Davide Bruttini, che oggi firmerà con la Virtus, è stato intervistato dal Resto del Carlino.
Ecco le sue parole:

Si realizza un pensiero che avevo da tempo. A inizio stagione mi ero detto che se le cose non fossero andate per il verso giusto a Brescia, la Virtus sarebbe stato il club dove mi sarebbe piaciuto giocare per la sua storia, per il suo pubblico e anche per la voglia di misurarsi con una piazza importante. Alla fine questo pensiero si è concretizzato, partendo dal fatto che alla Vu Nera serviva un giocatore con le mie caratteristiche e che non avevo più spazio in questa realtà.

Due anni fa una promozione con Torino, l’anno scorso con Brescia: il suo arrivo alla Virtus significa che il club punta alla promozione? Questo non lo so, quello che posso dire è che c’è un solo posto disponibile per 32 squadre, per cui è molto difficile riuscirci. L’anno scorso con Brescia pensavamo sempre e solo alla gara successiva anche se non potevamo ignorare gli investimenti che la società aveva fatto. Credo che a Bologna la situazione sia la stessa: il fatto che in questo momento la squadra sia prima significa che si può tentare la scalata, ma il miglior modo per provarci è parlare poco e lavorare molto.

Chi conosce della Virtus? Ho avuto come compagni di squadra sia Guido Rosselli che Klaudio Ndoja e con loro mi sono trovato molto bene. Poi c’è Andrea Nobili che ho avuto come fisioterapista a Imola, mentre Christian Fedrigo mi ha allenato nelle varie nazionali giovanili. Poi il preparatore atletico Carlo Voltolini è di Siena come me. Molti altri li ho incontrati tante volte sul campo.

Da ragazzo ha avuto la possibilità di vivere l’ebbrezza del derby dall’altra parte della barricata. Si sente pronto per la gara di ritorno contro la Fortitudo? All’epoca avevo un ruolo marginale, dato che ero un giovane alla prima esperienza lontano da casa. Inoltre i tempi erano molto diversi, e con gli investimenti di allora ora si allestirebbero squadre importanti. In questo contesto io mi ricordo che molto tempo prima che questa partita si disputasse l’ambiente era già in fibrillazione pensando a cosa sarebbe successo quel giorno. Ho visto le 9000 persone del derby di andata e penso che nessuno è mai veramente pronto fino in fondo quando deve affrontare un incontro del genere.

La Virtus sarà il suo ultimo club prima di appendere le scarpe al chiodo? Non lo so, quello che posso dire è che a febbraio compirò 30 anni e sento ancora di poter giocare. Certo, non sono più un ragazzino e alla Virtus sarò uno dei più anziani, per cui dovrò mettere la mia esperienza a servizio del gruppo.

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