Carlos Delfino, che nei mesi scorsi è stato a lungo accostato alla Fortitudo, ha parlato a Damiano Montanari di Stadio

Tutta la verità. Sul suo stato di salute, sull’esperienza alle Olimpiadi, sul suo futuro. E sulla Fortitudo. A parlare è Carlos Delfino, in un’intervista esclusiva: “Era da prima delle Olimpiadi che non ne rilasciavo in Italia”

Prima di tutto, come sta? “Sto bene. Mi sono allenato in Argentina, a Santa Fé, con l’Union. L’assenza di offerte interessanti e questioni personali mi hanno portato a fermarmi, per il momento. Così sono venuto in Italia con la mia famiglia”.

Si è parlato della sua trattativa con la Fortitudo. Che margini ci sono per rivederla in bianco blu? “Con la Fortitudo ho parlato una sola volta, due mesi fa, quando Pavani e Lamma sono venuti qui a Cento. Siamo rimasti d’accordo che ci saremmo risentiti. Io avevo bisogno di portare la mia famiglia in Argentina per questioni personali. Ho chiesto un periodo di tempo. Poi mi è stato detto che, nel momento in cui si sarebbe potuto concludere l’accordo, la Fortitudo aveva scelto un’alternativa”.

Si dice per una «escape» che alla Fortitudo non è piaciuta. “Non credo che il problema sia stato quello. Ma è vero: avevo chiesto la possibilità di valutare l’opportunità di andare a giocare in Eurocup, in Eurolega o in qualcosa di più grande se si fosse presentata l’occasione”.

Rifiutata la pista spagnola, Delfino sembra avere estimatori in Germania. A gennaio potrebbe riaccendersi l’interesse per la Fortitudo? “Non so dove sarò a gennaio, se giocherò ancora o se avrò smesso. L’unica cosa che dico è che ho sentito la società una sola volta, poi l’unico con cui ho parlato è stato Boniciolli, che mi ha chiamato per chiarire alcune cose. Io e Matteo ci siamo incontrati due o tre volte al ristorante e abbiamo parlato. Tra noi c’è una stima reciproca. E’ stato lui a dirmi che la Fortitudo aveva scelto Nikolic. Speravo di avere firmato già oggi per un club, ma non chiudo nessuna porta. La mia famiglia è a Cento, lo staff medico che mi ha seguito è a Bologna: il professor Giannini, che a novembre 2015 ha fatto l’intervento, il dottor Alessandro Lelli, che ha curato il trattamento con le cellule staminali, Ugo Cavina, che lavorava in Fortitudo ai miei tempi, ma anche Iacopo Marzocchi, che è il fisioterapista della Virtus ed è venuto con me in Argentina per prepararmi al meglio per le Olimpiadi. Avendo lavorato con tutti loro, giocare qui a Bologna per me sarebbe una magia. Ma non è detto che tornerò qui al cento per cento”.

Valuterebbe anche una eventuale offerta della Virtus? “Non chiudo la porta a nessuno. Se mi arriverà un’offerta dai «cugini» ci penserò, come se mi arriverà da altre squadre vicine. Quali? Venendo dall’Argentina, in Italia tutte le squadre sono vicine. A me interessa stare vicino alla mia famiglia”.

E’ deluso di non avere firmato per la Fortitudo? “Assolutamente no. Ho 34 anni e faccio il professionista da quando ne avevo 16. La Fortitudo ha scelto Nikolic che già si allenava con la squadra. Comprendo la decisione”.

E’ vero che il problema non è stato di natura economica? “Non ho mai parlato di soldi e non c’è mai stato un contratto da firmare. Ma si è parlato di disponibilità e io ho dato la mia perchè voglio stare vicino alla mia famiglia”

Ha visto la partita tra Ferrara e Fortitudo? “Sì, in televisione, con tutta la famiglia. La Fortitudo è una squadra molto «boniciolliana», corre, è intensa”

Chi l’ha impressionata di più? “Il «giovane» Mancinelli: rivederlo è stato un piacere. L’Aquila ha un gruppo futuribile”

In questa squadra come vedrebbe Delfino? “Sono sempre stato un giocatore amato più dagli allenatori che dai tifosi e dai presidenti, perché non sono un cannoniere, o una prima scelta o il migliore difensore, ma so fare un po’ di tutto”

Forse è anche per questo che Boniciolli la stima tanto. “Penso di sì. Mi adatto a qualsiasi sistema, non pretendo il contrario”

Come valuta la sua esperienza alle Olimpiadi? “Sono stato molto contento di essere tornato a giocare e di avere chiuso un ciclo con la Nazionale accanto a Ginobili, Nocioni, Scola. I tre anni in cui sono stato fermo e i sette interventi subiti al piede sono stati ripagati dai 4-5′ giocati insieme a loro. Con il cuore sono stato contentissimo ed euforico, ma con la testa avrei voluto avere più gambe e più fiato”

Se pensa alla Fortitudo quale è il primo ricordo? “L’Eurolega nel 2004, la finale, il modo in cui giocavamo. Mi piaceva la pallacanestro molto «fresca» di Repesa. Ho ancora tanti amici di quel gruppo: il Poz, Thomas (Van Den Spiegel), Beli, che ho incontrato in giro in America, il Mancio, che ho rrtrovato da poco. Ed Emilio Kovacic, con cui ho un grande rapporto”

E la Fortitudo di oggi? E’ da promozione? “Ne parlavo ora con Ricky (Cortese). Ci sono tante squadre costruite molto bene, non solo la Fortitudo, ma anche la Virtus, Treviso, la stessa Ferrara. La Fortitudo, però, ha una spinta in più: con il suo pubblico è come se giocasse in casa quasi ovunque”

Che effetto le fa vedere il derby in A2? “Dovrà essere una festa. Il ritorno del derby è sicuramente una cosa super per tutti”

Nei prossimi giorni potrebbe allenarsi con la Fortitudo? “Può darsi. Ho offerte anche in Argentina, là fa caldo, mentre qui no. Ma vedremo in questi giorni. Matteo mi ha sempre detto di andare quando volevo. E io ascolto sempre tutti”

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