Vandoni li voleva più funzionali che belli, e i suoi rispondono: la Fortitudo chiude l’anno solare con una vittoria casalinga che non è roba da raccontare a chi è rimasto a casa (Paladozza con qualche vuoto più del solito) ma che serve per tenere in vita una fiammella per la qualificazione al barrage di Coppa Italia. Milano è squadra ostica, fa delle difesa il suo principale punto di forza, e dopo una quindicina di minuti anche interessanti la partita diventa una mattonata che fa bene alla classifica e poco altro. E, come cantavano prima gli Scarafaggi e poi il Cocker, tanto per restare in ambito animalesco, un piccolo aiuto dagli amici (ma in questo caso anche dai nemici) male non fa, con la Fortitudo che ringrazia le misteriose rotazioni milanesi del secondo quarto per rientrare da un inizio di svantaggio, mettere il nasone avanti e portarlo fino alla fine. Ora occhio alle altre, soprattutto a Udine: basta che i friulani ne vincano una delle prossime due (mentre il girone d’andata bolognese è finito qua) e Coppa che resterà una illusione.

Giro di palla (degli altri) e difficoltà a coprire gli spazi. In un primo quarto dove Bologna riesce nell’impresa di chiudere a zero nella casella dei falli, Milano corre più di quanto non ci si aspettasse, specie utilizzando qualche recupero difensivo, arma le mani di Stijepovic in particolare, e quando non fa canestro si limita a chiudere le linee di passaggio di una Fortitudo dove, Valentini a parte, tutti sembrano troppo preoccupati di svolgere il compitino senza mai rompere le trame altrui. Ergo, 18-15 esterno al 10’.

Il giro di cambi aiuta la Fortitudo, anche perché Milano, dopo aver usufruito del primo fallo bolognese dopo 13’ e dopo aver ancora tenuto la testa sopra sul 26-23 al 14’, esagera nel turnover: quasi tutta la panchina meneghina in campo, e Bologna senza particolari esagerazioni ne approfitta, spazzando via il poco credibile quintetto milanese con un 16-0 che per metà è merito fortitudino, per metà regalo del coach avversario Ghizzinardi. La Fortitudo ringrazia, vola 39-26 ed è 41-30 al 20’.

Pochi fischi prima, tanti fischi poi, a spezzettare fin troppo un terzo quarto dove Bologna controlla con tanta di quella tranquillità da far quasi aumentare gli sbadigli più che l’esaltazione collettiva, ma non certo per colpe proprie. Si segna soprattutto dalla lunetta, la Fortitudo arriva fino al 58-42, poi un po’ di deconcentrazione permette un leggero (e nemmeno tanto sfruttato) rientro esterno, fino al 58-48 del 30’.

La difesa milanese diventa una ragnatela, e la Fortitudo non segna più: ci sarebbe di che spaventarsi, ma l’Urania, davanti, non sfrutta praterie e spazi figli della forse eccessiva ricerca dell’intercetto biancoblu. Così il divario non va sotto i 7 punti, malgrado la Effe stia tra il terzo e l’ultimo quarto una decina di minuti senza cesti dal campo e sfruttando solo qualche libero di Montano e due di Iannilli su fallo fischiato, forse, oltre i 24”. E allora, in cotanto mortorio, basta un gol di Valentini dopo duemila anni di silenzio su azione per tornare in doppia cifra di vantaggio e chiudere la partita.

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