Ieri sera il coach della Fortitudo Matteo Boniciolli è stato ospite di Jack Bonora, Luigi Balduini e Max Cocchi nella trasmissione “Sport Club”.
Ecco una sintesi del suo lungo intervento, come riportata da Michele Fiorenza su Sportando.

Ora abbiamo 4-6 punti in meno rispetto a quanto mi aspettavo, ma siamo in linea di galleggiamento e sono contento di dove ci troviamo; altre squadre nella stessa situazione, con un vissuto diverso dal nostro, potevano sfaldarsi. Ho la soddisfazione di allenare un gruppo di giocatori che hanno avuto difficoltà evidenti a tutti. C’è stato l’errore sulla scelta dell’americano in un campionato che non ti consente errori, visto che se i due stranieri vanno a sbattere con la macchina contro un muro, non puoi più sostituirli. In seria A hanno otto visti, noi solo due.

La stagione è fatta di due momenti differenti, e la storia ci insegna che chi vince la stagione regolare non vince poi i playoff. Viviamo un momento non facile, ma è ingenuo pensare ad una sorta di cavalcata cominciata due anni fa e che sarebbe continuata in maniera ininterrotta per sempre.

Dicono che io non voglio giocatori bravi? Figuriamoci se ora voglio solo dieci soldatini che fanno quello che dico. Le partite te le fanno vincere quelli bravi, ed io a 55 anni ne ho allenati di giocatori forti. E’ una delle valanghe delle sciocchezze che si leggono in rete.

La questione Roberts? Si era andati sul sicuro, non come l’anno prima quando Flowers poteva essere una scommessa. Purtroppo non è andata bene. Mi era stato presentato come un giocatore problematico, ma in carriera coi problematici sono sempre andato benissimo: ho allenato Marques Green ad Avellino, Amoroso, Langford. Tecnicamente Roberts era un giocatore perfetto per noi. Succede come quando due persone stanno assieme due o tre anni e poi si separano, capita. E’ stata fatta una letteratura assurda, ma non siamo la prima società italiana che taglia uno straniero. Il problema invece è regolamentare, con due soli visti. Poi succede che la Supercoppa ci costringe ad accelerare i tempi del tesseramento; il mercoledì lo tesseriamo, ed il giovedì mattina si presenta l’agente del giocatore dicendo che voleva andare via.

Ruzzier? Secondo voi l’ho portato perché è mio nipote? E’ uno dei tre migliori playmaker viventi in Italia.

Legion? Stiamo cercando di prenderlo. Lamma e Pavani stanno facendo un lavoro di diplomazia certosina. Ho fiducia nel loro lavoro, e mi auguro che la trattativa vada a buon fine. E’ un giocatore di grandi qualità tecniche, che conosco, e che sarebbe un vantaggio avere.

Amoroso? Non credo proprio che torni. Se dovessimo avere dei denari da utilizzare, cosa che non credo al momento ci sia, credo che un intervento vada fatto sugli esterni e non su un giocatore interno.

Ho la fortuna di lavorare in un posto dove è stato accettato un progetto. Abbiamo un gruppo di italiani importante, in un campionato con una sola promozione su 32 squadre, e lavoriamo sulla loro crescita per avere un nucleo importante nel futuro. C’è una grande unità d’intenti, e sappiamo che se non dovessimo andare in A1 non avremmo buttato via soldi. Stiamo cerando di vedere se in Italia si riesce a creare una realtà importante, con la crescita di chi hai in casa, dando un senso al nostro lavoro con dei ragazzi che con disciplina sono usciti dal mondo delle minors.

Carraretto? L’ho lanciato in seria A 20 anni fa. Avessi avuto un solo anno di contratto, avrei chiesto di tenerlo, bruciando però così la crescita di Campogrande. Io e lui abbiamo un rapporto speciale ed ha capito perfettamente perché ad Udine vent’anni fa si è trovato dentro nella stessa situazione ma a parti invertite. Gli abbiamo fatto un’offerta, ma non era paragonabile a quella dell’anno precedente, e giustamente da professionista quale lui è, ha rifiutato.

Daniel? Ha fatto nove mesi straordinari, poi s’è innamorato di una ragazza bolognese. Noi arriviamo in finale, e lui chiede (anche a me) di portare la sua ragazza in ritiro a Montichiari. Come è sempre stato e vista l’importanza della gara, gli viene negato. Purtroppo contrariato, gioca malissimo le due finali a Brescia. Allora chiedo: possiamo correre il rischio di avere un giocatore che antepone le necessità personali a quelle della società che su di lui ha investito dei soldi? Si è messo lui da solo nelle condizioni di non essere confermato.

Knox? Con Mancinelli ad occupare l’area in post basso, serviva un giocatore con la stazza da centro, ma con tiro da fuori, in un basket dove non ti puoi permettere due giocatori ad occupare l’area. Ci siamo pertanto rivolti ad un mercato limitatissimo, perché i centri atletici mobili, con tiro da tre e che difendono sul cinque avversario di solito giocano in NBA o Eurolega. E’ poi evidente che abbiamo ridotto del 30-40% il budget sugli americani rispetto allo scorso anno.

Nikolic? Ribadisco quando dicevo all’inizio, ovvero che è un eccellente giocatore di sistema. Rimane però il più grande enigma in trent’anni di carriera. La scomparsa di un giocatore che si allenava benissimo, con un ottimo esordio. Dopo Ferrara ero convinto che non avremmo perso più. Si era inserito nel gruppo perfettamente, si allenava come un matto, e ci costava meno rispetto a Roberts. Il Nikolic visto nelle prime tre gare era quello che ci serviva, quello visto dopo è stato un errore.

Gandini? E’ arrivato al posto di Quaglia. E’ un professionista commovente, venuto con gioia alla Fortitudo per la stessa cifra di Quaglia. Ha avuto inizialmente delle difficoltà, e viene a fare il quarto lungo. Il budget a disposizione per quel ruolo era molto limitato.

Lawson? Fermo restando che è un giocatore fortissimo, a me piace misurare i giocatori in partite importanti contro giocatori dello stesso spessore. Quindi vi chiedo: Lawson nel derby ha inciso? Lawson in questa Fortitudo avrebbe gli stessi problemi di Knox perché non avrebbe spazio di manovra in area. Potevamo prenderlo questa estate, ma abbiamo fatto una valutazione di budget e tecnica.

Dovessimo andare ai playoff, e credo che ci andremo in una posizione migliore dello scorso anno, credo che dovremmo prendere un americano di riserva.

Selleri? Aveva di me una buona idea, poi l’ha cambiata. Ma non è bello che scriva che se sbaglio due partite vengo cacciato, è come se io dicessi che se lui sbaglia due articoli perde il lavoro.

Corbelli? E’ un buon dirigente, abbiamo fatto bene insieme e mi considerava bravo. Poi di punto in bianco la società non l’ha confermato e lui da quel momento ha cominciato a scrivere quello che ha scritto. Ma se è così bravo com’è che sono due anni che ha tutto questo tempo per scrivere? E poi, pensate che abbia tutto questo tempo da perdere con Corbelli?

(foto Pierfrancesco Accardo Photography)

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