Cognomastico in dolce amaro per Antimo Martino, che esce dalla terza sconfitta esterna consecutiva con sensazioni meno negative di quelle figlie delle precedenti, ma che vede anche la Fortitudo rimanere vittima delle sue problematiche, strutturali o no, Vero, ieri è andata meno peggio che Varese e Roma, ma si deve anche riconoscere che l’avversaria era forse più abbordabile, nel precariato della rivoluzione di roster e di classifica che diceva 2-4. Eppure, l’andazzo è stato lo stesso: impatto troppo soft, rimbalzi d’attacco concessi, e 48 subiti in un tempo da chi, in precedenza, era parso offensivamente parlando a cifre da CSI. Solite beghe: il contenere gli esterni, e le doppie-triple opportunità concesse, perchè puoi anche riuscire a chiudere e a non prendere canestro, ma se ad ogni azione le possibilità al tiro per gli avversari sono due o tre, alla fine è normale beccare, ed è normale che qualcosa si rompa. Bene poi la reazione, ma non sempre è Paladozza dove (più o meno di continuo) ci si riesce ad aggiustare.

Le cose rimangono legate a quelli che sono gli obiettivi della stagione, perchè forse fare 4-4 a questo punto non sarebbe stato da strapparsi i capelli, a ripensarci in settembre. Forse è la configurazione del bilancio che ha creato qualche illusione: si fosse perso con Venezia e vinto con Brescia, per dire, tutto sarebbe stato più nella norma. Ma adesso si è in linea con i programmi, solo che è tornare al maccherone dopo un assaggio di tortellino, e allora ci sta che qualcuno guardi al bicchiere mezzo vuoto. Equilibrio, in attesa di sapere quale sarà il reale menu della casa.

Grande grande grande – La voglia di Leunen (10 rimbalzi) di buttare il cuore oltre l’anagrafe e le caviglie, o la continuità offensiva di Aradori. O il fatto che Sims, almeno davanti, sappia come tenere la boccia in mano.

Parole parole parole – L’attuale Daniel non fa rimpiangere solo Stephens (anche ieri doppia doppia, anche se di A2 si tratta, ma anche Pini, Gandini, Iannilli e via discorrendo. Che capita? La regia continua a faticare nel dettare i propri ritmi, finendo poi nel doversi adeguare e non il contrario: Fantinelli ha prodotto di suo (per curiosità, un play che chiude una partita con 6/7 da 2 e nessun tentativo da 3 non lo si vedeva dai tempi in cui Dylan Dog era leggibile, la vita era più facile e si potevano mangiare anche le fragole), ma fatica nel resto, e Stipcevic a volte pare avere il paraocchi. Ma tutta la panchina, ieri, ha latitato.

(Foto Legabasket)

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