Una delle cose che più si nota, nella Fortitudo di quest’anno, è la mancanza di quella ferocia che nelle due passate stagioni era stata la principale fonte di risultati positivi. Ovvero, quel girare l’interruttore, il valentinmazzoliano segnale del rimboccarsi le maniche, che portava gli avversari a capire che non ci sarebbe stato più nulla da fare. Roba non sempre vista, negli ultimi mesi: le partite sono state anche portate a casa, ma dando sempre l’impressione, agli altri, di potercela comunque fare. Lo dice anche Boniciolli, che qualcosa nella fame è venuta meno: imborghesimento? Appagatezza? Apice già raggiunto e margini di miglioramento ormai esauriti? Vattelappesca. Comunque sia, se altre Fortitudo negli anni passati peccavano di tremolio alle gambe davanti alla pressione, al Paladozza eccetera, questa pecca, forse, di poca ferocia. Punto.

Poi chiaro, non è il derby la partita che si potrà affrontare senza l’occhio della tigre, citando l’oriundo passaportato Balboa. Derby che torna al Paladozza dopo otto anni, e nel quale i biancoblu dovranno, se non altro, cancellare quell’atroce immagine di Vukcevic infilante il cesto che fu il primo, principale, mattone della retrocessione sul campo di quella masnada di giocatori poco amalgamati e pochissimo pagati. Derby, e dovrebbe bastare questo, ma è anche vero che esistono tante buone ragioni per sopravvivere anche se, venerdì, dovesse uscire il 2 in schedina. Perché il campionato è lungo, perché ad esempio un po’ di anni fa Finelli e compagni (giocatori molto ben amalgamati e pochissimo pagati) con Forlì iniziarono a vincere solo in finale e non certo prima. Perché, e Boniciolli lo sa bene, vincere un derby non ti garantisce nemmeno di essere sulla panchina Effe il giorno dopo. Insomma, lo dicono anche le Sacre Scritture, che la crocifissione del venerdì può comunque portare a successiva Resurrezione e ascesa al cielo.

E allora? Di certo questo derby di ritorno non è stato atteso come quello dell’andata, che per mille motivi ha iniziato il suo “pre” già in estate. La Fortitudo dovrà affrontarlo sapendo che c’è sì da dare soddisfazioni alla propria gente, ma con la maturità indispensabile per ricordare che, a vincerlo, dopo al massimo si potrà provare a migliorare la propria posizione in classifica e nulla sarà stato conquistato. E, a perderlo, ci sarà tutto il tempo per capire dove migliorare, metabolizzare e riprovare nei playoff. L’errore sarà quello di credere, nel bene e nel male, che il mondo terminerà alla distribuzione dei referti a fine gara. Così non sarà, anche se – lapalissiano – sarà meglio vincere di 30 che non perdere di uno allo scadere per gol di Zoff. Ma guai, a pensare che il mondo non andrà avanti.

(Foto di Fabio Pozzati)

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