Il coach di Sassari Vincenzo Esposito è stato intervistato da Damiano Montanari su Stadio.
Ecco un estratto delle sue parole sulla Fortitudo.

Secondo me questa è una squadra da impatto immediato. Conosco Antimo Martino, lo seguo da anni e lo apprezzo. La società ha fatto bene ad affidargli la panchina. Siccome immagino che l’obiettivo del club sia arrivare non dico nei primi due, ma nei primi quattro posti, credo che sia stato allestito un roster in linea con questo traguardo. La presenza di veterani ha dei vantaggi. Dall’altra parte un allenatore giovane come Antimo, non avendo tanta storia e tanta esperienza, dovrà trovare la giusta collaborazione da parte dei senatori.
Sull’ingaggio di Leunen. E’ un tipo di lungo adatto alla Fortitudo che è stata costruita. L’ideale sarebbe stato prendere lo stesso tipo di giocatore, ma giovane, di valore e di alto livello. Solo che uno così, con quelle caratteristiche, va a giocare in Serie A o all’estero. Allora meglio un lungo come Leunen, che può fungere anche da play aggiunto ed è un’ottima persona: non credo assolutamente sia alla frutta. In Serie A poteva essere uno specialista giocando pochi minuti. In A2 è un lungo atipico e moderno da 20′. Mi piace tantissimo come persona e come personaggio. Non credo avrà problemi ad inserirsi nel gruppo.
Sul ruolo di Mancinelli. Dipende dalle aspettative nei suoi confronti, dalle sue aspet- tative e da quelle della Fortitudo. Per lui vale lo stesso discorso di Leunen. Se un giocatore è intelligente e capisce gli obiettivi, è perfetto. E’ ovvio che se pretende di giocare sempre 30 minuti perché è il capitano, di gestire la situazione dentro e fuori dal campo, allora non è adatto. Ora lo vedo bene vicino a Pini e a Leunen in una batteria di finti lunghi. Quando ci sono dei veterani in una squadra è fondamentale che ognuno di loro capisca il ruolo che ha. Se ci riesce, l’aspetto tecnico arriva con un filo di gas, perché è gente che fa quel lavoro da vent’anni.
La stagione scorsa è stata un fallimento? La Fortitudo è arrivata dove doveva arrivare. Poi, contro un’avversaria giovane come Casale Monferrato, capace di giocare una buona pallacanestro e non adatta alla tipologia di squadra che era quella Fortitudo, è stata eliminata, pagando anche la tanta pressione che si era portata dietro. E’ evidente che gli americani presi all’inizio non si sono incastrati in quell’organico. Ma dare la colpa solo a McCamey, Legion ed Okereafor non è giusto. Quando una stagione va male tutti hanno colpe: gli allenatori, i giocatori italiani, quelli stranieri. Uno forse ha deluso di più, ovvero McCamey, ma c’è stato chi ha remato contro, chi forse non si è sbattuto al massimo, chi ha giocato per le statistiche. La stagione della Fortitudo, arrivata comunque tra le prime quattro, non è stato deludente. Il risultato finale si è rivelato una delusione.
Sul profilo basso scelto dalla società. Credo che cambi poco. Più che un profilo basso, è importante avere un profilo di qualità. Si può anche dichiarare di puntare in alto senza fare gli sbruffoni. Un profilo basso non ti aiuta a non avere pressione in una piazza come quella della Fortitudo, che anche per una amichevole porta al Palazzo migliaia di tifosi.

(Foto di Fabio Pozzati)

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