Ormai Boniciolli se lo dovrà aspettare da qui all’infinito, il concetto di pareggio: per chi non se lo ricordasse, nel 2001 vinse un derby contro una Virtus a cui mancava Griffith, Ettore Messina parlò di pareggio, Ciolli ci ricamò una battuta una volta, e la cosa gli è rimasta addosso. E sa benissimo che, con i pareggi, nel basket ci si fa poco: alla fine il derby lo hanno vinto gli altri, vista dalla parte fortitudina, e con le pacche sulle spalle non si gode poi tanto. Anche se è normale che chi guarda la partita lontano dagli occhi dei tifosi non può non rimarcare, ricordando che i pronostici del pregara erano, diciamocelo, abbastanza funesti: questi se la faranno sotto, questi sono nel panico, questi sono ipertesi, varie ed eventuali. Invece, alla fine, trovando come sempre ogni volta un protagonista diverso, si è arrivati ad un passo dal vincerla. Purtroppo, quando non hai l’Umeh della situazione, devi sperare che nessuno dei tuoi stecchi. In Fortitudo qualcuno l’ha steccata, ed ecco la minima differenza da dove è nata.

Lo avevamo detto nel prepartita, che la grande prova di maturità fortitudina sarebbe stata l’accettare qualsiasi risultato fosse arrivato dalla Befana con serenità: vittoria, sconfitta, pareggio. E, alla fine, è giusto che il coach rimarchi come non si può pensare che la squadra di ieri sia la stessa con problemi di lassativo vista in altre occasioni. Sarà la trasferta di Verona dimostrazione che la lezione è stata imparata? Ecco, basterebbe questo. Poi si potrà parlare del clima che continua ad esserci attorno a questa squadra, dei famosi haters e altri che anche ieri, in parterre, qualche insulto all’allenatore lo ha tirato.

E allora si faccia così: Boniciolli dica – ma mica lo ha mai negato – di aver ciccato la scelta Roberts, di aver ciccato la scelta Nikolic (se vogliamo più grave, perché avevi avuto il tempo di provarlo in garanzia), e che ora non sbagli la prossima scelta dell’americano. Continuare a dividersi sulla sua presenza non è che aiuti poi tanto questo gruppo, ed è chiaro che i venti velenosi non sono figli di giudizi di campo ma solo, ed esclusivamente, personali. Certo, nemmeno Knox sembra la pesca migliore della storia, ma quello che c’è attorno, vedendo come i ragazzi italiani (non quelli che volevano imitare i Take That) si stanno sbattendo, forse è attribuibile al lavoro dello staff tecnico. Negarlo è malafede, punto e basta.

Shine on you crazy diamond – Ruzzier si è smascherato e ha fatto partitona, assieme a Montano che in altre occasioni (Treviso lo scorso anno) davanti a grandi pressioni esterne si afflosciava. Poi Italiano, la volontà di Nikolic: si è perso di un punto, non dimentichiamocelo.

Another brick in the wall – Knox lo aveva detto, che non credeva il derby potesse essere chissà che. Per questo è doppiamente colpevole. Poi, quel – diciamo – poco ispirato entrato in campo ad urlare in faccia a Candi una serie di insulti: la tv lo ha ripreso, qualcuno faccia qualcosa. Altrimenti la si pianti di riempirsi la bocca di come siamo tutti belli, bravi, e pronti alla prevenzione.

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