Ci sarebbe di che chiedere indietro il biglietto, scherzosamente parlando, perché fin troppe partite della Fortitudo alla fine si assomigliano: inizio di studio, alti e bassi, e poi un secondo tempo dove si difende alla morte togliendo l’ossigeno dai polmoni degli avversari fino a rendere del tutto superfluo il finale. Così Bologna fa il suo 5-5 di bilancio a fine primo terzo di campionato come chiesto da Boniciolli, spalmando Ravenna dopo aver beccato un po’ troppo nei primi 10’ ma girando le cose, come classico, grazie alla difesa a metà campo e conseguenze varie.

Salutato con coro e non solo Matteo Malaventura, che da qualche parte qualcosa di storico lo fece (o meglio, lo andò a fare in particolare in zona PalaFiera forlivese), e ricordato il venticinquennale del dramma del Salvemini – onore alla Fossa che, forse, è tra le poche entità in città che ha questa cosa segnata sul calendario – si parte con attacchi fluidi, fin troppo. Bologna Danieleggia, Ravenna Deloacheggia, ma i romagnoli corrono meglio, prendono un granellino di vantaggio, e anche con il ribaltar di panchine la cosa rimane, fino al 22-17 esterno del 10’ e squadre largamente oltre il 60% al tiro collettivo.

Tanto gentil e tanto onesta pareva prima, tanto infangata e lenta la partita diventa poi, con le manovre che si vanno ad impantanare a metà campo senza trovare approcci che non siano portatori di due di picche. Ravenna si perde tra cambi e spuntature, la Fortitudo invece riesce a tenere una sua uniformità, riuscendo prima ad impattare (a quota 25, con assist di Montano per il pireota Quaglia) e poi a mettere il naso avanti per un attimo, con il solito incontrastato Daniel. Non è tempo per sgommare, però, con Smith che appoggia da solo e fa 31 pari, in discreto rallentamento del punteggio rispetto al primo quarto, al 20’.

Poi, lo spartito solito e classico di tante altre volte, con la spirale difensiva bolognese che strozza gli avversari senza quasi nemmeno dar l’impressione di sforzarsi. Prima con la coppia Iannilli-Daniel, poi con assetto più soft, ma la Fortitudo pare lasciar segnare Ravenna solo quando proprio decide di farlo, perché altrimenti nell’area biancoblu proprio non si gioca. Sintomatica è una stoppata di Daniel a Deloach, con il primo che si limita, semplicemente, ad aspettare il secondo in zona canestro. Per il resto, l’attacco gira con Sorrentino in total fiducia, Carraretto poco servito ma sempre caldo, e 10-0 di parziale iniziale che, viste queste premesse, viene tenuto anche in seguito, fino al 53-43 del 30’, con unico brivido per una caduta sbilanciata di Daniel che porta al ghiaccio sulla sua schiena.

Il resto è mancia, come diceva Gianfranco D’Angelo parafrasando l’uomo senza collo dello show serale. Rientra Daniel per far capire che non è successo niente, si sblocca pure Montano dopo troppi ferri, e il resto è solo un tranquillo entrare tra i due moli, attraccare e ricordare che al Paladozza, evidentemente, per far saltare il banco non bastano 10’ di buon attacco.

PITTMAN, "VALLI MI AVEVA SFIDATO A FAR BENE, IO MI SONO FATTO TROVARE PRONTO"
PESARO - FORTITUDO SUPERCOPPA 2001, PAGELLE E STATISTICHE