Il coach della Fortitudo Matteo Boniciolli è stato intervistato dal Resto del Carlino.

Ecco le sue parole: Ieri la squadra ha lavorato bene, con Valerio Amoroso che si sta allenando insieme ai suoi compagni e con Leo Candi che è con noi anche la mattina non essendo ancora ripartita la scuola. Sono fiducioso che, nonostante la pesante assenza di Davide Raucci, alla fine arriveremo al traguardo che ci siamo prefissi.

Boniciolli, come mai non è rimasto soddisfatto delle ultime due amichevoli? Perchè anche a Cento e con Piacenza abbiamo commesso tanti errori di concentrazione che in trasferta ci costano la vittoria. Cresciamo sul piano fisico, tecnico e tattico, ma continuiamo ad avere dei blackout che non ci consentono di esprimere il nostro potenziale. Prendiamo la gara di Ravenna, prima andiamo sotto 0-8, poi infiliamo un 24-6 di parziale e poi subiamo un altro break di 12-0. Non abbiamo la sufficiente maturità per trasformare in una prestazione vincente il buon lavoro che svolgiamo durante la settimana.

In questo gruppo così fragile non è stato un azzardo inserire un giocatore fuori dalle righe come Valerio Amoroso? No. Il campo dice che con lui abbiamo vinto a Verona e Legnano senza subire il loro ritorno. La presenza di Valerio ci darà quella serenità necessaria per arrivare un po’ più tranquilli a fine gara. Avevamo bisogno di un giocatore del suo talento e della sua esperienza per diventare un gruppo solido.

Nel costruire la squadra riprenderebbe le stesse decisioni o, visto come è andato l’anno, ne cambierebbe qualcuna? Rifarei tutto. Quando sono arrivato qui mi è stato proposto un lavoro di prospettiva e non a breve termine. Insieme a Luca Corbelli e a Christian Pavani siamo riusciti a riportare la Effe in un campionato di interesse nazionale. Se avessi voluto lavorare per un risultato immediato, avrei accettato altre offerte.

Così però i playoff sono a rischio… Vero, ma è altrettanto vero che non siamo esclusi da questa corsa. E’ chiaro che adesso arrivano le partite che non si possono sbagliare a partire da quella di domenica a Jesi, ma anche questa condizione ci dà elementi sufficienti per procedere in quello che io e la società avevamo condiviso la scorsa estate.

Quello di costruire un nucleo portante su cui fare alcuni innesti non le sembra una scelta antiquata, da anni Ottanta? Sì, così si lavorava negli anni ‘80, ma non credo sia una decisione antiquata. Fino a quando la formula rimarrà quella di una sola promozione su 32 squadre io non vedo grandi alternative. Chi allenerà il prossimo anno, poco importa se sarò io o un altro, avrà comunque un’idea precisa su quello che ciascuno di questi ragazzi può dare in questa categoria.

Non è la prima volta che fa questa affermazione, e la sua dichiarazione potrebbe avere un significato sibillino. Lei l’anno prossimo resta o va via? Io sto lavorando per rimanere, perchè vorrei portare a compimento un progetto che vede la Fortitudo come una realtà importante della pallacanestro italiana anche per i suoi risultati sportivi. Ma la mia permanenza non dipende solo da me, ad esempio se non andiamo ai playoff la società potrebbe non essere soddisfatta del mio operato e pensare ad un altro allenatore. A bocce ferme ci incontreremo e vedremo che cosa io posso offrire alla proprietà e che cosa la proprietà può offrirmi. Sono tutti discorsi prematuri, adesso dobbiamo concentrarci solo su questo finale di campionato.

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