Apporto importante, domenica scorsa, contro Ravenna. Luca Campogrande è stato intervistato oggi da Damiano Montanari per Stadio:
“Sono molto contento di avere contribuito alla vittoria. Io protagonista? No. La vera differenza è lo spirito di gruppo”

Va bene, ma le tre triple, su quattro tentativi, nel secondo quarto sono state determinanti. Cosa ha pensato? “In campo cerco di preoccuparmi il meno possibile della pressione e dell’eventualità di sbagliare. Domenica, quando vedevo la palla entrare, pensavo già all’azione successiva”

Pensa, quindi si innamora. Della Effe. L’antitesi tra razionalità e istinto è solo apparente. “E’ difficile spiegarlo a parole, ma mi sono innamorato della Fortitudo. Qui c’è un ambiente unico, che ti prende dentro, è un sentimento, una passione difficile da contenere. Allora o dai tutto per la maglia oppure vai via. E ha ragione Boniciolli quando dice che i tifosi ti «sgamano» se non sei uno vero. L’importante è capire la fortuna che si ha a giocare per la Fortitudo”

Una bella dichiarazione d’amore per chi è nato a Roma. “Ma conoscevo già un po’ la città di Bologna. Mio padre Stefano è di qui, mia madre Claudia è di Roma. Per le feste venivo spesso qui, conoscevo la Fortitudo e la Virtus. Chiaramente non come adesso”

Pensa, quindi ricorda la prima persona da ringraziare per la sua avventura in Fortitudo. “Devo tanto a Boniciolli, sul piano tecnico e su quello umano. All’inizio ero forse un po’ timoroso: volevo ripagarlo nel modo migliore della fiducia che nutriva, e che nutre, nei miei confronti. Volevo dimosnare a tutti i costi che aveva fatto bene a scommettere su di me”

Il prossimo step è trasformare Campogrande in un play di 2 metri. “In realtà già a Roma, alla Sam Basket, ricoprivo questo ruolo, anche se in modo molto diverso: là potevo permettermi di sbagliare molto di più. Appena Boniciolli mi ha detto che voleva farmi diventale un play ho iniziato a lavorare duramente sul ball handling: con il tipo di allenamento che si segue in Fortitudo, anche portare su la palla diventa complicato per chi non è abituato”

Per questo, appena arrivato in Fortitudo, prendeva «ripetizioni» private da Comuzzo in ritiro a Lizzano? “L’impatto è stato forte. Quando non capivo una cosa, chiedevo spiegazioni. L’importante era cercare di sbagliare il meno possibile”

Cosa manca oggi a Campogrande per essere un play? “Sicuramente l’esperienza, una qualità fondamentale per un regista”

Luca pensa, quindi si guarda dentro. E segue i valori che orientano la sua vita. “La famiglia, l’amicizia, la pallacanestro. E’ importante conciliare la dimensione affettiva con quella lavorativa. Ed è importante avere dei valori. Non mi piace vivere in modo leggero, essendo in balìa del caso o delle abitudini degli altri. Prendo molto seriamente il lavoro. Perchè quello in Fortitudo per me è un lavoro. Vado a letto presto, mi sveglio prima per fare colazione in un certo modo, cerco di migliorare”

In tutto questo c’è spazio per Dio – “è un valore aggiunto alla mia vita” – ma non ancora per una ragazza: “Mi piacerebbe trovarne una matura, che capisse i miei impegni”

Luca pensa, quindi legge. Tra i libri preferiti c’è «Amicizia» di Hermann Messe. “Mi piace concentrarmi su ciò che mi fa riflettere”

Allora pensiamo a Treviso: domenica sarà una trasferta difficile, “Hanno perso l’ultima a Forlì. Sarà una battaglia. Dovremo giocare come sappiamo”

(Photo by Fabio Pozzati / Iguana Press / Fortitudo Pallacanestro Bologna)

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