Non sarà stata roba di quelle che possono essere portate nelle scuole elementari per convincere i ragazzini che il basket è sport bellissimo e che ambisce alla verticalità, ma seguendo il più classico dei pecunia non olet meglio portarla a casa anche dopo aver fatto 25 palle perse, perché poi tutto fa brodo per la classifica. Anche domeniche come questa, iniziata (ed è la terza di fila in casa) con il freno a mano tirato, e poi proseguita riuscendo a chiudere molto dietro (31% per Trieste alla fine) e ottenendo spremute anche da frutti non certo garantiti. Vince comunque la Fortitudo, andando se non altro a sigillare con la vittoria una settimana di sussurri non del tutto trascurabili (chi indovina la citazione vince un weekend dal parrucchiere di George Michael) e con l’addio a Roberts ormai deciso.

Chiaro che ora la squadra è di nuovo un cantiere, che nemmeno tanto si può mettere a costruir fondamenta sapendo che il prossimo inserimento di Nikolic, quando sarà, costringerà a nuove modifiche. E alla fine quel sogno di Boniciolli, ovvero avere un giorno la squadra completa per lavorare con calma, dovrà nuovamente essere postposto. Le scelte si possono sbagliare – onestamente, ammesso che i social possano avere anche un 5% di credibilità, non è la prima volta che una società sportiva taglia un americano, ergo il buridone è parso un po’ eccessivo – e ora sarà necessario andare a capire dove e come mettere la toppa. Intanto, se non altro, il buco è stato limitato, almeno per quel che riguarda la classifica.

La difesa, quindi, come punto di partenza per riuscire a capire dove andare in seguito. E allora felicità, perché poteva andare peggio: non servirà arrivare alla gara 4 con Brescia citata da Boniciolli a fine partita, ma intanto qualcosa si sta capendo. Ovvero, che la squadra oggi ha meno certezze di quella passata, e che tante cose sono ancora da mettere a posto. Ovvio, ma ricordiamoci una cosa: la squadra passata divenne tale dopo Pasqua, punto. Ora non siamo nemmeno ad un mese da Natale.

Shine on you crazy diamond – Il modo in cui Raucci è riuscito a capire che era partita adatta a lui. Andando a prendere il testimone da altri che sono più adatti alla quantità che non alla qualità. Candi, bravo a non deragliare. Gli altri, un po’ sparsi.

Another brick in the wall – Poca produttività da parte di Campogrande e Gandini, per il resto è ancora da capire che cosa sia Knox. Buono con la palla in mano, altrimenti solo ingombrante, se si può dire.

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