Carlos Delfino è stato intervistato sul Resto del Carlino.
Un estratto delle sue parole.

E’ stata una sorpresa e ho accettato subito perché sono un tifoso. Mi sono aggiunto a una squadra che aveva già fatto un gran bel percorso, quindi, sono contento di essere entrato in un gruppo che ha fatto uno splendido lavoro e penso di essere in grado di dare una mano, anche se non c’è tanto da dare perché il lavoro è già quasi finito.
Per la prossima stagione? Non ho contratto per l’anno prossimo, quindi, siccome non ce l’ho sono contento di aiutare la Fortitudo in questo momento. Quando sono stato chiamato la Effe accusava qualche acciacco e aveva perso una partita, sono stato contattato dal presidente Christian Pavani e non ci ho pensato un secondo. Per una sola squadra sarei sceso in serie A2, la Fortitudo. Magari facciamo la promozione, magari c’è la possibilità di continuare, perché qui io mi sento come a casa: nell’ultima partita mi sono tornati in mente tremila ricordi di 15 anni fa.

Il primo? Sentire la gente che sostiene la squadra. Il PalaDozza è un posto unico per giocare a basket perché è un teatro. Da qualsiasi angolo vedi tutto il campo e sul parquet senti sempre la gente che tifa per te. L’emozione che il tuo pubblico ti fa provare quando rubi una palla è indescrivibile. I rumori ti esaltano e ti danno la carica. Tutto è rimasto come allora, i ricordi sono uguali al presente.

Mi sono arrivati tanti messaggi non solo dall’Italia, ma anche dall’estero. La gente che mi ha conosciuto sa quali sono i miei motori emozionali che fanno stare ancora in campo e nell’augurarmi il meglio possibile si sono anche complimentati per essere tornati in un posto che mi ha visto crescere. Non sarebbe corretto dirne uno. Molti messaggi sono arrivati dai social, in questi tante volte i tifosi mi hanno chiesto di tornare, così come mi hanno fatto capire quanto abbiano apprezzato il fatto che io non sia andato in Virtus. Ho giocato nella NBA e quando gli altri si presentavano citando l’università da cui provenivano, io dicevo che la mia università era la Fortitudo, perché è qui che sono cresciuto e per questo non potevo non tornare.

(Foto Giulia Pesino)

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