anche il titolare, ecco, non era di quelli su cui andare a fidarsi alla cieca. Facendo naufragare la retorica del cuore e del less is more, purtroppo. In A2, sai mai, potrebbe tornare utile.

Charalampopoulos – voto 6- – Arriva al posto di Ashley, con cui tecnicamente non c’entra assolutamente nulla. Parte male, poi ne esce un giocatore capace di fare un po’ di tutto, da canestri a rimbalzi, da voglia di lottare al caricarsi altrui pavidità sulle spalle. Ma non può diventare il leader da un momento all’altro, ed è chiaro che oltre non gli si poteva chiedere. Visti gli esordi si può dire che sia stato un acquisto non del tutto sbagliato, e nemmeno lui ha colpa se avrebbe avuto bisogno di altra gente attorno. 9+4 circa, crescendo dopo un inizio perplimente, se si può dire.

Durham – voto 4 – Si potrebbe dire che quello dei registi USA è un mondo talmente variegato dove è difficile pescare male, ma qui lo si è fatto. Brevilineo e con pessima mano, se la cava specie all’inizio con buoni passaggi ma una volta capito che oltre non sa andare, ecco che le difese si adeguano. Scoprendo i difetti di chi non sa dare grande ritmo, che forse palleggia troppo per quello che servirebbe, e che sa cercare servizi in area ma quasi mai agli esterni. Tradotto, diamola al primo che vedo e poi aspettiamo. Dignitosa difesa sulla palla ma non sull’uomo (ritradotto, o ruba o si fa saltare), pare più un buon piccolo da 3×3 a metà campo che non per la pallacanestro che seguiamo noi. Tutto qua. 7 punti e 5 assist di media (in vistoso calo durante l’anno) e un 31% al tiro francamente imbarazzante.

Fantinelli – voto 5,5 – Tempi di recupero che fecero infuriare Repesa già a fine agosto, e lunga Via Crucis terminata con il rientro in campo a primavera. In situazione tecnica compromessa (minuti anche da 4) e tardiva per potergli dare in mano la bacchetta da direttore d’orchestra. Molto è passato anche da qua, da come non si sia capito quando sarebbe potuto davvero rientrare, e come non si sia mai realmente attivato un suo sostituto. Senza entrare nelle discussioni estive su quello che sarebbe dovuto essere il suo ruolo (titolare? cambio?). Peccato. Cifre non significative.

Feldeine – voto 5 – Uno dei tanti misteri della stagione, per come sia stato cercato dopo lunga attesa, aspettato dopo infortuni di ogni tipo e genere, e alla fine salutato dopo grave crac. Alla fine è dura valutarlo, tra gare giocate da neofita, altre da rotto, altre concluse in anticipo (3 su 12): le cifre parlano di poco impatto al tiro (37%), di troppi alti e bassi, e la vaga impressione di essere uno di quelli che gioca camminando sulle uova per evitare ulteriori danni, peraltro inutilmente. Ad occhio, sarebbe (stato?) il classico giocatore da media A2, di quelli che prendono tanti tiri e tengono in linea di galleggiamento squadre di mezza classifica. Non certo l’uomo che ti cambia la stagione in A1. Enigmatico.

Frazier – voto 6- – Un punto interrogativo, per un giocatore che a tratti pare veramente l’unica buona pesca nel mercato estero e che poi si perde nella mancanza di continuità. O solo capire cosa dovrebbe fare dato che gli fanno fare il regista, il cambio degli esterni e la prima punta, per forza o per amore. Non si pesta i piedi con altri, come successo a tanti nel suo ruolo, ma è evidente che avrebbe avuto bisogno di qualcuno a metterlo in ritmo e non chiedergli di fare tutto da solo. Occasione persa, ennesimo tassello di un puzzle che poco aveva a che fare con gli altri pezzi. Ma in A1 un suo perchè ce lo ha eccome: più o meno 14 punti e percentuali di poco sotto il 50%.

Groselle – voto 5- – Resterà alla storia come il peggior tiratore di liberi della storia, peggiorando a Bologna il già non clamoroso (ma comunque migliore) 60% in carriera. Giocatore conscio dei suoi limiti e che nulla fa fuori dalle righe, ma che alla fine sono righe fin troppo strette per poter arrivare alla sufficienza. Un dignitoso pedigree che collassa davanti alla realtà di una squadra che avrebbe dovuto metterlo in ritmo e che spesso se ne dimentica, E lui che, senza palla in mano (nemmeno tanto maltrattata, viste le percentuali), nessuna altra utilità ha: rimbalzista poco sotto la media, intimidatore poco sotto la media, tutto un po’ sotto la media. Un altro che avrebbe avuto bisogno di altri attorno, però additarlo come causa di tutto, ecco, sarebbe falso. Non dimenticando, casomai, che era pure già stato annunciato da un’altra squadra, in Germania. 8+5, quasi il 60% al tiro e l’atroce 34% ai liberi già citato.

Gudmundsson – voto 4,5 – Uno dei primi spigoli su cui va a cozzare la stagione Fortitudo: era il play titolare, questo qua? Era un buon cambio? Ma di chi? Dal caos esce un giocatore sfiduciato fin dalla prima partita, che mostra buone cifre di destra e buona volontà che però svanisce davanti alla pericolosità offensiva nulla e, come in mille altri casi, ecco il classico uomo da sistema. Quale sistema, poi, non lo abbiamo scoperto nemmeno vivendo. Ma aver iniziato l’anno senza un regista credibile ha poi portato a quel ritardo mai colmato. 3 punti e il 25% al tiro sono però una sentenza inappellabile, Torna in Germania, dove fa un pochino meglio. Di lui resterà l’errore finale contro Reggio, primo sassolino della valanga e, soprattutto, primo caso di tiro finale fatto prendere da uno che non avrebbe mai e poi mai dovuto farlo, a differenza di altri.

