Befana beffarda per la Fortitudo, che a Mantova perde una partita se vogliamo con storyboard simile a quello di Chieti (bene prima, malissimo poi, bene ma non abbastanza infine) ma che lascia, se possibile, ancora più amaro in bocca. Non tanto per la prestazione, di certo migliore rispetto alla roba vista in Abruzzo, quanto perché nuovamente, come fu all’andata nella pseudocasa di Rimini, gli Stings non sono sembrati poi così superiori alla Fortitudo. Però c’è sempre qualcosa che manca, a Bologna: fortuna, esperienza, furbizia, quel che si vuole. Così un parzialaccio a metà secondo tempo di 24-10 viene interrotto troppo tardi: Bologna rimonta senza l’espulso Boniciolli in panchina, ma anche questa volta si fa 99 ma non 100. Ora la sosta, in attesa di recuperare Flowers (in panchina ma non utilizzato), di scoprire Amoroso, e chissà cosa altro, se altro ci sarà.

Rimesso dopo un po’ Candi in quintetto, proprio il cinno inizia a fare cose buone diventando pressatore al limite dello stalking su Di Bella, ma quel che Bologna ottiene a metà campo lo paga in area, dove vengono concessi rimbalzi offensivi più di quanto non si dovrebbe e permettendo così a Ndoja, in particolare, di tenere Mantova in parità se non avanti. Un antisportivo di Italiano non viene pagato più di tanto, mentre Boniciolli libera subito dalla tuta Campogrande oltre a Quaglia, e si vede chiudere il primo quarto avanti 16-15 grazie ad un buzzer di Sorrentino dai sei metri e settantaquattro.

Si continua a difendere più che ad attaccare, e l’unico mantovano a cui Bologna fatica nel cucire abito su misura è il lungo Simms. Ma stavolta il centro campo regge, con Montano che al momento dello sbloccarsi aiuta la Fortitudo a prendere cinque di vantaggio (28-23 al 17’). Arriva un tecnico contro la panchina Fortitudo dopo un fallo di Candi su Di Bella figlio, forse, di troppo rispetto per l’anzianità, ma ad avvicinare Mantova al 20’ è una tripla di Gergati, primo gol da fuori locale nella partita dopo undici sdeng consecutivi. Ed è 33-31 al 20’.

Tra sonnolenze difensive e superficialità offensive ci mette poche azioni, Boniciolli, a chiamare timeout e cambiare praticamente tutto quello che aveva iniziato il quarto. Così, piombata in un attimo a -5, Bologna cerca di risalire con il secondo quintetto, trovando buona volontà da Sorrentino e Quaglia, ma faticando a trovare continuità dopo aver reimpattato. Si fa 43 pari, poi un altro blackout permette a Mantova di sgasare, complice anche una insolita difficoltà bolognese nel superare la metà campo. 11-2 di parziale, e solo due liberi di Candi per mitigare la ferita, con il 30’ che arriva sul 54-47 per Mantova.

Il decino arrivo con tripla di un sempre più eccitato Hurtt, mentre l’ennesima fischiata contro Candi nei duelli tra registi porta Boniciolli alla sfuriata con successivo tecnico ed espulsione. Mantova è in totale fiducia, Ndoja tripleggia con stabellata, Hurtt segnerebbe anche con Raucci a cercar di levargli il sospensorio, ed è 67-53. Chiusa? No, perché Mantova smette praticamente di giocare, aprendo praterie difensive dove Bologna, con l’unico attimo di sveglia da parte di Daniel, riesce a produrre un 12-0 di parziale che riapre tutto. Ci sarebbe di che provare ad arrivare fino in fondo, ma poi sono le piccole cose che fanno la differenza: Candi cicca il +1, Moraschini mette tripla con tanto odore di derby sopra, e sul 65-70 lo sprint per la Fortitudo diventa complicato. Montano sbaglia una opzione pareggio con palla che gira ed esce, Simms mette due liberi non del tutto scontati, qualche zifolata non rende felice la tribù bolognese, ma ancora Montano a 20” mette il -2 in sottomano. Si deve far fallo, Di Bella va in lunetta, Moraschini anche, e finisce come all’andata, con inutile tripla finale di Carraretto.

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