Meno brusca di quanto non ci si aspettasse, ma comunque insidiosa fino alla fine o quasi: la trappola Brescia viene comunque evitata, per una Fortitudo che per una volta può lamentare di avere infermeria meno vuota degli avversari (fuori Holmes, Hollis e non solo in campo ma con ben pochi allenamenti sulle gambe) ma che torna alla vittoria grazie alla solita prova di gruppo e, soprattutto, al ritorno dei propri esterni. Candi e Montano, infatti, alternandosi nell’infilare il canestro, sono stati tra i protagonisti. Specie il più cinno, che nell’ultimo quarto, con tre triple, è stato per un bel po’ l’unico a fare canestro in mezzo ad una truppa che, forse, l’aveva già data per vinta. Comunque è andata, e ora buona sosta, per cercare di capire cosa fare di Amoroso mentre, comunque, le dirette concorrenti continuano a far bene eccome.

Ovazionato Cittadini per meriti sportivi prima della palla a due, si parte con canestro che pare rimasto largo come quello della gara con Matera, ma la cosa dura poco. Anche perché Brescia, pur con le sue zavorre infermieristiche, la palla la sa girare, e trovando una area bolognese dove non sono stati seminati dei piranhas, ecco come la partita diventa subito equilibrata, con leggera prevalenza lumbard. Alibegovic mette due volte la tripla del +4, e per andare al riposo con meno danni ci pensa Quaglia, con cinque punti in due tocchi di palla. Ed è 22-23 al 10’.

Malgrado le preveggenze boniciolliane su gara ipoteticamente figlia di fanghiglie scozzesi ottocenteschi, ci si diverte e si corre con gioia. Brescia spara più volte da tre, Montano dimostra che non è rimasto con la testa a Treviso, e si viaggia in equilibrio per quasi tutto il secondo quarto, con attacchi a far gol più di quanto le difese non pungano. Esterni per Bologna, maggiore varietà per Brescia, ma alla fine di una sparatoria tra Montano e Fernandez è anche giusto che al riposo il tabellone dica 45 da una parte e 45 dall’altra.

Poi, il classico terzo quarto fortitudino casalingo: la difesa diventa qualcosa di leggermente diverso, e Brescia inizia a non capirci nulla. Così, rendendo gli assalti al proprio fortino sbagliosi (CRUSCAAAAA!), arriva il parziale, 10-0, fatto di collettivo davanti e, appunto, morsicate dietro. Italiano e Quaglia riescono a dare il cambio agli esterni quando c’è bisogno di far punti, ed è 66-54 al 30’.

Tenuta Brescia a zero liberi tentati in 28’, arriva qualche eccesso di compensazione (un atroce tecnico per simulazione a Italiano su palla vagante), ma la lunetta non è amica degli ospiti, che hanno occasioni per rientrare dal -15 a cui erano piombati dopo l’iniziale tripla di Candi, ma non le sfruttano in toto. C’è comunque qualche alito, rimasto nel corpo del match, perché la Fortitudo non trova più assetti costanti e qualcosa lo lascia. Così vengono concessi i liberi del possibile -4, ne va dentro uno sì e uno no, e per andare a chiudere la partita serve tornare dai propri americani, che aiutano nel tornare 80-70. Il finale, quindi, è solo un lungo garbage per applausi eccetera. Ora, sosta.

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