Mancinelli – voto NG – Va bene il ruolo di capitano non giocatore se i giocatori li hai. Quando poi la situazione si complica sarebbe servito appunto un giocatore, e non una icona acciaccata che nulla può fare. Con il campanello dell’anagrafe che purtroppo suona a vuoto già da un po’: chiaro che se le condizioni fossero state più floride tutto sarebbe andato più sul velluto, ma così non è stato. E il suo manipolo di minuti giocati in stagione fanno capire che serviva qualcosa di più di un monumento al passato. Ora? In A2 il suo amico Amoroso è stato importante anche negli -anta, ma ne varrà la pena?

Procida – voto 5,5 – Si presenterà ai draft NBA con due retrocessioni di fila, questo dice il curriculum. Il campo ha detto di giocatore dai numeri pirotecnici, dall’atletismo di cui in questa squadra era l’unico depositario e di una tenuta difensiva, almeno nell’uno contro uno secco, di discreta fattura. Poi c’è il dover concretizzare e il mantenere una concentrazione costante, il non cercare solo l’azione da poster o da aggiornamento video promozionale, ma in un contesto di totale caos è difficile addebitargli la mancanza di soluzioni che nemmeno gli esperti avevano nelle loro opzioni. Si dibatterà a lungo sul poco spazio avuto: la percezione è che si poteva avere maggior coraggio, ma le gerarchie non sono state modificate. L’NBA forse no, ma il giocatore merita un ambito più stabile. 7 punti, oltre il 65% da 2, peccato.

Richardson – voto 5 – Segnava prima di arrivare in Fortitudo e continua a farlo dopo, in Polonia, dove ventella con facilità (17 di media e buone percentuali, qui eravamo alla metà circa). Paga l’atavico problema dei giocatori simili a lui in un ruolo già occupato e dove poco si fa per credere in alternative. Ovvio che il rendimento lo porta ad essere discusso e poi tagliato, però pure qua la domanda sorge spontanea, come diceva l’antico Lubrano: possibile che in Fortitudo si dimentichino tutti come si gioca a basket?

Totè – voto 5 – Avrebbe potuto avere davanti praterie di occasioni, visti i disastri nei ruoli di 4 e 5. Invece vai te a capire se collassi prima il fisico e poi la testa e viceversa, se è vero che si perde per strada e finisce poi a Napoli, uscendo pure qua dalle rotazioni. E chissà se una sua valorizzazione – ammesso fosse stato possibile – non avrebbe girato la stagione della Fortitudo, considerando lo sfacelo in quella zona del campo. 9+4 qua, unico capace di andare a recuperare gli sbilenchi tentativi di alley-hoop di Durham, solitamente scentrati di un metro.

Repesa – voto 4,5 – Il punto interrogativo a cui si attorciglia la stagione. Perchè vanno bene le giustificazioni mediche, ma a metà settembre non ci si chiedeva se sarebbe strippato, ma quando, con testimonianze di mezza Bologna a sentirlo brontolare di questo e quello. Non si capisce cosa abbia visto in buona parte dei giocatori scelti, e forse sarebbe stato più giusto avesse dato lui le risposte ai problemi che si stavano ponendo. Con il senno di poi, scelta sbagliata e figlia di percezioni sbagliate su quella che fosse l’attuale dimensione sia sua che della realtà Fortitudo.

Martino – voto 4,5- – La pesca era difficile, e comportava non solo il mettere a rischio il proprio curriculum ma anche il ricordo di quello che fu fino a 2 anni fa. Si potrà disquisire sull’opportunità di provarci o meno visto l’ambiente, e come tutto sommato sia stato vero che era al primo subentro in carriera, ma era poi un subentro dopo soli 40′ di stagione. Antimo non è rimbambito così come non era Phil Jackson prima, solo che forse è più adatto in certi contesti che non in altri. Il campo di certo non ha smentito qualche pregiudizio nei suoi confronti: meglio con gli esperti che non con i giovani (troppo Aradori, troppo poco Procida), meglio con poche rotazioni e via discorrendo, meglio nell’evitare problemi in situazioni positive che rendere positive situazioni problematiche. Diciamo che non lo si doveva mandare via due anni fa e non lo si doveva riprendere nello scorso autunno, Non è colpa sua se la squadra di ottobre fosse impresentabile, qualche colpa sul non essere riuscito a dare una scossa, però, forse c’è. D’altronde ci sono eccellenti pizzaioli che stentano sui dolci, e preparatori di arrosti che faticano a mettere su un piatto di pasta.

Scrivanie e affini – voto 4 – Altro da dire, oltre a tutto quello che è stato raccontato finora, non c’è. E non è questione di essere cattivi, in malafede o ingrati. Purtroppo, sono i fatti, che non hanno bisogno di altro.

(Foto Valentino Orsini – Fortitudo Pallacanestro 103)

Bolognabasket © 2000 - 2022 Tutti i diritti riservati

Testata giornalistica registrata presso Tribunale di Bologna, decreto 8225 del 03/02/2012

e-mail: [email protected]

Privacy e Cookie Policy | Bonus Scommesse | Feed RSS: