Le parole di Matteo Boniciolli alla vigilia di Forlì-Fortitudo.

“Nella mia carriera mi è capitato di allenare squadre che dovevano salvarsi, come Teramo o il primo anno di Avellino nel quale mettemmo le basi per la successiva Coppa Italia. E, avendolo vissuto orgogliosamente, so quale sia lo stato d’animo di Valli e dei suoi giocatori: qualcosa che può portarti ad imprese che vanno al di là del valore della squadra. Questa energia, oltre alle tante modifiche che hanno portato ad una coppia di stranieri con punti nelle mani e a giocatori validi come Amoroso e Castelli, è stata manifestata nelle ultime loro partite, sempre perse di poco. Sarà un clima caldo, in una piazza che cercherà di salvare il risultato dello scorso anno e che ha dovuto cambiare l’allenatore che li ha portati lì. Quindi non pensiamo al distacco in classifica, che non ha significato, ma cerchiamo di giocare come sappiamo. Ovvero, come una squadra al completo, in crescita, e che sa che per la legge dei grandi numeri, dopo tante sconfitte di fila, prima o poi vinci. Abbiamo preparato la partita con tantissima attenzione tattica, per andare lì preparati. E sarà una bella prova per i giocatori, che dovranno produrre una buona gara fisica e mentale in un ambiente caldo”

Legion e Knox non possono un po’ deresponsabilizzare gli italiani? “Noi abbiamo giocato tanto senza la prima punta straniera, quindi non credo che gli italiani possano sentirsi deresponsabilizzati o partire in ritardo. Knox doveva essere tagliato in gennaio e ora, improvvisamente, con maggiori spazi, è diventato uno dei migliori lunghi della A2, grazie anche al lavoro diverso rispetto a quello che faceva, per dire, a Mompracem. Abbiamo giocatori che possono aprire le partite e risolvere momenti di sterilità: quando siamo stati in difficoltà contro Jesi, ci ha aiutato Knox. Sicuramente stiamo meglio ora, prima sapevamo di avere un valore offensivo che poteva essere limitato. Dobbiamo bilanciare le soluzioni, chiaro che avere un giocatore importante per sé e per gli altri come Legion alza molto il livello della squadra e permette a tutti di tirare con più spazio.”

Ora c’è più concorrenza per il minutaggio. “Non ci sono problemi: Mancinelli peraltro non è mai stato uomo da 35’, Ruzzier è sempre partito dalla panchina. Lo stesso Legion si era stancato di fare da unica punta, ha subito capito in quale clima stiamo: è palese che alzare la competitività gli piace, sa che giocare in allenamento con Raucci non è facile, e Raucci stesso sa che deve lottare per difendere l’americano. La competizione diverte, non c’è nessuno che tira 35 volte. E lo stesso Knox non ha mai fiatato, anche con problemi fisici, e ora si vede che ha un vigore diverso. Dobbiamo migliorare i giocatori al di là del risultato finale, e che dovranno vedere il ritmo dei playoff come un riposo e non come un affaticamento”

Forlì è un test importante. “Vero. Io seguo la crescita della mia squadra, che ha avuto momenti inaccettabili di relax, ma vado domani curioso per vedere cosa succede. Abbiamo preparato questa partita più a lungo che in altre occasioni, perfino il derby”

Il rischio di episodi come Udine? “Dubito saremo offline per 40’, da qui a fine stagione. Non mi è piaciuto il momento di perdita di tensione, palese, con Jesi: lo si vedeva già da linguaggio corporeo, e lo abbiamo evidenziato ai giocatori. Quando pensi di aver vinto e cali fisicamente, cose che non possiamo permetterci. Se perdiamo intensità siamo una squadra modesta: chiunque, da concentrato, è un gran giocatore, da non concentrato tornano scarsi. Montano, Italiano, Candi, non si possono permettere queste cose. Forse solo Mancinelli, che ha avuto un down fisico e ora sta recuperando, può in qualche modo uscirne fuori, ma tutti noi dobbiamo essere al top. Specie in difesa: se caliamo dietro, diventiamo modesti anche in attacco”

Forse vi manca un po’ di continuità. “Vorrei vedere continuità di rendimento, prima che di risultati. Non possiamo fare considerazioni assolute in momenti relativi. Qualcuno potrebbe pensare, a prima vista, che Treviso sia più continua di noi, ma questo è un campionato in cui si tira una prima riga a fine regular season, poi a fine playoff. Tutti i giudizi precoci, come tagliare Knox o tagliare l’allenatore, rischiano di diventare cazzate. Quindi la partita di domani è importante per me, per capire se possiamo essere continui senza badare alla classifica: domani serviranno energie extra, dovremo resistere nel momento della tormenta perché non andremo avanti di 30, subiremo dei parziali, perderemo palloni, ma dovremo essere capaci di recuperare subito”

I divieti di trasferta, così soggettivi? “Io credo a quello che dicono le persone. Quindi se leggo che i dirigenti di Forlì per questa cosa sono dispiaciuti, io credo loro. Era forse meccanico pensare, dopo le intemperanze di qualche forlivese da noi, potesse capitare un qualcosa di simile e reciproco. Per una Questura mobilitare persone e mezzi porta a costi, anche umani, per sedare ipotetici fuochi. Quindi, tra sedare fuochi e impedire che ci siano, porta a pensare che sia meglio non fare trasferte. E’ ingiusto per chi non ha fatto niente, ma se io fossi la Questura, ho magari eventi concomitanti, capisco se si preferisce prevenire. Ma esula dalla semplice questione Forlì-Bologna”

Il ritiro di Trapani? “Sarà utile per tante cose, anche far giocare chi non gioca tanto. Io avevo chiesto alla società di andare via da Bologna per lavorare, porteremo le famiglie perché non sarà un ritiro standard ma un vero massacro. Faremo allenamenti durissimi, ed è giusto che dopo i giocatori, invece che chiudersi in camera con la playstation, possano fare passeggiate per Trapani assieme ai familiari. Sarà un modo per caricare il serbatoio prima dei playoff”

Quello che è successo nel calcio a Ranieri (o nel basket a Sacchetti) dimostra che il vostro mestiere è difficile. “Lui ha un contratto da milioni, e quindi ce la farà comunque. Ma è la prova che lo sport professionistico ha esigenze che non sono più compatibili con lo sport come costruzione e lavoro. L’unica soluzione, per gli allenatori, sarebbe quella di farsi pagare sempre di più: chi si è costruito un curriculum deve farsi pagare molto, ed è qualcosa che io ho sempre cercato di fare. Perché può capitare di essere esonerati per scelte sciocche, e allora devi essere coperto. In un mondo normale a Leicester avrebbero dovuto prendere a calci i giocatori, e allora è giusto fare contratti lunghi e pesanti: mi mandi via? Ok, ma poi mi mantieni. Questi atteggiamenti fanno sì che il tuo allenatore sia condannato a non affezionarti alla squadra che alleni, il rapporto è un semplice dare-avere che può essere interrotto in qualsiasi momento e sei condannato a vivere il mestiere in maniera fredda. E io, in direzione ostinata e contraria, non lo posso accettare”

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Il video, grazie a Sportpress

(Foto di Fabio Pozzati)

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