Ospite ieri della pagina Facebook del CIA Toscana, coach Djordjevic ha parlato a lungo rispondendo alle domande degli ascoltatori. Un estratto.

“Tenere la squadra in forma? Chi è rimasto qua si è allenato attorno alla Porelli, chi invece era fuori dall’Italia riceveva i programmi dal nostro preparatore atletico. Ho creato tre extrachat, una con gli americani, una con i serbi, una con gli italiani, oltre che altre con lo staff e la società. Abbiamo lavorato tanto, e anche se non c’era modo di controllare tutti si sono impegnati nella speranza di poter riprendere.
Teodosic? L’ho voluto fortemente per il rapporto che abbiamo da sei anni, una lunga conoscenza che mi ha portato a metterlo al centro del nostro progetto ed essere il nostro leader. E’ un giocatore che dà tanto e per questo chiede tanto, soprattutto a se stesso. Ci confrontiamo e a volte ci scontriamo perché entrambi abbiamo un solo obiettivo, ottenere la vittoria, e per questo sia io che lui siamo pronti a mettere da parte il nostro ego, che è il nemico principale.
Bologna? E’ rimasta una città molto viva che io ho vissuto con grande passione da giocatore, tanto che io dico a tutti che vivere la rivalità tra Virtus e Fortitudo è un’esperienza unica e che una carriera non è completa se non si ha la fortuna di sperimentarla, perché qui la pallacanestro è davvero sulla bocca di tutti e spetta a te far vedere quanto vali. L’ho anche vista pronta e determinata a riprendersi quel ruolo centrale che ha avuto non solo a livello nazionale, ma anche internazionale. Naturalmente tutto questo deve avvenire con merito.
I miei problemi con gli arbitri? Spesso manca comunicazione, anche perchè c’è pressione, sia su di loro che su di noi. Dobbiamo cercare di capirci meglio, specie quando c’è tensione.
Differenze arbitrali tra Italia ed Europa? Avendo fatto le coppe europee, la Champions, ho idea che gli arbitri siano legati ai propri campionati. Ho spesso parlato con i dirigenti arbitrali, è un problema legato allo sviluppo del basket: lo sport si è disperso su tanti paesi, in ogni posto c’è un tipo di gioco diverso, e anche per chi fischia è difficile tenere lo stesso criterio.
Come si riesce a gestire una squadra con tanti leader? Sono dell’idea che tu puoi avere una squadra vincente, ma non sarà mai campione se non ha un leader dentro. Devi essere fortunato a trovarlo, e che lui scelga il tuo progetto, dandoti la sua esperienza sul campo e nello spogliatoio. Ma non sempre il leader riesce ad essere tale, c’è bisogno che tutta la squadra, dal più importante a chi non gioca, abbia il suo momento importante e sappia cosa fare. Per questo io certo di rendere ognuno, quando serve, padrone del proprio ambiente: è un modo per essere apprezzati. Ma per gestire un leader serve prima la fortuna di averlo, poi lasciarlo fare sapendo che il ‘leader’ lo deve essere in tutto, per dare il buon esempio.
Esperienze con gli arbitri? Ho beccato tecnici, espulsioni, da allenatore a volte io li cerco, i tecnici, e ho l’educazione per non farmeli fischiare quando non ho voglia. Io cerco sempre di trovare gli stessi criteri arbitrali ovunque gioco, e non sempre capita.
Se mi aspettavo questo tipo di stagione dalla mia squadra? Sì. Ho una mia filosofia, con cui faccio le squadre. Io e Paolo Ronci abbiamo cercato di seguire la filosofia dell’altruismo, il passare la palla per dare ad ognuno la propria ribalta e i titoli sui giornali. L’anno scorso eravamo ultimi negli assist, quest’anno siamo i primi”

(foto Virtus Pallacanestro)

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