Marco Ceron è stato sentito da Luca Aquino per il Corriere di Bologna. Un estratto dell’intervista.

“Il canestro di sabato per me ha rappresentato molto, anche se per altri magari è stato solo un canestro. È stato come mettere uno stop a un lungo digiuno e alle sofferenze che mi hanno accompagnato in questi anni. Un punto di ripartenza per il quale magari bastano piccole cose che però dentro di me sono significative.
Sono stati anni lunghi, soprattutto perché tutto ha subito dei ritardi. Ho dovuto aspettare il secondo intervento perché non ero idoneo a tornare dopo il primo e non ero nemmeno in grado. C’erano pezzi del cranio non ancora ben saldi, anche col caschetto protettivo non sarebbe stato sicuro iniziare.
Tutto quello che avevo sacrificato in termini di tempo e di energie, il mio sogno da bambino stava svanendo velocemente. Appena ricevuto il via libera per giocare mi sono infortunato di nuovo e quando sarei potuto rientrare si è fermato il campionato per il Covid: sembrava una maledizione. Però amo guardare il bicchiere mezzo pieno, oggi sarei anche potuto non essere qui o magari avere gravi danni per la mia vita quotidiana. Mi sento fortunato, però un po’ di credito credo di averlo.
Ritrovare Jaiteh? Una bella storia. Se nella mia testa dovevo mettere un punto e ricominciare, la ciliegina sulla torta è aver ritrovato la persona con la quale è successo l’incidente, un cerchio che si chiude. Vederlo tutti i giorni in palestra e allenarmi con lui mi ha ulteriormente sbloccato. Forse è più significativo che segnare un canestro.
La chiamata della Virtus mi ha lasciato senza fiato, non ci credevo. Ho pensato che un’occasione del genere non mi sarebbe capitata nemmeno se non mi fossi fatto male. Dopo tutto quello che ho passato, anche solo avere la possibilità di conoscere e vedere come lavorano certi campioni è una benedizione. Ai miei amici dico che essere in palestra con Belinelli e Teodosic è come fare un master per il quale vengo anche pagato. Prendete Beli: in camera mia a casa dei miei genitori ho ancora il poster di una sua schiacciata 360° che fece al PalaDozza con la maglia della Fortitudo “

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