Le parole di Stefano Comuzzo, assistente di Matteo Boniciolli, alla vigilia di Trieste-Fortitudo (domani ore 18, diretta tv e radio Nettuno, oltre che con LNP Pass). Comuzzo in conferenza stampa ha preso il posto di Roberto Lopez, colpito da un lutto familiare: domani la Fortitudo giocherà con il lutto al braccio.

“Incontriamo la squadra più simile a noi, come impostazione, mix di esperti e giovani che fa dell’intensità difensiva un marchio di fabbrica, e che ruota dieci potenziali titolari. Ci sono anche differenze, loro sono in media una taglia inferiore a noi e sfruttano questo fattore per fare contropiede, e sono poi molto perimetrali mentre noi ci bilanciamo maggiormente. Sono aggressivi, giocano per recuperare palloni e per fare contropiede primario. Per il resto a metà campo non sono molto interni, ma giocano con i lunghi sul perimetro e tirano tanto da tre. Ora le statistiche dicono poco, tre partite non danno dati definitivi, ma Pecile ha il 75%, Landi oltre il 50%, e altri possono fare male. Specie considerando i nostri precedenti, visto che contro di noi tutti fanno canestro. Cosa ci aspettiamo? La novità è che saremo aggrediti fin dalla palla a due, e qui dovremmo essere pronti a qualcosa a cui non saremo abituati. Poi, sarà una battaglia, tra squadre che giocano aggredendo su entrambe le metà campo: serviranno elmetti e fucili. Altra cosa, sarà partita a strappi, perché sia noi che loro siamo in grado di fare parziali corposi in tempi molto ristretti. Dovremo stare concentrati, sia se iniziamo avanti che dietro. Rispetto al nostro momento, veniamo da una settimana con qualche problemino: Montano sarà assente e starà fermo fino a mercoledì, Iannilli con guai alla schiena, Sorrentino fermo per problemi familiari. Dovremo essere bravi a recuperare mentalmente, perché serviranno rotazioni complete. Per questo ringrazio, anche se sembra scontato, i ragazzi che vengono dal settore giovanile che ci hanno permesso allenamenti in dieci riuscendo a mantenere l’intensità e la qualità del lavoro alla pari. E’ un bel segnale per la società, dato che su altre piazze se uno si fa male gli allenamenti li fanno in otto. Ma noi ci sentiamo in crescita: cercheremo di seguire questo trend anche se abbiamo ancora tanto da fare, e i margini di miglioramento sono superiori rispetto a quelli di altre squadre”.

Dove sono questi margini di miglioramento? “Noi lo scorso anno giocavamo in B2, abbiamo perso due punti di riferimento come Lamma e Samoggia e inserito due stranieri. Italiano ha detto che se avessimo giocato così in B2 avremmo avuto sei punti, ma qui ogni piccolo errore viene punito, per cui serve lucidità e attenzione, stare attenti a giocare con il cronometro, seguire le regole. Il bambino che va per le scale in bici si rompe il braccio e dopo impara: noi siamo questi, con giovani che possono sbagliare perché Di Bella è quello e sarà quello, Candi ha meno vissuto dietro e dovrà crescere ogni giorno un po’. Tanti di questi ragazzi giocano in ruoli diversi a quelli soliti, vedi lo stesso Italiano, o Raucci, gente che da 5 è diventata 3. Il lavoro punta a farli sentire più convinti ed efficaci nelle nuove posizioni.”

Chi è quello tra voi che avrebbe potuto, con un percorso diverso, essere già in A? “Posso dire tutti. Purtroppo nella nostra pallacanestro si lavora poco con i giovani perché ci si crede poco, e dalle giovanili non escono giocatori pronti per la prima squadra. Paiono quasi un mondo a parte. Io non sono un fenomeno, credo solo nel lavoro: spesso le squadre giovanili sono costruite per vincere i propri campionati, e questo le rende quasi delle piccole prime squadre. Sfruttando i singoli per vincere non li si aiuta per il proprio futuro. Tutti i nostri possono fare il salto di qualità, ma intanto uno lo abbiamo già fatto: Italiano pare abbia giocato da 4 per tutta la vita, idem Raucci da 3, eppure lo fanno da poche partite. Tanti passi avanti li abbiamo fatti, teniamo testa a tutti, possiamo fare altrettanto da qui alla fine della stagione”

Sarà l’ultima di Radic? “Non saprei. Così sento dire. Lui è molto sereno, ha detto che questa partita la vuole giocare perché vuole dare una mano a vincere, essendo entrato bene nella squadra e nei nostri obiettivi. Poi io sto dentro i mei paletti, tutte le volte che sono uscito anche io ho beccato legnate… Intanto complimenti a lui che si è fin qui comportato in maniera serissima, non è di quelli che si risparmia per non farsi male in previsione di una chiusura di rapporto. Poi penso che dopo questa esperienza di offerte gliene saranno arrivate, quindi il mese gli è stato utile”

Dopo la vittoria sorprendente con Verona c’è rischio di rilassarsi? “Di solito quando si vince il rischio c’è, ma Trieste viene da una situazione identica di due sconfitte prima di una vittoria. I nostri sono abituati a lavorare a prescindere, poi abbiamo impostato la stagione sulla crescita quotidiana, sapendo che vincere o perdere non è importante come cercare di essere migliori di quanto siamo adesso in primavera. Ci siamo allenati benissimo, concentrati, per cui non c’è stato bisogno di altro”

Carraretto forse fin qui non ha dato quel che ci si aspettava. “Ha reso poco in tre partite giocate in sei giorni, spremendolo più del previsto per l’assenza di Montano. Poi siamo alla fine di una preparazione con grossi carichi di lavoro, e più si va avanti con l’età più lo si risente. Non è stata una situazione per lui favorevole, perché a quella età il problema non è quanto giochi, ma quanto tempo ci metti a recuperare energie fisiche. Ma nel finale di Mantova ci ha dato una grande mano, con Verona anche aiutandoci a tornare in strada.”

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