Finisce 64-63 per l’Edimes Pavia una partita dove probabilmente nessuna delle due squadre avrebbe meritato di uscire con i due punti in classifica. Il Bignami torna a casa sconfitto e, leggendo le cifre che dicono parita’ al tiro (40%) e a rimbalzo (38), piange quelle 22 palle perse – 15 nella ripresa – che sono state l’unico dato che ha fatto pendere il match nella direzione casalinga. Occasione persa per trovare quella vittoria utile ad avvicinare il Capo di Buonasperanza, e di nuovo maledizione pavese dopo la sconfitta del Paladozza arrivata con tripla allo scadere. Per Ticchi, oltre alla sconfitta, anche la brutta notizia di un Progresso che pare in leggera involuzione in alcuni uomini, e che in trasferta non riesce piu’ a pungere dopo quei tre colpacci che erano stati la liana per sollevarsi dalle sabbie mobili delle prime giornate. Partita dove i coach hanno preparato bene la partita difensivamente (Brantley annulla Williams, una staffetta spegne Iuzzolino), vinta dall’Edimes grazie ad episodi nel finale.

Davanti ad un Palaravizza non esattamente pieno, e davanti a qualche trombetta d’esportazione, contro un Pavia che nel quintetto base ha di italiano il solo Iuzzolino (…), e’ Donzello a fare i primi balzi positivi, firmando un 6-0 iniziale. Pavia dopo qualche minuto apre il fuoco da 3 con il giustiziere dell’andata Brantley e con Iuzzolino, conquistando rispetto da fuori ed aprendo lo spazio per dare palla sotto, dove Watson e qualche rimbalzo offensivo aprono un minimo vantaggio sul 12-15. Attorno a Rush e Levin non produce nessuno, ed i primi punti alternativi arrivano dopo quasi 8′ con cesto di rapina di Faggiano. Abram entra ed infila due triple: 22-20 alla prima sirena.

Secondo quarto dove il grimaldello Masieri prova a fare cose che non sono esattamente nel suo DNA: penetrazione e stoppata uno, penetrazione e stoppata due. Pilutti lancia due sputnik dall’arco, Pavia non ne approfitta perche’ le perse fioccano come neve nei souvenir di Lourdes. Dopo 5 minuti il parziale e’ 4 pari, e per Castelmaggiore potrebbe essere ancora meglio se si tenesse a rimbalzo. Il Rush che rientra dopo la sosta ai box non e’ quello che era andato in doppia cifra dopo pochi minuti: sfondo e passi. Il coach pavese Martellossi si mette a zona, e Levin la spacca subito da fuori. E’ il 31-28 con cui si conclude il tempo. 9-8 il parziale, e le statistiche dicono che il trio Williams-Pilutti-Masieri fa virgola con 0/13.

Chi si sblocchera’ nel terzo quarto? Intanto ci prova Faggiano, con la tripla che riporta il Bignami al massimo vantaggio, ma dura poco: 0-5 di controbreak, e il primo canestro di Damon Wulliams arriva in un carnevale di perse e di infrazioni di passi viste, in alcuni casi, solo contro i piedi che concludono corpi vestiti da maglie rossoblu. Iuzzolino ha uno dei suoi rari ciuf e pareggia 40-40, Faggiano risponde. Ma la manovra bolognese resta tragicamente asfittica, e si va alla sirena sul 45-46.

Ultimo quarto dove Ticchi prova i due lunghi, ma senza Levin in campo la palla non gira in alcun modo. Abram si nasconde dietro ai blocchi in attacco, e in difesa vede Cooper lanciargli davanti le triple del vantaggio pavese, 48-54. Cristelli sbaglia il tapin del +8, Ticchi decide che puo’ fare a meno di Gerrod e Damon. E rischia di andargli bene: azione da 3 di Rush, tripla di Faggiano e Ghiacci, nuovo vantaggio sul 59-58. Poi, il solito finale al cardiopalma delle partite Bignami: Ghiacci recupera palla, Levin sfonda. 2 Brantley, 3 Pilu: 62-60. Brantley va in lunetta dopo regalo arbitrale (se c’era fallo, di certo il pivot pavese non stava neppure pensando a tirare, e il bonus non c’era ancora), 62-62. Ghiacci 1/2, Cooper 2/2. 63-64, ultima azione. A questo punto Ticchi ha il dilemma: ci provo con questi, o punto sulla voglia di riscatto dei miei Pallidi Colorati? Opta per la seconda. Abram congela, poi Williams si butta dentro. Arriva fino in fondo, ma l’appoggio e’ da dimenticare. Gli torna la palla in mano, altro tiro-disastro, amen. Al coach Bignami entra in testa una vecchia canzone dove Annie Lennox piangeva il suo “why?”. Era un prenderci, senza il computerone di Gerry Scotti a cancellare dallo schermo le opzioni sbagliate. Da un lato Pavia festeggia, dall’altro i denti torturano unghie dalla rabbia.

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