Scopertasi non nuda – sarebbe troppo – ma se non altro non del tutto vestita dopo la sconfitta al Paladozza, la Fortitudo avrà passato la settimana a capire quali possano essere stati gli errori rimediabili, palesati di fronte ad una Brescia costruita per latitudini più settentrionali. Diversa la questione riguardanti le problematiche strutturali: regia poco illuminata, esterni non difensivamente esplosivi, lunghi svagati. Il problema è e sarà quello di capire, con la suddetta struttura, dove si voglia arrivare: nessuno ha mai parlato di obiettivo primario playoff, l’impressione è che con questi ingredienti la salvezza non dovrebbe essere proprio una fatica, e quindi tutto va parametrato alle aspettative della società e della piazza. Sapendo che la società non chiede clamori ma solo serenità e magari un cosa hai messo nel caffè quando sarà l’occasione. La piazza, magari, andrà equilibrata tra gli orgasmi delle vittorie e il tutto-a-rotoli delle sconfitte. Ok, Leunen è vecchio e pare la copia incartapecorita dello scorso anno, Ok, Fantinelli non è capace di giocare in serie A. Ok, Aradori non difende. Ok, Mancinelli è pronto per la bancarella in Piazzola: tutti boatos post sconfitte. Ah, gioie e dolori dei social.

La realtà è che finora la Fortitudo ha fatto prestazioni brillanterrime e altre opacherrime: le due trasferte di Roma e Varese non sono finite al trentello per bontà altrui, e con Brescia non la si è mai realmente giocata. Non un punto a punto, quindi, e il sospetto che la squadra non abbia mezze misure. E, con ancora la non certezza di quale sia la reale identità e quindi la cosiddetta “struttura” dell’organico, normale sbalordirsi per i golloni e turbarsi per le autogoleate. Ancora una qualche partita, e forse, forse, se ne capirà di più.

Cremona, quindi. Da quanti decenni una Fortitudo non va a Cremona? Da 28 anni, quando il sabato di Pasqua del 1991 fu la prima delle due rocambolesche salvezze di una Effe scudata post gambiniana e pre seragnolesca. Si doveva vincere alla penultima per evitare poi l’obbligato gol casalingo con la ben più forte Siena, Cremona era ultima e retrocessa, non si era mai vinto in trasferta nelle 14 precedenti uscite, arrivò un 104-97 ringraziando i 27 di Albertazzi, i 24 di Dallamora (a cui in queste settimane fischieranno le orecchie, visto quanto viene ricordato) e i 23 di Myers, versione Pete. Poi la società di allora, il Corona, sparì nelle minors, e quella attuale solo negli ultimi anni è salita alla ribalta, con successi ma anche, in questa stagione, un inizio faticoso. Record di 2-4, con il gol casalingo contro Milano ma anche due ultime uscite senza toccar quota 60 e perdendo domenica scorsa in casa 78-54 contro Cantù. Riflessioni interne, autocritiche di Meo Sacchetti, e la necessità di un rimpasto nel roster a causa del recente infortunio di Travis Diener e del taglio dell’ala Tiby con conseguente arrivo di Happ, che sarà all’esordio. Ex da un lato? Il trio Daniel-Sims-Cinciarini, mentre di là c’è Ruzzier (finora limitato dagli infortuni), l’antico Sanguinetti e, se vogliamo, il virgulto Virtus Gazzotti.

(Foto Valentino Orsini – Fortitudo Pallacanestro 103)

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