Campo difficile (nona vittoria consecutiva per Trieste in casa propria), acciacchi sparsi, bugiardini degli antibiotici usati più che i playbook. Alla fine la Fortitudo che esce sconfitta dalla domenica non sa se chiedersi cosa non sia andato, o invece far presente che in queste condizioni meglio non si poteva fare. Il solito bilancio, con il bicchiere che però alla fine si è palesato, infame, mezzo vuoto. In una gara dove tanto è girato sul tiro da 3, con Bologna che prima la metteva e poi non ne ha più visto nemmeno l’ombra, e Trieste che al contrario ha saputo aggiustarsi. Dove qualcosa l’hanno messo anche gli arbitri, ondivaghi e compensatori nelle azioni finali. Ma dove, alla fine, tanto sono contate le palle perse a centrocampo, che hanno dato ai padroni di casa la possibilità di mettere cesti, e di viaggiare nel tiro da 2 a lungo oltre il 60% (56% al 40’).

Partita che era nata male ma che poteva uscire fuori meglio, e dove ad esempio Legion avrà bisogno di riguardarsela un bel po’, per capire la differenza tra quelle gare in cui gli veniva chiesto di tirare e basta e quelle in cui l’intensità collettiva gli imporrà una variazione dei suoi approcci: glielo ha spiegato Boniciolli a fine gara, e lo si nota dalle cifre. 6/17, con qualche persa sparsa che sporca il lavoro da altre parti del campo (9 rimbalzi). Tanto passerà da lui, ieri buttato in acqua senza sapere che non avrebbe toccato. Poi cose varie, come Ruzzier che quando va fuori giri è chiaro che non è un bene. E, allora, peccato per come è andata.

Anche perché, a leggerla, sembrerebbe sia stato un macello. Eppure, è sempre e comunque una squadra arrivata ad un tiro dal pareggio, ciccato più e più volte. Evidentemente la durezza c’è, lo spirito e tutto il resto (i “valori morali”, dicitura spesso utilizzata da Ramagli). Poi, per fare il salto di qualità, servirà anche fare canestro.

Shine on you crazy diamond – La riesumazione di Candi, o il fatto che Knox, quando chiamato in causa, abbia risposto presente. Ma senza la giusta e necessaria continuità.

Another brick in the wall – Le perse di Ruzzier, come detto, e di tutto un settore di metà campo che ha foraggiato fin troppo i contropiedi e le schiacciate di Trieste. La pioggia, le percentuali.

(Foto di Fabio Pozzati)

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