Alla fine, forse, è stato il modo peggiore di perdere il derby che non poteva essere vinto. Perchè non c’è stata nè la prova orgogliosa e gagliarda che poteva rivitalizzare e rendere speranzoso l’ambiente, in modalità Milano. Ma nemmeno il tracollo senza mai colpo ferire che poteva portare ad inevitabili ed impellenti decisioni, in modalità Bamberg o Treviso. Una ibrida via di mezzo, una specie di rassegnata impotenza laddove la Virtus ha prima giochicchiato specchiandosi un po’ troppo nelle proprie bellezze. E poi, quando ha deciso di chiuderla, l’ha chiusa senza bisogno di andare troppo ad infierire. Rendendo la Fortitudo, di fatto, spettatrice senza carne nè pesce. Con cifre impietose, alla fine: -17 a rimbalzo, 27 assist concessi, 64% da 2 peraltro annacquato nel finale. Insomma: quando il gioco si è fatto duro, chi duro non lo è stato è rimasto fuori a guardare, tutto qua.

Con una squadra meno scalcinata di altre, con il rientro di Happ e l’inserimento di Saunders, una prossima Fortitudo al completo rischia pure di essere fin troppo lunga, quantitativamente: c’è un esterno in più, in apparenza, e uno tra Totè e Cusin che pare di troppo (anche se per ora di due non se ne fa uno). Ma intanto la classifica strapiange, con un dato che è inquietante: di dieci partite giocate alla Unipol Arena – questo il totale tra coppe, supercoppe e anche la pseudotrasferta a Reggio – se ne sono perse otto, rendendo ancora più evidente la totale mancanza di fattore campo: ok, vale per tutti, ma l’idea è che se si fosse rimasti al Paladozza, anche a porte chiuse, un qualcosa sarebbe stato diverso. Per ora poco da raccontare: la società non è contenta, i giocatori non sono contenti, l’allenatore non è contento, e il pubblico manderebbe tutto questo pacchetto a zappare. Benvenuti, quindi, in casa Fortitudo ai tempi del Covid.

Adesso? Adesso altra sosta, dove nemmeno Sacchetti – in Nazionale – potrà lavorare sui suoi giocatori. Si spera di recuperare l’indispensabile Fantinelli, si spera di recuperare Aradori, si spera di capire, con un po’ di costanza in più negli allenamenti, così da capire se davvero ‘sta squadra sia da ultimo posto o se, in condizioni meno peggiori, possa almeno lavoricchiare per la classica salvezza tranquilla. Lasciando il resto a tempi migliori, che ora non sembrano poi vicinissimi.

La Fortitudo è una regola – Per ora di regole non ce ne sono: nè quelle difensive, nè quelle offensive. Solo tanti alibi, alcuni nemmeno poi così solidi, a giustificare l’ultimo posto. E chissà se il pubblico, ieri, avrebbe sostenuto la squadra o avrebbe preferito, alla fine, il classico andate a lavorare.

Ci stiamo sbagliando ragazzi – Forse ci siamo sbagliati tutti. Da chi riteneva la squadra (al completo) quasi da semifinale, da chi – ora tutti nascosti – esaltava Sacchetti rispetto all’inesperto Martino, da chi ha passato l’autunno a chiedersi quanti sarebbero potuti entrare al derby, da chi ora rischia quasi di dover segare qualcuno in un roster che, al completo, fa 13 giocatori comprendendo anche Palumbo e Dellosto. Yuk.

(Foto Valentino Orsini – Fortitudo Pallacanestro 103)

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