Quello che esce dal derby, è l’idea che questa Fortitudo, specie in casa, possa davvero battere chiunque. Ma anche, come evidenziato dal coach a fine gara, che si mangi sempre un po’ meno di quanto non cucinato, con il rischio che, alla fine, la pancia resti vuota. Alla fine del primo tempo, ieri, chi avesse visto la partita senza leggere il punteggio avrebbe potuto pensare ad una mattanza, ad una Virtus triturata e ad un divario che poteva entrare in lizza con i trentelli e i quarantelli storici. Invece, erano solo 8, i punti di divario. E anche nel secondo tempo, dopo aver sfiorato il ventello, la gara è tornata quasi punto a punto. Vero che la Effe aveva davanti la capolista, peraltro esperta in rimontoni: però, quasi come par condicio collettiva, i Ciolli’s hanno trattato la Virtus come tante già viste. Ovvero ti surclasso, ma non ti uccido, poi sai mai. E, dopo aver citato Rocky nel prepartita, riproponiamolo: puoi anche dare tutte le mazzate che vuoi al tuo avversario (vero Apollo? Vero io-ti-spiezzo-in-due?), ma se non lo finisci, non è poi detto che tu vinca per forza.

C’era Lawson acciaccato (e Boniciolli a fine gara ha perso l’occasione per autocitarsi e far presente voglio vedere chi dice che abbiamo vinto perché c’era Lawson acciaccato, anche se oggi gli elenchi del telefono non esistono più), e bravo è stato Knox a battere laddove il dente doleva. Ma, soprattutto, c’è stata una Fortitudo che ha giocato con una pazzesca intensità difensiva, tradottasi poi in attacchi in fiducia. Perché non sia mancato il colpo del KO lo si dovrà studiare, tenendo conto che se Mancinelli non si fosse trasformato in Nowitzki, alla fine, poteva finire davvero in maniera diversa.

E adesso? Iniezione di fiducia collettiva, ma anche la necessità di restare con i piedi per terra, dato che la storia dimostra come, specie in campo Fortitudo, le sbornie post derby vinto non hanno mai fatto benissimo. Sapendo e ricordando che la sfida vera inizia dai playoff, in attesa di sapere chi prenderà il posto del tagliato Knox, e se da Caserta arriverà qualcosa. Intanto, comunque, il derby dice che la Fortitudo c’è, almeno per 30 minuti a partita. Si arrivasse a 40, potrebbe essere una primavera felice.

Shine on you crazy diamond – Mancinelli l’ha dominata nel finale, quando attorno si stava perdendo la bussola. L’inizio di Knox, a cui dovrebbero fare una flebo di siero PX41 (chi è esperto di Minions capirà) per farlo diventare devastante. La freddezza di Candi. E poi, una chiosa: belle le maglie nuove, e anche fortunate. Visto come la sfida con i pois sia chiaro chi l’abbia vinta, non sarebbe il caso di archiviare i pigiami e fare tutti felici?

Another brick in the wall – Alla prossima.

(Foto di Fabio Pozzati)

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