Appurato che in casa, episodi a parte, in un modo o nell’altro le partite le si riesce a chiudere, la Fortitudo sa benissimo che per fare il salto di qualità serve avere maggiore continuità all’interno delle gare in trasferta. Dove, per intenderci, è difficile andare avanti di 20 e poter così ammortizzare un eventuale passaggio a vuoto come quello dell’ultimo quarto con Jesi. E dove, quindi, le amnesie vengono punite molto più che con un dover rivincere le gare: si perde direttamente, punto e basta. Vero che la prossima fuori casa non è con la prima in classifica, ma non serve spiegare che la trasferta di Forlì, per mille e mille motivi, non sarà esattamente una gita enogastronomica.

Quello che le recenti paladozzate hanno detto è che questa Fortitudo deve ritrovare i suoi bilanciamenti, forse più davanti che non dietro, con l’arrivo di Legion. Ad occhio profano, l’impressione è che la squadra passi buona parte dei primi tempi a cercare di attivare le proprie prime punte americane: la cosa riesce anche, ma gli italiani sembrano metterci un po’ di più per capire che non devono essere solo dei passapalloni. Equilibri tra esterni da riaggiustare – non a caso Candi nelle ultime non è sembrato al meglio – come normale, forse, quando il motore viene cambiato e tutto deve essere visto in modo e maniera differente. Ci sono giocatori che non paiono patire le diverse distribuzioni di bocce (Mancinelli), altri che possono necessitare di tempi differenti. Da qui, chiaro, passerà molto della fortuna fortitudina quando si entrerà in primavera.

Forlì, quindi. Non ci fosse l’atavica polemica sul divieto di trasferte, sarebbe da prendere il PalaFiera ed ergerlo a vera casa Fortitudo, visto e considerato che su quel rettangolo di gioco si è invaso per festeggiare (promozioni, in questo caso) molto più di quanto non sia stato fatto al Paladozza, dove di gioie clamorose non se ne ricordano tante, schiaccione di Comegys nel 1993 a parte. L’Unieuro, di certo, scene di giubilo fin qui ne ha avute poche: erede di quella FL affossata due anni fa da Max Boccio, da neopromossa non sta facendo miracoli, anzi. Ultimo posto in classifica, con sole 4 vittorie, nessun gol esterno, e una serie negativa che ha toccato quota 12: per l’ultimo successo, infatti, si deve citofonare al 27 novembre scorso. In mezzo svariate rivoluzioni, con l’addio a coach Garelli – che non aveva solo un ruolo da allenatore, per intenderci – e l’arrivo di Giorgio Valli, ben conosciuto a Bologna. Poi, arrivi dal mercato: l’ala Castelli da Udine e la guardia americana Melvin Johnson, 3 partite, 20 di media e qualche eccesso di forzature nel tiro da 3, oltre all’alona Ryan Amoroso e all’esterno di passaporto inglese Adegboye, non esattamente preciso nelle due gare giocate fin qua. Classica hall di albergo tra ingressi e partenze, ma attenzione: Forlì ha perso le ultime 4 partite con un differenziale totale di 13, andando peraltro ad affrontare trasferte complesse e una casalinga con Trieste. Tradotto, non sono poi, come si suol dire, alla canna del gas.

Si gioca domenica alle 16, con diretta SkySport 2 e Radio Nettuno

(Foto di Fabio Pozzati)

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