Coach Matteo Boniciolli, che ieri era presente al PalaDozza per Italia-Polonia, è stato intervistato da Damiano Montanari su Stadio.

Ecco un estratto delle sue parole.

Sul derby di questa sera. Il fatto che se ne inizi a parlare alla vigilia dimostra che sarà un’amichevole precampionato unica. Per le due squadre rappresenterà un banco di prova utilissimo sotto il profilo tecnico. Una buona o una cattiva prestazione di Virtus o Fortitudo potrebbe creare alla squadra sconfitta qualche difficoltà all’inizio della stagione. Anche se mi auguro che non accada, perché sarebbe una follia. Io ne ho giocati 7, vincendone 5 e perdendone uno contro la Virtus di Messina e uno contro quella di Ramagli. Tutti hanno avuto un significato enorme per la mia vita e la mia carriera, dal primo, vinto appena arrivato in Fortitudo con la Virtus straordinaria di Messina, all’ultimo, conquistato con l’Aquila al PalaDozza “vendicando” la sconfitta dell’andata in cui mancammo il tiro della vittoria sia nei tempi regolamentari, sia al supplementare.
Questa Fortitudo è più forte della scorsa? E’ una squadra costruita con un criterio diverso. Ora i due stranieri sono un lungo e un piccolo. L’anno scorso scegliemmo entrambi gli americani sul perimetro, come ha fatto Menetti a Treviso quest’anno. E’ chiaro che Legion, che non poteva non essere confermato dopo la stagione precedente, non abbia reso secondo le aspettative, così come McCamey e il sottoscritto. Nonostante questi “drammi”, però, la squadra è arrivata seconda a due punti da Trieste. Siccome quella di quest’anno è stata costruita per fare meglio, dovrà cercare di arrivare prima con almeno due punti in più della seconda.
Rimpianti per la scorsa stagione? Ne ho due. Il primo è il rendimento della coppia americana su cui avevamo pensato la squadra, dietro il quale si nasconde il rendimento non positivo degli italiani. Non tutti hanno disputato la loro migliore stagione. Il secondo rimpianto riguarda me. Non avere potuto concludere il mio percorso in panchina per motivi di salute ora risolti ha condizionato la squadra. Se Trieste fosse stata allenata da Dalmasson, dal suo vice Praticò e poi da un terzo allenatore, non so se sarebbe andata comunque in Serie A.

(Photo Fabio Pozzati)

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