Ce le ricordavamo più difficili la A1, le trasferte a Pesaro (sarà che il giallo non sta poi bene addossi alla Vuelle?) e tutto il resto. E chissà se è la Fortitudo che è forte o l’antica rivale, a cui forse solo l’Ape Andrea sarebbe stata utile per svegliare i propri sonnolenti canottati, che oggi come oggi non è di livello. Certo, assenze da una parte e assenze dall’altra, ma intanto il migliaio abbondante di bolognesi che sono scesi lungo la A14 non potevano sperare in esordio migliore: la Effe prende le misure, regge i propri momenti di rifiataggio, uccide con un 26-7 nel terzo tempo la partita, e solo nel finale lascia qualcosa agli avversari facendosi dimezzare lo scarto. Ma non basta per riaprirla: giubilo, prima trasferta vinta, non poteva andare meglio.

Si parte con Aradori, al primo possesso, al primo tiro, al primo canestro, e chissà se al povero Scales, ultimo a segnare in A1 con questa maglia ma a tempo scaduto, siano fischiate le orecchie. E’ una Fortitudo che cerca subito Daniel in area, tra alti e bassi, e che dietro non sempre riesce a seguire tagli e via discorrendo. Ma basta e avanza l’attacco, che è più o meno quello a cui si era abituati al piano inferiore: giro di boccia, equilibrio tra esterni ed interni, e l’equilibrio rimane sì sovrano, ma con leggera prevalenza biancoblu. Così, dal 13 pari, si fa 23-18 con i cesti di Robertson, e al 10’ il punteggio è 23-20.

Bologna non ha gran gestione dei rimbalzi, ma Pesaro sfrutta poco doppi e tripli possessi, e facendo sempre la cosa più facile là davanti ecco che si prova un barlume di fuga, specie quando Mancinelli riapre l’ufficio in zona post basso mostrando movenze che, chissà, sarà in grado di fare anche tra vent’anni. Massimo vantaggio, 36-28, poi Pesaro inizia a trovare qualche ciuf, Barford esce il primo highlight della stagione in contropiede, e si torna in relativa parità. Aumenta la confusione, la Effe si perde per strada, Pesaro ha diecimila occasioni per impattare del tutto, e dopo regali e regali Barford non può esimersi, per il sorpasso e il 41-40 interno del 20’.

Piano piano, dolce dolce, la Fortitudo inizia a chiudere meglio l’area e a soffocare una prima linea offensiva pesarese che non pare piena di ossigeno, anzi. Se ne spreme un 13-0 di break che lancia Bologna a doppia cifra di vantaggio, senza bisogno di esaltazioni balistiche ma solo quel che serve per fare i giusti gol. Gestione, gatto che gioca col topo ma che poi non può non sbranarlo, vista la pochezza interna: il parziale diventa di 24-2, ventiquattro a due, e il +10 diventa +20. Eccellente razionalità bolognese, inadeguatezza pesarese, 66-48 al 30’.

Dell’Osto tocca il suo primo pallone e segna in tuffo, tocca il suo secondo pallone e fa ancora centro, tocca il suo terzo pallone e mette la tripla. Vabbè: il rischio a questo punto diventa quello di crederla ormai chiusa, c’è qualche sfarfallata che non rende felice Martino, ma i gialli sono poca cosa per provare a riaprirla. Si resta sempre in doppia cifra, anche se Mussini cicca di poco il possibile -7 a 2’ dalla fine, e Robertson in cesto con stoppata non valida mette il punto: resta un lungo garbage time, un tecnico ad Aradori, e la festa collettiva.

(foto Fortitudo – Valentino Orsini)

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