Riportiamo un estratto di intervista di Alessandro Iannacci di Bolaround a Charly Caglieris, ex sia Virtus che Torino.

 

Sabato si scontreranno Torino e Virtus Bologna: un suo ricordo su queste due grandi societá per il basket italiano?
“I ricordi sono molto felici. A Bologna ho passato sei anni di vittorie e grandi soddisfazioni, quindi bei ricordi. A Torino abbiamo vinto meno, quasi niente, però era casa mia. Era sempre un piacere giocare di fronte ai tifosi della mia città. Quando sono tornato a Torino, da Bologna, abbiamo avuto anche un periodo buono, siamo arrivando quasi sempre in semifinale scudetto: lì incontravamo Milano, con “mostri” americani che provenivano dall’NBA e regolarmente ci battevano.”
E come pubblico, che piazze sono?
“A Bologna ovviamente c’era grande entusiasmo, anche perché non mancavano  successi e trofei. Per quanto riguarda Torino, purtroppo, in quel periodo non siamo riusciti a sfondare. C’era tanto pubblico solo nelle grandi occasioni, nei playoff. Adesso c’è un grande seguito per il basket a Torino e di questo ne sono contento, anche se non vivo più lì. I dirigenti attuali stanno facendo un otimo lavoro”
Cosa si prova a giocare per la squadra della propria città?
“È quel qualcosa in più, ero veramente molto contento di giocare nella città dove sono cresciuto. Venivano a vedere le partite i miei amici di gioventù: trovo che sia un valore aggiunto, un stimolo decisivo.”
La sua idea riguardo alle varie ipotesi di composizione dei roster futuri in serie A, tra italiani e americani?
“Se dovessero arrivare americani buoni è sicuramente un bene, ma visto che ci sono anche poche possibilità economiche di prendere giocatori validi, tanto vale far giocare gli italiani. Facendo così crei una base utile per i giocatori stessi e per tutto il movimento. La Virtus ha trattenuto Pajola e onore a loro per aver fatto questa scelta. Per creare buoni giocatori devi avere il coraggio di metterli in squadra e metterli in campo, dandogli la possibilità anche di sbagliare. Ci vuole grande pazienza. Ai miei tempi, tutti i grandi giocatori entravano in prima squadra a 18-20 anni e giocavano, non facevano i panchinari. Io ho iniziato a Biella e giocavo in A2. A 19 anni ho esordito in serie A.”
A proposito di A2, è importante che diventi un campionato veramente competitivo?
“Io sinceramente non seguo molto l’A2 e non ho validi argomenti. Il discorso di fondo è che, essendoci già in A dei problemi economici per avere dei buoni giocatori, immagino che in A2 ci sia la stessa problematica. Mi risulta che alcune società che non riescano a pagare neanche gli stipendi. Bisognerebbe valutare anche il numero delle squadre di A2, magari riducendolo.”
Parlando di Virtus, cosa ne pensa del percorso di ricostruzione della Virtus e dell’arrivo di Zanetti?
“Ho visto che c’e questo nuovo padrone, che sicuramente è un grande personaggio e ciò è positivo per la Virtus. Sicuramente un “capo” migliore dei precedenti. Ripartire dai giocatori italiani migliori? È giusto ripartire dai migliori in circolazione, come ha fatto la Virtus: è una buona via.”

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